{"id":2037,"date":"2014-06-27T13:00:16","date_gmt":"2014-06-27T11:00:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/?p=2037"},"modified":"2014-06-27T12:49:36","modified_gmt":"2014-06-27T10:49:36","slug":"sullo-sfondo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/index.php\/2014\/06\/27\/sullo-sfondo\/","title":{"rendered":"Sullo sfondo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/IMG_20140626_231146.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter  wp-image-2038\" src=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/IMG_20140626_231146.jpg\" alt=\"notte al chiosco di ponte milvio\" width=\"405\" height=\"304\" srcset=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/IMG_20140626_231146.jpg 2592w, http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/IMG_20140626_231146-300x225.jpg 300w, http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/IMG_20140626_231146-1024x768.jpg 1024w, http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/IMG_20140626_231146-900x675.jpg 900w\" sizes=\"(max-width: 405px) 100vw, 405px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sullo sfondo un fiume di automobili scorreva accanto al fiume vero, il Tevere, oleoso e\u00a0 silenzioso, dimagrito per la prima estate.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella notte del fiume in piena, a Ponte Milvio, del rumore d&#8217;acqua un po&#8217; arrabbiata che sbatte sui piloni, era lontana.<br \/>\n<strong>La pioggia del pomeriggio di ieri ha rinfrescato l&#8217;aria<\/strong> e cos\u00ec nel traffico ho guidato senza accaldarmi, anche se lo slalom fra le auto \u00e8 stato pi\u00f9 faticoso del solito. <strong>Sono arrivato riscaldato dal tepore del Campari bitter e dal profumo secco del Gin.<\/strong><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Concerto di Vasco Rossi allo Stadio Olimpico<\/strong>, altro fiume, stavolta di gente che cammina lungo la strada: centinaia di dialetti, giovani e pi\u00f9 anziani, qualche coro, canzoni gridate ed occhi felici. Ho guidato pensando ad ogni loro storia, col desiderio irrefrenabile di sapere, capire , indagarle e goderne per riempirmi, come se per ognuna fosse stato girato un film, una biografia.<br \/>\nHo ripensato ai &#8220;miei&#8221; concerti&#8221;, ai prossimi dove andr\u00f2, a quella sensazione di trasporto che ti da la musica pi\u00f9 bella, al filone dei pensieri che le si accompagnano. Oh beh certo, non \u00e8 Vasco per me, ma per loro si, e <strong>li guardavo come potessero insegnarmi qualcosa, o almeno risveglialo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gianvincenzo<\/strong> mi ha accolto l\u00ec al solito nostro bar, sui piccoli sgabelli, con una spada di gomma piuma: stupore e confusione, fra la folla che s&#8217;affrettava ad andare. La spada era di uno dei bambini al tavolo con lui, uno dei figli di uno dei suoi amici. <strong>Era l\u00ec con i suoi compagni del liceo:<\/strong> mogli e mariti, bambini, giocattoli, <strong>pongo da modellare,<\/strong> <strong>Crystal Ball e ricordi anni 80<\/strong>, noi due che sniffando l&#8217;odore di quella plastica da gonfiare e di quella da modellare ricominciavamo un viaggio a ritroso, silenzioso, accompagnandoci con piccoli sguardi consapevoli.<br \/>\n<strong>Per un attimo ho rivisto la sua faccia e la mia : pi\u00f9 rotonde e bambine.<\/strong> <strong>Ho rivisto i suoi ricci neri, la mia tuta sdrucita, risentito l&#8217;odore della scuola, della mattine a giocare, dei dispetti agli altri compagni, della voglia di andare alla Parigi Dakar, dei pranzi alla mensa, il sostegno, la complicit\u00e0 per sostenerci, nascondendo il cibo, togliendo l&#8217;altro dal disagio di una lite o di un rimprovero.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Adesso invece abbiamo le chiacchiere ed i nuovi nomi da ricordare, una bella serata, un sigaro e qualche birra, la fila al bagno, odiando chi oggi ha invaso quel nostro spazio: va bene tutto ma dove siete durante l&#8217;anno, col freddo e l&#8217;umido del Tevere? Noi siamo sempre qui, che diritto avete, ora, di ritardare le nostre routine?