{"id":1727,"date":"2014-02-18T19:57:51","date_gmt":"2014-02-18T17:57:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/?p=1727"},"modified":"2014-04-18T17:11:32","modified_gmt":"2014-04-18T15:11:32","slug":"temporali-inconsolabili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/index.php\/2014\/02\/18\/temporali-inconsolabili\/","title":{"rendered":"Temporali inconsolabili"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/kaeleido.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1730\" alt=\"caleidoscopio\" src=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/kaeleido.jpg\" width=\"396\" height=\"399\" srcset=\"https:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/kaeleido.jpg 396w, https:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/kaeleido-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/kaeleido-297x300.jpg 297w, https:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/kaeleido-144x144.jpg 144w\" sizes=\"(max-width: 396px) 100vw, 396px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poi prendi <strong>l&#8217;ultimo metr\u00f2<\/strong>, lagnandoti di non essere solo e del rumore delle risate di 4 ragazze <strong>feliciNonSoPerch\u00e9.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;adduttore del giocatore adduce troppo oppure poco<\/strong>, fatto sta che fa male e&#8230;il ghiaccio no, il massaggio no, <strong>ATTENTO<\/strong>!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allora timeOut, <strong>timeOut<\/strong>, <strong>e t&#8217;organizzi in sghimbesci simboli e linee che vanno intrecciandosi rendendo oblunghe, dal dubbio, le facce dei tuoi giocatori<\/strong>. Un pensiero complicato estrinsecato in una sorta i progetto, pi\u00f9 un intento v\u00e0.. Un po come al lavoro : &#8220;<strong>mi faccia un progetto<\/strong>&#8220;, &#8220;Si ma&#8230;un software che faccia cosa?&#8221;, &#8220;lei faccia delle ipotesi&#8221;.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed io disegno, vado avanti, suppongo, immagino e <strong>rimango fermo immaginando questo testo senza senso ne filo logico<\/strong>, cos\u00ec tanto da cominciare a chiedermi se senso si possa scrivere ANCHE con la z, senzo, perch\u00e9 no? E&#8217; un&#8217;ipotesi del resto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una baguette, ma leggera, ed in mezz&#8217;ora di tempo, perch\u00e9 poi devo recuperare e correre<\/strong>, verso chi o verso cosa questo no, non l&#8217;ho ancora capito. Ho la macchina parcheggiata <strong>nonRicordoBeneDove<\/strong> e devo prenderla per correre dove invece ricordo bene , e ricordarlo mi fa sentire stanco come fosse venerd\u00ec, ma \u00e8 marted\u00ec, invece, e mi deprimo, mi sento deluso e preoccupato, come nella maggior parte dei rapporti umani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma \u00e8 colpa mia, almeno cos\u00ec dicono, oppure, peggio ancora, non dicono, mi lasciano solo intendere<\/strong>. Io sorrido e mi maschero da clown, cos\u00ec con un sorriso non dico ne si ne no, tengo botta, tiro avanti borbottando. E mi dicono allora che borbotto, &#8220;lo vedi che sei tu?&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E torno alla scrivania, mentre il traffico corre, poi non scorre, si blocca e lo fa sempre sotto la mia finestra dell&#8217;ufficio e lo fa, di gusto, mentre gli altri l&#8217;avevano aperta dopo che ovviamente avevo chiesto di poterla tenere chiusa. E suonano, si incazzano, urlano, poi tutto si sblocca ed immagino che lo faccia proprio quando vado in bagno oppure se esco di stanza, &#8220;tanto a che serve star qui se lui non \u00e8 l\u00ec? &#8220;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avoja , quanno te dice male, te mozzicano pure &#8216;e pecore (l&#8217;apostrofo ci andava?) qual&#8217;\u00e8 oppure qual \u00e8. <strong>Troncamento oppure elisione? Delusione, \u00e8 questo che sento.