{"id":3603,"date":"2020-05-18T18:07:00","date_gmt":"2020-05-18T17:07:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/?p=3603"},"modified":"2020-05-18T22:21:42","modified_gmt":"2020-05-18T21:21:42","slug":"ritratti-in-jazz-bill-evans-trio-scott-lafaro-e-la-rivoluzione-del-contrabbasso","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/index.php\/2020\/05\/18\/ritratti-in-jazz-bill-evans-trio-scott-lafaro-e-la-rivoluzione-del-contrabbasso\/","title":{"rendered":"Ritratti in Jazz: Bill Evans trio, Scott Lafaro e la rivoluzione del contrabbasso"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/portrait-in-jazz.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/portrait-in-jazz-300x225.jpg\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-3605\" width=\"300\" height=\"225\" alt=\"portrait in jazz\" srcset=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/portrait-in-jazz-300x225.jpg 300w, http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/portrait-in-jazz-1024x768.jpg 1024w, http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/portrait-in-jazz.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo l&#8217;estremo ed eterno successo dell&#8217;incisione di <a href=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/index.php\/2013\/01\/16\/kind-of-blue\/\">Kind Of blue (1959),<\/a> <strong>Bill Evans<\/strong> costituisce uno di quelli che diverr\u00e0 fra i trio maggiormente noti in ambito Jazz, il Bill Evans Trio, appunto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lui al piano, Paul Motion alla batteria,<strong> Scott Lafaro<\/strong> al contrabbasso, il resto, semplicemente \u00e8 davvero storia che andrebbe studiata a scuola. Non si potrebbe davvero ascoltare musica, inquadrarla in un contesto, in una nazione e quindi studiarne la storia, la geografia? No, invece rimaniamo ancorati a programmi e metodi che non sono tradizionali, sono superati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00ec la macchina del tempo corre al <strong>1961<\/strong>, al 25 Giugno per la precisione, al pomeriggio di quel giorno, alla serata che incombe subito dopo. I fortunati avventori del <strong><em>Village Vanguard<\/em> <\/strong>di New York gustarono uno storico concerto, una delle pi\u00f9 grandi dimostrazioni di bravura di Scott Lafaro, bassista riuscito a portare lo strumento del &#8220;basso&#8221; ed il suo suono, fuori dal concetto di &#8220;<em>mantenere il tempo&#8221;<\/em>, fuori dagli schemi pi\u00f9 classici. <strong>Da quella serata del 25 giugno, senza nemmeno troppi <em>take<\/em>, furono registrati ben due album: <em>Waltz for Debby<\/em> e, appunto,&nbsp; <em>Sunday at the Village Vanguard.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Almeno 10 anni prima del talentuoso e forse, non capiremo mai perch\u00e9, pi\u00f9 famoso Jaco Pastorius (pi\u00f9 vicino ai giorni nostri col suo basso elettrico, appartenente ad altro stile di Jazz), il contrabbasso aveva un viso, quello di Scott Lafaro.<br \/>\nQuello del 1961&nbsp; per Lafaro fu un anno magnifico e denso di concerti: ad appena 25 anni calcava palchi importanti e non solo accompagnava mostri sacri come Bill Evans: sapeva condividerci la scena, guadagnarsi minuti in assoli prima poco sentiti per quello strumento.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora la macchina del tempo ci porta ad un altra sera di quell&#8217;anno, a quella del 05 Luglio. Mentre il tempo scorre, ricorrono le note di Waltz for Debby e degli altri grandi successi: immagino la gente bere attonita ai tavoli, il fumo delle tante sigarette, il trio stanco e soddisfatto, lanciato verso un grande futuro; si abbracciano a fine serata, alla fine di un altro concerto. <strong>Quella sera La faro raggiunge la madre e rimane fino a tardi da lei<\/strong>, come&nbsp; farebbe ognuno di noi pure se stanco dal lavoro. Lei insiste per tenerlo a casa con lei, per farlo fermare a dormire; si, esattamente come ogni madre avrebbe fatto, esattamente come succede ad ognuno di noi. Ma lui ha fretta di tornare a casa e decide di tornare a New York con Frank Ottley, suo amico dei tempi della scuola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Sono le prime ore del 06 Luglio 1961 e Scott Lafaro non raggiunger\u00e0 mai New York<\/strong>: la sua auto si schianter\u00e0 contro un albero lungo la strada del ritorno, prender\u00e0 fuoco. In quell&#8217;alba si spezza il filo conduttore di una storia artisticamente ed umanamente meravigliosa, vanno in frantumi sogni, speranze, sorrisi, idee, progetti. <strong>Va in pezzi perfino Bill, Bill Evans<\/strong>, pi\u00f9 anziano e pi\u00f9 navigato.<br \/>\nCos\u00ec inizia a suonare ancora una volta la dolce e malinconia <em>My foolish heart<\/em>, il mio cuore folle, intramontabile successo, e la immagino come sottofondo dello scontro, delle fiamme, del disastro mentale di Evans.<br \/>\nMa stavolta no, Scott non \u00e8 al contrabbasso, \u00e8 solo il suono del vinile, purtroppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Evans per quasi un anno non riuscir\u00e0 a suonare in pubblico, sceglier\u00e0 di non esibirsi e di precipitare, di rifugiarsi in alcolici e droghe<\/strong>. Torn\u00f2 poi sulle scene e torn\u00f2 a grandi successi. La sua fragilit\u00e0 acuita dalla morte dell&#8217;amico e collega non lo abbandon\u00f2 mai pi\u00f9 e le tragedie delle morti per suicidio della sua fidanzata Ellaine Schultz, nel 1973, e di suo fratello Harry, nel 1979, lo portarono a rifugiarsi sempre pi\u00f9 negli stupefacenti distruggendolo economicamente, nella creativit\u00e0 musicale, e nel fisico, conducendolo infine alla morte nel 1980.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Del Bill Evans trio \u00e8 assolutamente necessario avere<\/strong>:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li><strong>Portrait in jazz<\/strong>, 1960. Ritratto in jazz, appunto, album che da il titolo a questo pezzo. Un album che comprerei anche solo per la copertina che ritrae Evans serio, asciutto e ben vestito come un nerd di qualche decade fa.<\/li>\n<li><strong>Walts for Debby<\/strong>, 1961<\/li>\n<li><strong>Sunday at the Village Vanguard<\/strong> 1961<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\">3 Album da avere &#8220;<em>peffforza<\/em>&#8220;, con 3 f, scritto &#8220;<em>tuttoattaccato<\/em>&#8220;, detto tutto di un fiato.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/g-jsW61e_-w\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo l&#8217;estremo ed eterno successo dell&#8217;incisione di Kind Of blue (1959), Bill Evans costituisce uno di quelli che diverr\u00e0 fra i trio maggiormente noti in ambito Jazz, il Bill Evans Trio, appunto. 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