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scherzare con i bambini c&#8217;\u00e8 riuscito facile anche se poi in qualche modo ha continuato a ferirci, mentre gli altri, inconsapevoli del fiume che dentro ci scorreva, organizzavano la loro cena, la spesa da fare, mentre si parlava di ferie e di prossimi loro incontri. <strong>La nostra serata \u00e8 proseguita alla piccola pizzeria mentre il piazzale si svuotava dei fan del concerto e si riempiva di moto e motorini che con la prima estate animano la notte del chiosco. <\/strong><br \/>\n<strong>Noi apriamo e chiudiamo le operazioni: parcheggiamo quando \u00e8 vuoto, ci abbracciamo forte, slegando moto e motorino, andando via, quando tutto si va spegnendo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le sigarette comprate al distributore accanto al <strong>bar Pallotta<\/strong>, dove da ragazzino compravo i biglietti per andare alle partite di calcio, con mio padre: adesso il bar \u00e8 un posto per sedicenti vip e viveur, per giovani viziati ed incravattati personaggi che governano l&#8217;accesso: <strong>non \u00e8 pi\u00f9 come prima<\/strong>, pensavamo, ci siamo detti. <strong>Ed io mi impigliavo nella canzone di Gazz\u00e8 che si intitola proprio cos\u00ec, &#8220;non \u00e8 pi\u00f9 come prima&#8221;.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fumare veloci, perdendo il conto di quello che abbiamo bevuto, rincalzando con un&#8217;ordinazione dell&#8217;ultima ora, <strong>seduti sui barili di carburante tagliati, <\/strong>modificati con una tavola di legno, per diventare scomodi adorabili divani da confidenza.<br \/>\n<strong>Quello \u00e8 il momento della foto sfocata qui sopra, scattata col piazzale ancora pieno di moto, con la notte che va, col fiume che scorre, col concerto gi\u00e0 finito e la strada che si riempie veloce per svuotarsi di quell&#8217;andare di tutti gli estranei, per noi, rispetto a quel posto, all&#8217;odore delle nostre notti. Gian \u00e8 l\u00ec, al piccolo bancone sulla destra, ordina per me ricambiando il mio favore del giro precedente. <\/strong><br \/>\n<strong>E&#8217; un immagine scura, molto chiara per\u00f2, che mostra poco e contiene tanto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora ci stiamo vivendo anche se ci siamo rincontrati anni fa, dopo tanti anni di non voluta separazione, se nel frattempo ci \u00e8 successo parecchio. Ma abbiamo recuperato ed \u00e8 stato come non fossimo mai stati distanti. <strong>Adesso ci stiamo vivendo e confrontando<\/strong>, <strong>adesso che abbiamo un percorso inverso, ora che in qualche complicata maniera uno ripercorre le tappe dell&#8217;altro, ma con scarpe, gambe e sfumature d&#8217;intento differenti.<\/strong><br \/>\nUna notte da parlare, anche se domattina saremo cadaveri avvelenati dal sonno: parlare perdendo il controllo del volume, succhiando fresca e potente benzina dai nostri bicchieri: <strong>una consapevolezza di comprensione piuttosto rara e saporita. Ora l&#8217;uno conosce meglio di prima il sapore delle giornate dell&#8217;altro, il significato di ogni sua mattina. Ora l&#8217;empatia riempie i silenzi e permette di non parlare, di cambiare discorso velocemente, mettendoci in mezzo invettive sui passanti, risate, ricordi fragorosi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nRipensiamo ai suoi compagni di liceo, al loro aver costruito, distrutto, investito, ai loro figli, ed ai nostri.<br \/>\n<strong>Ci rimane una pip\u00ec infinita, prima di andare via, senza nessuna tristezza, ridendo forte, scendendo le scale del Tevere, colorite dalla sabbia fine del fiume dell&#8217;ultima piena di fine Gennaio, del ricordo di una mia notte che gli dipingo di fretta, con poche parole, perch\u00e9 lui gi\u00e0 sa, perch\u00e9 mi comprende.<br \/>\nSi gira lento guardandomi scendere dietro di lui.<\/strong><br \/>\n<strong>Un sorriso pieno gli riempie il viso e si riflette nel mio di risposta.<\/strong><strong>Lungo l&#8217;argine svuotiamo il bagaglio del bere di ore ed ore.<\/strong><br \/>\n<strong>Lo facciamo in silenzio, guardando, da sotto, il ponte illuminato, il tipo sdraiato, nel buio, da solo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel lungo abbraccio silenzioso, tornati alla moto, non c&#8217;\u00e8 stato spazio per nient&#8217;altro, per scelta<\/strong>. Niente se non riordinare le idee finendo di assaporare quella notte meravigliosa e felice, condita da ricordi ed intenti, progetti e confronti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse andremo in Slovenia, in moto. Fa freddo, \u00e8 piena notte e la giacca estiva non basta. Metto su l&#8217;impermeabile e guido piano, l&#8217;ho promesso, verso casa, cantando nel casco. Mi coccolo col calore del tunnel della tangenziale, rallento perch\u00e9 duri pi\u00f9\u00a0 lungo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sullo sfondo un fiume di automobili scorreva accanto al fiume vero, il Tevere, oleoso e\u00a0 silenzioso, dimagrito per la prima estate. Quella notte del fiume in piena, a Ponte Milvio, del rumore d&#8217;acqua un po&#8217; arrabbiata che sbatte sui piloni, era lontana. 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