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allora faccio quadrato, pure se mi sento rotondo, chiudo la finestra, rimango da solo, riordino i fogli sul tavolo e <strong>mi rendo conto che sento quel fischio assordante del silenzio<\/strong>, mai provato? Beh, se ti fermi a farci caso, lui aumenta e se ci hai fatto caso, pi\u00f9 poi fai finta di niente e pi\u00f9 lui fischia. E cos\u00ec ti serve un altro rumore, quel concetto odioso del chiodo schiaccia chiodo che non ho mai digerito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma io insisto, resisto, o almeno questo \u00e8 quello che pensano di me. Come chi? Quelli che poi mi parlano e che ascolto, gli stessi che si straniscono pure se magari in un attimo gli dici quello che pensi o se provi a raccontargli che ieri sera t&#8217;\u00e8 successo che&#8230;<\/strong> Non vi interessa, vero? Proseguo proseguo, per carit\u00e0, leggete pure.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Correre correre, <strong>efficientare<\/strong>, si con la i, pure se con, come senza del resto, sul vocabolario non ci sta. <strong>Are , Ere ire, h va a dormire<\/strong>. Ed allora penso al <strong>blu oltremare<\/strong>, quel colore dei pastelli che mi ero riproposto, una volta grande, d&#8217;andare a capire, indagare, magari viaggiando. Ma poi divento grande e mi incastro con il <strong>pervinca<\/strong>, anche se crescer\u00f2 non sapendo che cazzo sia, se crescer\u00f2 nascondendo a tutti che poi preferisco il <strong>viola<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Adesso ho voglia di una <strong>sigaretta<\/strong>, perch\u00e9 d&#8217;un <strong>sigaro<\/strong> non posso, qui, cos\u00ec come non posso a casa dove\u00a0 c&#8217;\u00e8 il tempo ma il problema \u00e8 la puzza, o forse l&#8217;odore, anche se poi quello che la sigaretta lascia sul viso, in bocca e sulla camicia continuo a credere che sia peggiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E non ho ancora chiamato mia madre<\/strong>, cos\u00ec lo faccio e reggo la conversazione, di fretta, mentre <strong>leggo una e-mail interrogandomi sul fastidio che mi arrecano termini tipo &#8220;precipuo&#8221;<\/strong>, e la povera donna parla, forse capendo che sono distratto, e <strong>riempie il telefono di &#8220;vabb\u00e8&#8221;<\/strong> finendo per farmi sentire, stavolta, giustamente, in colpa.<br \/>\nEh, se potessi almeno dirle quante volte non mi ha chiesto, non mi ha ascoltato, quante volte le avrei detto che&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma tanto a chi parlo, a voi che interessa?<\/strong> Comunque, per la cronaca, non le ho detto delle emozioni ne delle soddisfazioni della prima vittoria con la squadra dei ragazzi. Eh, non l&#8217;ho detto, ma nemmeno l&#8217;ha chiesto !<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Vabb\u00e8 vabb\u00e8, \u00e8 colpa mia, touch\u00e9,<\/strong> direbbero i francesi, e lo direbbero proprio con <strong>quell&#8217;accento l\u00ec, tipo perch\u00e9 che tanti scrivono come perch\u00e8, con la \u00e8 di \u00e8, verbo essere.<\/strong> Se rileggerete la frase lo capirete, ne sono sicuro, vi siete appassionati, me lo sento, oppure lo sogno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo sogno, pure se sogno poco perch\u00e9 dormo poco e se tutti i miei sogni, di notte, sono come quelli qui sopra, spezzettati, a minestrone, a caleidoscopio, a shanghai. <strong>E sogno la musica, le donne nude ma poi non ho tempo;<\/strong> il sesso bello, la doccia calda, la strada senza buche, anche se poi mi sveglio per il sussulto della mia testa che vibra non per una buca ma per il russare, oppure per quell&#8217;altro <strong>ronzio della sveglia del cellulare che vibra e corre lento sul comodino mentre con gli occhi a fessura lo cerco ed ho gi\u00e0 smesso di sognare ma non ancora di dormire.