{"id":2361,"date":"2014-10-03T18:07:02","date_gmt":"2014-10-03T16:07:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/?p=2361"},"modified":"2014-10-03T18:11:00","modified_gmt":"2014-10-03T16:11:00","slug":"05-luglio-1982","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/index.php\/2014\/10\/03\/05-luglio-1982\/","title":{"rendered":"05 luglio 1982"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/05071982.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter  wp-image-2367\" src=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/05071982.jpg\" alt=\"05 Luglio 1982\" width=\"418\" height=\"237\" srcset=\"https:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/05071982.jpg 964w, https:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/05071982-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/05071982-900x509.jpg 900w\" sizes=\"(max-width: 418px) 100vw, 418px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>&#8220;Ponto?!?. Oh, Ch\u00ec, te ricordi? Te ricordi il 5 Luglio 1982?&#8221;<\/em><\/strong><br \/>\n<strong>Millenovecentoottantadue, tutta una parola, d&#8217;un fiato: consapevole, asciutta.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto il neon biancastro il pallore del cranio lucidato dagli anni.<br \/>\nDietro la mano, passata sul viso, veloce, in una smorfia di scocciatura e d&#8217;abitudine, due occhi svegli ed ancora curiosi. Scontenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una notte piuttosto lunga di una vita piuttosto rettilinea. In una notte spenta che avrebbe avuto molte pi\u00f9 stelle delle stesse 5 da guardare dalla finestra del suo ambulatorio veterinario.<br \/>\n<strong>Aveva riposato le spalle con una strana posizione delle mani, giunte sopra la testa, mugugnando di stanchezza come poi avrebbe fatto un&#8217;ora dopo, tornato a casa, infilandosi nella met\u00e0 calda del letto dopo aver mangiato met\u00e0 cena fredda. Francesca era l&#8217;unica scelta di cui essere sicuro. <\/strong>E Luca non avrebbe preso sonno.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Trafelato e sfuggente, strangolato dal grosso nodo d&#8217;una cravatta rossa<\/strong> stagliata sul bianco di una camicia che lo faceva sentire in ordine gi\u00e0 uscendo di casa.<br \/>\nUn ordine complicato che lo riparava da tutto il resto, un &#8220;resto&#8221; tenuto in qualche modo fuori, a distanza di sicurezza, imbrigliato nelle regole che per <strong>il suo rigido codice morale<\/strong> aveva deciso di studiare, scomporre, capire e rispettare come in un intento maggiore, come avesse in mente un disegno deontologico che gi\u00e0 dai primi anni, sui libri, gli aveva permesso di vedere una soluzione.<br \/>\nCredo avrebbe potuto parlare di legge cos\u00ec come un esegeta si sarebbe speso in una discussione sulla Bibbia.<br \/>\n<strong>Il nodo, e la cravatta stavolta c&#8217;entrava poco, erano le sue unghie perfettamente divorate negli attimi da solo, nelle ore l\u00ec al suo studio o guidando le traffico.<\/strong><br \/>\n<strong>Il nodo pi\u00f9 stretto era quello che strozzava la valvola emozionale<\/strong> che aveva ridotto per scelta, per tenere a distanza chi non aderiva a quel codice morale che per lui erano semplice coerenza e correttezza.<br \/>\nCos\u00ec aveva finito per essere selettivo ed inavvicinabile.<br \/>\nLui dentro, gli altri fuori.<br \/>\nEd era uno spreco. L&#8217;ho pensato ogni volta che l&#8217;ho visto, ogni volta, perfino, che lo vedevo forzarsi quel sorriso che invece a tutti pareva naturale, in foto, per mostrarsi pi\u00f9 morbido alla cerchia di &#8220;umani&#8221; che lui e la sua valvola emozionale ridotta avevano lasciato passare.<br \/>\nAppeso al filo della conversazione estemporanea con Luca c&#8217;era<strong> Francesco.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il cigolio della punta del trapano impigrito dal legno vecchio da perforare.<\/strong> Io in quelle mani spaccate dal lavoro ci ho perso la vista. <strong>In quelle rughe da artigiano ho visto il coraggio di una tradizione da mantenere. <em>&#8220;Si pap\u00e0, certo che mi piace&#8221;<\/em>.<br \/>\nEgeo era una bolla perfetta, una porta spazio temporale da annusare<\/strong>. La sua bottega, l&#8217;odore della colla densa, del legno levigato, quella segatura che pareva aggregata da una logica. Quel posto era una porta d&#8217;accesso agli anni che furono, l\u00ec al paese. Il negozio di Egeo era una pillola rassicurante per noi tutti . Passavamo da l\u00ec con una scusa, un saluto, sopratutto la sera mentre lui era ancora preso a dire e fare gli ultimi ritocchi che poi nessuno sarebbe stato in grado di notare ed apprezzare davvero.<br \/>\nIo, per esempio, non li ho mai notati ma gliene chiedevo spesso comunque conto. <strong>Io avrei pagato per vedere quegli occhi bluastri divaricarsi di soddisfazione<\/strong> e venir fuori, emozionati per l&#8217;occasione, dalla testa pelata, madida di sudore per il calore della lampada sul tavolaccio.