{"id":52,"date":"2011-11-25T14:17:47","date_gmt":"2011-11-25T13:17:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/?p=52"},"modified":"2011-11-26T01:37:01","modified_gmt":"2011-11-26T00:37:01","slug":"rifugiarsi","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/index.php\/2011\/11\/25\/rifugiarsi\/","title":{"rendered":"Rifugiarsi"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/050520090981.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-56\" title=\"metro vuota\" src=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/050520090981-1024x768.jpg\" alt=\"\" width=\"497\" height=\"373\" srcset=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/050520090981-1024x768.jpg 1024w, http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/050520090981-300x225.jpg 300w, http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/050520090981.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 497px) 100vw, 497px\" \/><\/a><br \/>\nSi erano rifugiati nelle loro vite.<\/p>\n<p>Lui, lei, senza dirlo ne farlo consapevolmente.<\/p>\n<p>Chiuso nel bavero, al ritorno dal lavoro, sbadigliava nella pancia del serpente di ferro.<br \/>\nIl metr\u00f2 serpeggiava fra le curve della galleria cos\u00ec come i suoi pensieri, da ascoltare fra se e se col sottofondo dell\u2019ennesimo violino gracchiante: l\u2019ambulante di turno.<\/p>\n<p>Rassicurante, questo pensava. Era rassicurante essere organizzati, ordinati: il lavoro, le scarpe, la casa, il \u201cda fare\u201d.<\/p>\n<p>Organizzare lo costringeva a fare, lo impegnava ed in qualche maniera riusciva a farlo sentire svanito, come con un vino forte, che acceca di forza, che regala una falsa amnesia.<br \/>\nNon pensare: facendo, organizzando.<br \/>\nAlla fine la sua vita era perfetta, pensava; organizzata appunto, impegnata. Non mancava niente, nessuno, se non se stesso, quello vero.<\/p>\n<p>Bugie, come al solito, come era abituato a dire, senza alcun bisogno, come quasi a doversi tenere allenato. Bugie a prescindere, anche a colleghi, rispetto alla sera prima, al pomeriggio ed il da fare fuori d\u2019ufficio. Senza motivo, per non dare riferimenti, ragioni, o forse davvero per allenarsi all\u2019infrastruttura della bugia, alle correlazioni di cui le bugie hanno bisogno per stare in piedi.<br \/>\nMentirsi \u00a0per\u00f2 durava qualche ora, forse giorni, per poi tornare a tormentare. Si sorprendeva a mormorare parole improvvisate quando un pensiero capace di metterlo a disagio lo coglieva.<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p>Cos\u00ec anche camminare verso la prossima fermata utile del metr\u00f2 poteva essere una malnata occasione: ripensare a quella volta che\u2026 E subito, come per difendersi, giustificarsi o mascherarsi, sviava il pensiero vomitando parole. \u201cSanto dio\u201d , \u201cdentro!\u201d \u201csi, e dai\u201d \u201c eh si si\u201d.<\/p>\n<p>A voce alta, fra qualche riso nascosto del passante di turno, di chi seduto accanto a lui viaggiava convinto della sua ridicola stranezza. Era pi\u00f9 rassicurante lasciar credere fosse disturbato piuttosto che non sviare il discorso; come se poi le persone potessero averlo sentito ricordare di quel suo errore, di quel\u2019inadeguatezza che aveva mostrato poi soffrendone dopo: l\u2019impreparazione, in generale, alle situazioni, che fossero anche di vita sociale, poteva metterlo a disagio.<\/p>\n<p>Aveva odiato quel cementarsi di certe sensazioni chiarissime, come fossero state fotografie scattate da un osservatore esterno, come video da audio ed immagini in grado di stagliarsi nella confusione generale di un qualsiasi pomeriggio. Perche cazzo quei disagi interiori rimanessero l\u00ec dentro a lui rubando posto a qualcos\u2019altro di bello no, non era chiaro e sapeva di una legge del contrappasso pi\u00f9 che mai ingiusta.