{"id":3700,"date":"2022-01-25T20:52:42","date_gmt":"2022-01-25T19:52:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/?p=3700"},"modified":"2022-01-25T21:10:16","modified_gmt":"2022-01-25T20:10:16","slug":"sud-est","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/index.php\/2022\/01\/25\/sud-est\/","title":{"rendered":"Sud est"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/il-vietnam-sampan-16105224.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-3708\" src=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/il-vietnam-sampan-16105224-300x199.jpg\" alt=\"Sampan, Vietnam\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/il-vietnam-sampan-16105224-300x199.jpg 300w, http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/il-vietnam-sampan-16105224.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Discendendo la schiena sinuosa del Mekong, fra Laos, Vietnam e Cambogia c&#8217;\u00e8 tempo per pensare e per riscoprire ritmi che non appartengono pi\u00f9 alla nostra societ\u00e0 definita presuntuosamente evoluta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le <strong>sampam<\/strong>, barche lunghe, sottili e rugose come frecce primordiali, solcano l&#8217;acqua verdastra e calma mentre attorno percepisco come una presenza costante l&#8217;umido del caldo di giorno, il fresco della notte. C&#8217;\u00e8 silenzio ed \u00e8 rotto solo dagli animali che lungo le sponde fangose oppure in acqua riescono ad animare il quadro.<br \/>\nTengo gli occhi puntati ovunque, aperti e larghi; tengo lo zaino fra le gambe e custodisco dentro una voglia di catturare tutto, per riuscire a metabolizzarlo, senza per\u00f2 riuscire a farlo davvero nella pratica.<br \/>\nSento dentro una smania smisurata, un senso di impotenza nato davanti alla meraviglia di quella quantit\u00e0 naturale; sento dentro che &#8220;<em>andare<\/em>&#8221; e &#8220;<em>scoprire<\/em>&#8221; sono sentimenti palpabili.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel fumo denso delle sigarette del barcaiolo, rollate con tabacco non raffinato, respiro i ritmi di un tempo che non ci appartiene pi\u00f9, che forse non ha mai fatto parte del nostro popolo, un ritmo che mi riporta alle esplorazioni primordiali.<br \/>\nCosa doveva essere l&#8217;Asia centinaia di anni fa, come appariva agli occhi degli europei, dei primi viaggiatori?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Saigon, Ho Chi Minh City post guerra, \u00e8 un Vietnam diverso dal nord, profondamente.\u00a0 Cantieri, palazzi, centri commerciali e scarso verde. A circa 40 km a sud est c&#8217;\u00e8 una foresta di mangrovie dichiarata dall&#8217;Unesco riserva delle biosfera: la foresta di <strong>Can Gio<\/strong> \u00e8 solcata da fiumi lungo i quali vivono piccole sub popolazioni, piccole trib\u00f9 come altro potrei definirle.<br \/>\nI ritmi delle maree scandiscono la vita di quell&#8217;area umida ed a tratti malsana: Can gio \u00e8 un polmone importante e le radici della <strong>mangrovie<\/strong> costituiscono anche un\u2019importante barriera fisica, di depurazione.<br \/>\nLe persone che abitano queste sponde, questo labirinto di fiumi poco tracciati sulle nostra mappe arricchito di affluenti che oggi vediamo senza la certezza di poterli ritrovare tal quali fra qualche tempo, si occupano della foresta come di un figlio malato.<br \/>\nLa guerriglia di quegli anni cos\u00ec bellicosi spinse l&#8217;esercito USA ad usare l&#8217;<strong>agente arancio<\/strong>, potentissimo defoliante utile appunto a denudare quelle aree dove l&#8217;esercito vietnamita si rifugiava, costruiva cunicoli, organizzava agguati. Quest&#8217;area era praticamente scomparsa, diventata palude desolata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La costanza ed il metodo della gente di qui ha permesso nel tempo di reimpiantare le mangrovie e superare i problemi del defoliante che ha avuto conseugenze per oltre 20 anni su vegetazione e purtroppo popolazione.<br \/>\nDonne minute fungono da guardie forestali: pattugliano, curano gli argini, reimpiantano. Tengono d&#8217;occhio le maree, persistono rifiutando il nuovo Vietnam, rifiutando Ho Chi Minh city e forse come me la chiamano ancora Saigon.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel verde ingrigito di queste foreste, di questi fiumi, si stagliano chiari i loro <em><strong>non l\u00e0<\/strong>,<\/em> i cappelli di paglia tipici vietnamiti. Con questi i vietnami si proteggono dal sole, scacciano insetti, portano acqua, riso, raccolgono frutti. Le loro fisionomie tutte simili ad un &#8220;<em>occhio tondo<\/em>&#8220;, occidentale e poco attento ai dettagli, vivono in maniera schiva e solitaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Piccole famiglie di 2 o 3 componenti, tutti magrissimi, scalzi per la maggior parte del tempo: usano acqua piovana, vivono arroccati sui fiumi, usano qualche strumento tecnologico come vecchissimi telefoni cellulari in grado di ricevere segnale solo in alcune posizioni pi\u00f9 in alto, come sul tetto della loro capanna oppure su un albero. <strong>Il coraggio di queste persone, l&#8217;amore per la loro terra e la loro natura mi spinge a pensare in silenzio, nascosto sotto un altro tipo di cappello, ma sotto lo stesso cielo, sotto l&#8217;identica idea pi\u00f9 generale di appartenenza, conservazione e semplicit\u00e0.<\/strong><br \/>\nRipenso a tutti gli anni di quella guerra, ai libri ed i film sul tema, alle mie letture notturne a quanto tutto cambi velocemente e possa sembrare lontano pur essendo, come \u00e8 successo qui, ancora presente. L&#8217;agente arancio \u00e8 stato usato fino al 1971, per 10 anni quindi: oggi se ne vedono ancora gli effetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi hanno spiegato che la foresta \u00e8 stata ripiantata praticamente solo da donne per via del fatto che sono pi\u00f9 agili e riescono quindi a districarsi meglio con le gambe del tutto ficcate nel fango della palude. Io credo che dovettero farlo loro perch\u00e9 molti degli uomini erano in guerra, morti o vivi che siano poi tornati.<br \/>\nSole o pioggia; poco riso, tanto fango: nel 2000 l&#8217;Unesco ha dichiarato quest&#8217;area riserva..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vorrei parlare con qualcuna di loro ma riesco solo a perdermi nei miei pensieri adesso confusi ed accelerati. Guardo i loro denti poco curati, imbruniti da cibo mal conservato, dal riso misto a sorgo scarsamente decorticato per via della resa che altrimenti sarebbe scarsa; smarrisco del tutto la via pur essendomi affidato ad un esperto barcaiolo.<br \/>\nHo perso il filo in realt\u00e0, la ragione: non c&#8217;\u00e8 niente da vedere qui pi\u00f9 a sud eppure sento di dover rimanere ancora, di dover poi tornare, di stabilirmi in qualche posto del tutto simile ed allo stesso tempo mi sento scurito dentro, confuso in un misto fra malinconia ed irragionevole tristezza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Discendendo la schiena sinuosa del Mekong, fra Laos, Vietnam e Cambogia c&#8217;\u00e8 tempo per pensare e per riscoprire ritmi che non appartengono pi\u00f9 alla nostra societ\u00e0 definita presuntuosamente evoluta. 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