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La doccia calda e qualche gomitata chiuso nel box doccia, tanto per farmi sentire <strong>sgraziato<\/strong>, <strong>troppo grosso<\/strong>, <strong>troppo grasso<\/strong>, <strong>sbadato<\/strong>, <strong>infreddolito<\/strong>. Ma poi arriva lei: la <strong>dermatite <\/strong>post doccia, una estrema secchezza del viso, e se questo \u00e8 l&#8217;inizio, il mattino,\u00a0 tanto valeva rimanere a sognare, pure belle donne e zero tempo per trombarle, <strong>alLimiteProprio<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dice che la dermatite c&#8217;\u00e8 perch\u00e9 uso l&#8217;acqua troppo calda, anche se io per\u00f2 sento freddo sotto la doccia. <strong>Mi viene in mente la scena iniziale di American Beauty<\/strong>, quella nella quale il protagonista inizia la giornata masturbandosi sotto la doccia, ma io non ho tempo e poi, dovrei asciugare pure <strong>QUELLE gocce che sebbene al plurale si scrivano senza la i poi<\/strong> <strong>fanno calcare.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allora rinuncio, per carit\u00e0!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E corro, poi non trovo posto al parcheggio e <strong>non mi ricordo da quanto tempo non faccio la cacca<\/strong>: ancora mezz&#8217;ora e sar\u00f2 in ufficio, lavorando mi riposer\u00f2, penso, credo, spero. Ma mi chiedono &#8220;le ipotesi&#8221; ed io non sogno pi\u00f9, ne ora ne stanotte. <strong>Non elimino i sogni brutti, proprio non sogno, non ne vale la pena.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E leggo di omini (eh, va a capire dove va a cadere l&#8217;accento) che si rincorrono su un campo rettangolare e poi scrivo di omini (stesso accento) che si rincorrono sul campo rettangolare e passo le serate con la versione umana degli omini dei quali leggo e scrivo spesse volte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A che ora c&#8217;\u00e8 oggi l&#8217;ultimo metr\u00f2?<\/strong> &#8220;Arrivo coach, arrivo&#8221;. &#8220;io no, sto male&#8221;. &#8220;Coach, la coscia&#8230;&#8221;, &#8220;Io non mi ricordo lo schema&#8221;.<br \/>\n<strong>E cos\u00ec in metro leggo di omini che si rincorrono sul campo<\/strong> per poi arrivare al campo e riepilogare, spiegare per poi tornare indietro riprendendo il metr\u00f2, magari l&#8217;ultimo della sera, pensando a <strong>Truffaut<\/strong>, ma pi\u00f9 a <strong>L&#8217;uomo che amava le donne<\/strong>, cos\u00ec poi penso pure un po&#8217; a <strong>Nina Zilli<\/strong>, ma poi non ho tempo&#8230;<br \/>\ne cos\u00ec mi metto a letto dopo aver svuotato la borsa che ho trascinando sull&#8217;ultimo treno, la stessa borsa che riempir\u00f2 dopo 5 ore di sonno e nessun sogno, la stessa borsa che trasciner\u00f2 sul treno, non il primo, non l&#8217;ultimo, ma un altro, semplicemente uno come un altro.<br \/>\nUno che poi mi poter\u00e0 in ufficio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&#8220;checc&#8217;hai?&#8221;<\/strong>, mi chiedono, ed io faccio un grosso respiro che non so ancora se servir\u00e0 per un <strong>vaffanculo<\/strong> oppure per spiegare tutto quello che ho dentro. <strong>Ma in ogni caso non mi ascoltano, \u00e8 quella la sensazione che ho, quello che mi dimostrano.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed allora sono deluso, come ora, come all&#8217;inizio, cos\u00ec alla fine del pezzo.<br \/>\n<strong>Si, dite pure che il pezzo senso non ha: io invece, con una pessima rima, la chiamo realt\u00e0.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E poi prendi l&#8217;ultimo metr\u00f2, lagnandoti di non essere solo e del rumore delle risate di 4 ragazze feliciNonSoPerch\u00e9. 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