<\/p>\n<p>\u201cE certo, certo\u201d. Gli occhi verdi della vecchia seduta accanto a lui lo studiavano sorpresi. Le rughe a raggiera della sua bocca erano il centro dello sguardo di lui, non pi\u00f9 in grado di sorridere per riprendersi, perso per sua fortuna ad immaginare la storia di lei. Gli anni della giovent\u00f9 vissuti da bella, poi il matrimonio, i figli; e continuava a credere che le, la vecchina, fosse di \u201class\u00f9 del nord\u201d e che fosse a Roma perch\u00e9 venne qui ad insegnare, che combattesse ancora cercando di far resistere le sue tradizioni fra quelle dei figli, da sempre diverse, geograficamente. Un capello di lana verde, come fosse svenuto sul capo, s\u2019abbinava perfetto sul cappotto marrone; due colori che parevano due gusti di gelato densi, pesanti anche cromaticamente gustosi.<\/p>\n<p>Due fermate prima della sua, pensava, c\u2019\u00e8 una gelateria con i gusti dai colori caldi, pi\u00f9 voluttuosi che gustosi. Soddisfazione di occhi prima che gola.<br \/>\nAveva dimenticato del tutto quel nuovo disturbo, l\u2019idea che tornava, la vergogna, il disagio. Pensava a quanto avesse potuto divagare facilmente e nel farlo, immancabile, riaffior\u00f2 un errore. Stavolta lei compresa, con il bagaglio spigoloso e pesante di una lacuna scavata nei giorni dopo l\u2019addio a colpi di sensi di colpa.<br \/>\nTutto sommato non si amavano, o almeno cos\u00ec il vocabolario gli aveva\u00a0 insegnato in una sera in cui ci si era tuffato rifuggiandosi nell\u2019incasellare le cose, le persone, i fatti.<br \/>\nEppure l\u2019aveva inseguita, la inseguiva ancora, forse, sperando fosse una irrinunciabile droga, da prendere per andare, tornare quanto dopo possibile. \u00a0Tornare ad un realt\u00e0, che tutto \u00a0sommato, in questi giorni, pensava che non sarebbe poi stata diversa: e stavolta era l\u00ec che si impigliava a soffrire.Non bastava organizzarsi, distrarsi.<br \/>\nSi sentiva come in gabbia, braccato da se stesso, da dentro: ora i motivi erano tanti, pungenti come aghi in gola; e si sentiva strangolato, sentiva di non poter scappare e che per quanta confusione avrebbe potuto generare questa non sarebbe bastata a dimenticare, lavare via, cancellare.<\/p>\n<p>Il tormento allora era fastidio puro, una mente impegnata solo per quello,e non bastavano \u00a0i mozziconi delle parole mormorate od il libro che teneva aperto senza leggere davvero, fingendo poi di ridacchiare o di socchiudere gli occhi come stesse gustando le parole lette, appena lette: fisso, un disturbo fisso.<\/p>\n<p>Il vagone era vuoto, il treno quasi del tutto e sembrava davvero d\u2019essere dentro la pancia di un serpente che l\u2019aveva ingoiato, da cui non poteva gridare od uscire. Si sentiva schiacciato ma senza peso, imploso.<\/p>\n<p>Aveva aperto la bocca, passandosi dopo una mano sulla barba dura che ricresceva sul lavoro preciso del rasoio della mattina;<br \/>\nsi accigli\u00f2 come per guardare in alto, senza alzare la testa.<\/p>\n<p>Sono sceso alla fermata prima della sua, ammesso che quella fosse la sua.<br \/>\nUna scarpa sui binari, segnata dal trascinamento di poco prima, era il particolare che i fotografi avevano colto, il particolare che in effetti colpiva di pi\u00f9 i lettori del giornale gratuito distribuito ogni mattina alla fermata stessa.<br \/>\nUna scarpa senza lacci, uno stivaletto liscio ed elegante.<br \/>\nPoi quei segni di striscio, sul lucido perfetto della tomaia.<br \/>\nUna foto d\u2019effetto, un particolare che non diceva niente del totale, della storia tutta e che pure colpiva.<br \/>\nColpiva e feriva al punto che ognuno lo focalizzava cos\u00ec tanto da volerlo scacciare: un particolare cos\u00ec normale da non poter non essere pensato, un frammento del tutto che, se pensato, lasciava appunto riaffiorare la storia, con quello che ne conseguiva, che includeva.<\/p>\n<p>Un particolare, la scarpa, impossibile da dimenticare, da scacciare pensando ad altro, anche mormorando fra se e se qualcosa di confuso, anche a voce altra, per rifugiarsi.<br \/>\nNella propria vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Massimo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; Si erano rifugiati nelle loro vite. 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