{"id":1757,"date":"2014-03-12T13:01:32","date_gmt":"2014-03-12T11:01:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/?p=1757"},"modified":"2014-06-24T10:35:14","modified_gmt":"2014-06-24T08:35:14","slug":"salire-discendere-capire","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/index.php\/2014\/03\/12\/salire-discendere-capire\/","title":{"rendered":"Salire, discendere, capire"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/risaia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1761\" alt=\"risaia thailandese\" src=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/risaia.jpg\" width=\"500\" height=\"321\" srcset=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/risaia.jpg 500w, http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/03\/risaia-300x192.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando si accosci\u00f2 nell&#8217;umido degli steli delle piante del riso<\/strong>, riusc\u00ec a sentire perfettamente il rumore di fango annacquato. Il suo piede, sprofondava nel terreno succoso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La salita dura di un paio d&#8217;ore gli aveva sballato il cuore e gli fece sentire il collo turgido e gonfio. Passandosi una mano sul viso madido di sudore rifiat\u00f2 e si pens\u00f2 rosso in viso, annusando l&#8217;aria rinfrescata dalla <strong>pioggia del Monsone.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal picco dell&#8217;ultima collina spersa fra le montagne mai viste prima sulle carte in distribuzione all&#8217;ufficio turistico, <strong>sbucava quella risaia verde e prepotente. <\/strong>Si stagliava decisa nel grigio della nebbia che il caldo umido della <strong>Thailandia<\/strong>, mescolato alla pioggia, aveva creato.<!--more--><br \/>\nLungo il cammino bufali selvaggi ed insetti mai visti: la giungla brulicava di colori e gli sembr\u00f2 una tavolozza perfetta.<strong> Lunghi lombrichi<\/strong>, attorcigliati all&#8217;inverosimile su sterpi storti e gocciolanti, oppure dritti come fusi, distesi lungo il sentiero appena battuto. <strong>Li osserv\u00f2 sgomitare per avanzare, sfruttare le piccole gocce di pioggia per oliare un percorso faticosissimo<\/strong>: spingere, sgomitare, avanti una spalla, poi l&#8217;altra, senza mai mollare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il fragore dei torrenti<\/strong> lo fece rabbrividire: da un&#8217;altura ne vide uno gonfiarsi, annunciato dal rumore dell&#8217;acqua che correva da poco pi\u00f9 su. Gli sembr\u00f2 che qualcuno avesse tolto un tappo, come quanto era bambino e <strong>sua madre stappava la vasca lasciandolo immobile a rimirare il mulinello dell&#8217;acqua fuggente.<\/strong><br \/>\nDovette guadarlo, sceso pi\u00f9 a valle, con lo zaino retto sulla testa, sfidando la corrente pi\u00f9 forte di quanto avesse potuto credere, visto il piccolo letto. Ma la pioggia di ore prima, mentre saliva affannato, aveva cambiato tutto: l&#8217;umore, il paesaggio, il comportamento degli animali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Muscolose formiche lavoravano veloci<\/strong>: rosse, gli sembrarono rosse per la fatica, <strong>poi le scopr\u00ec stupefacenti per le forme\u00a0 affusolate dei loro arti<\/strong> cos\u00ec precisi nei movimenti.<br \/>\nSi ferm\u00f2 a guardarle, immobile, facendo dei suoi piedi un&#8217; ostacolo immobile, semplice appoggio per sostare e riflettere <strong>senza turbare quell&#8217;estrema disciplina di lavoro<\/strong>. Gli uccelli fischiavano dagli alberi alti e le gocce cos\u00ec grosse confondevano i suoni sbattendo sulla cerata, sul suo cappello.<br \/>\nPassando le mani sulla punta degli steli della piccola risaia ripensava a quella salita disperata, si sent\u00ec disarmato: niente a coprire, oltre i vestiti, nessuna tecnologia, nessuno strumento, niente attorno. <strong>Pioggia e\u00a0 pioggia, i vestiti bagnati, le scarpe sommerse,<\/strong> torrenti da guardare, salite fra sterpaglie e nessun sentiero riconoscibile.<br \/>\n<strong>Era salito come attratto da una fede cieca, calamitato dal giungere a chiss\u00e0 dove o cosa, senza che gli fosse chiaro il reale obiettivo<\/strong>. &#8220;Oltre la salita&#8221;, pens\u00f2, &#8220;dev&#8217;essere lass\u00f9&#8221; e &#8220;devo arrivarci, come il lombrico, come le formiche, operare, insistere&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Accarezzando quella natura cos\u00ec fresca e giovane<\/strong>, quel verde rigoglioso, ripens\u00f2 alla sua scrivania, al suo computer: e gli sembr\u00f2 scioccamente di aver gi\u00e0 lasciato tutto, per sempre. <strong>Respir\u00f2 lento ed a fondo<\/strong>, per insaccare pi\u00f9 aria possibile. Dalla nebbiolina,<strong> il giallo di un cappello di paglia nascondeva una donna raggrinzita<\/strong> <strong>che seguiva un bufalo diligente, intento a percorrere una linea sbilenca nel fango, <\/strong>un solco di agricoltura primitiva utile al riso che sarebbe cresciuto nei giorni a venire.<br \/>\n<strong>Si sedette allora, senza riuscire a scattare una foto<\/strong>. Ora si, era arrivato, pur senza ancora capire bene dove. Si sedette e cap\u00ec d&#8217;essere giunto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Si sent\u00ec sbagliato, povero e perso davanti a tanta semplicit\u00e0 e solitudine primordiale<\/strong>, davanti a tanta natura ed a quel silenzio che pensava questione di mille anni prima.<br \/>\nOra c&#8217;era anche lui, l\u00ec, ora era regredito alla condizione umana migliore, <strong>essenziale<\/strong>.<br \/>\n<strong>Che ne era di quegli irrinunciabili stati di necessit\u00e0 quotidiane<\/strong>, della scuola, delle forme geometriche sui libri di scuola, della storia stessa, cosa ne era della auto e del telefono ? Sbigott\u00ec, trovandosi a domandarsi se davvero quelle cose potessero servire, se le strutture, le impalcature della vita fossero davvero necessit\u00e0, migliorie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Oh, certo che s\u00ec&#8221;, mormor\u00f2 rispondendosi poco dopo. &#8220;Utilissime&#8221;.<br \/>\n<strong>Eppure lo stupore di quella natura cos\u00ec essenziale gli riempiva gli occhi, ammorbidiva la mente e gli faceva da balsamo all&#8217;anima.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Si sent\u00ec arrivato, finalmente<\/strong>. E decise che sarebbe sceso, prima o poi, dal villaggio di case dal tetto di fango, dai vicoletti dove piccoli e neri maiali scorrazzavano liberi. Sarebbe sceso dalla schiena di quella scura montagna infittita di verde, gi\u00f9 per sentieri nuovi e diversi, con gli stessi piedi, ora per\u00f2 capaci di seguire nuove tracce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lavandosi di fretta, col fiato mozzato dal freddo dell&#8217;acqua, corrente della montagna, lo vidi ridere, poi aumentare il volume della risata; ricordo chiarissima la piega che prese la sua barba, spinta da quella smorfia di consapevolezza che mi sembr\u00f2 assoluta. La stessa consapevolezza\u00a0 che ancora non ho saputo trovare, a monte ed a valle di quella montagna dove lui realizz\u00f2 quell&#8217;assoluta e nutriente verit\u00e0.<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si accosci\u00f2 nell&#8217;umido degli steli delle piante del riso, riusc\u00ec a sentire perfettamente il rumore di fango annacquato. Il suo piede, sprofondava nel terreno succoso. 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