<br \/>\n<strong>Gli fissavo le mani impolverate perch\u00e9 mi pareva potessero raccontarmi pi\u00f9 storie e che in ogni loro crepa\u00a0 avessero un ricordo preciso di suo padre.<\/strong><br \/>\n<strong>Cos\u00ec, passavamo tutti l\u00ec come per dirci che niente era cambiato,<\/strong> che solo un altro giorno era stato speso e che fosse stato speso bene, oppure male da voler piangere, ognuno con la sua uniforme da uomo, ognuno con l&#8217;idea fintamente salvifica di continuare la sua vita, <strong>passavamo l\u00ec ed il fatto che Egeo fosse al suo posto sapeva rassicurarci tutti, ricomporre un mosaico gi\u00e0 deciso.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A me hanno telefonato per ultimo, mentre guardavo un libro pieno di parole che non ricordo e che invece dovrei ricordare<\/strong>. Comincio ad avere qualche riccio bianco e nel caff\u00e8 che mia madre mi urla se voglio, ogni pomeriggio, dopo pranzo, mi sento intrappolato. Fermo immobile in una vita che non risolvo ne determino. E cos\u00ec spendo giorni scorrendo righe, sottolineando manuali per raggiungere un&#8217;abilitazione che forse nemmeno voglio. E di tutti quei fogli, delle continue ispirazioni trasformate nei racconti che tengo chiusi nel mio quaderno, di quella carta che non ho il coraggio di far leggere nemmeno a me stesso, no, non so che farne e forse sono un altro peso che sa schiacciarmi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cos\u00ec io sono arrivato qualche minuto dopo&#8230;<\/strong><br \/>\n<strong>Sulla spiaggia gi\u00e0 vuota di fine estate calciavano sconclusionatamente un pallone.<\/strong> Francesco accennava una radiocronca: <strong>05 luglio 1982, Italia Brasile 3-2 !<\/strong><br \/>\nLe serate come quella erano un rifugiarsi nel tempo indietro e nei sogni assurdi che erano finiti, riposti, chiss\u00e0 dove e perch\u00e9.<br \/>\nLi ho visti ridere, rincorrersi e tirarsi le magliette, abbracciarsi svanitamente felici al gol (<em>&#8220;Rossi, Paolo Rossi&#8230;..&#8221;<\/em>).<br \/>\n<strong>Quando la palla \u00e8 finita in acqua ho chiuso gli occhi mentre loro, tuffandosi, spaccavano lo specchio del lago gi\u00e0 bluastro di notte.<\/strong><br \/>\n<strong>Ho chiuso gli occhi e quando Francesco mi ha chiesto che avessi, perch\u00e9 non parlassi mi sono sentito davvero felice.<\/strong><br \/>\nTutto bagnato, pallone alla mano, davanti a me.<br \/>\nLui non aveva la barba, gli altri due avevano i capelli. <em>&#8220;dai che inizia eh?!?!&#8221;<\/em><br \/>\n<strong>Mi ero solo appisolato<\/strong>. Dormivo ovunque, perennemente stanco e cos\u00ec mentre loro avevano iniziato a giocare l\u00e0 in spiaggia avevo dormito sotto la panchina.<br \/>\n<strong><em>&#8220;ah reg\u00e0, me so sognato il risultato e voi da grandi&#8221;.<\/em><\/strong><br \/>\n<em>&#8220;<strong>Cio\u00e8?&#8221;<\/strong><\/em><br \/>\n<strong><em>&#8220;Adesso, dormivo no!?!?!? Ecco, me sognavo Egeo da vecchio, te mezzo pelato e poi venivamo qui che eravamo grossi, ma tutti eh, e giocavamo a calcio ricordandoci di sta partita che l&#8217;Italia aveva vinto&#8221;<\/em><\/strong><br \/>\n<strong><em>&#8220;Tu mes\u00e0 che sogni adesso ! Quelli so er brasile, ma che vincemo&#8221;<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ed io ridevo forte, perch\u00e9 pensavo a loro come li avevo visti da grandi ai loro lavori e quell&#8217;essere insoddisfatti, tutti. Per fortuna era una dimensione tutta mia, l\u00ec nel sonno sotto la panchina sgangherata.<\/strong><br \/>\nItalia e Brasile, noi, in spiaggia, una sera fuori, qualche birra presa di nascosto e un pacchetto di sigarette.<br \/>\nEravamo noi e ci sembrava d&#8217;avere mille anni davanti ed un\u00a0 cassetto dei sogni si riempiva e si svuotava di continuo, che i sogni cambiassero, le speranze pure ma che loro, gli amici, non cambiassero mai.<br \/>\n<strong>Cazzo che tosse in quei primi tiri mentre Rossi corre in porta, la radio gracchia e l\u00e0 in spiaggia esultiamo pensando che stavolta l&#8217;Italia ce la fa<\/strong>, che \u00e8 la riscossa, che il grande Brasile si inginocchier\u00e0, che<strong> vaffanculo, celabbiamofatta, tutto urlato, strozzato, ad ogni gol<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3-2 il risultato finale, l&#8217;Italia che vince e tutto ci sembra paradiso, quella notte infinita, la via un&#8217;assurda magia.<br \/>\nLa fine della partita ci ha spaventati tutti proprio perch\u00e9 sembrava una fine, un nuovo inizio, un ultimo giorno di scuola che in realt\u00e0 era ancora lontano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Oh Franc\u00e9, ma te non c&#8217;hai paura di quando saremo grossi?&#8221;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;No, io no&#8221; <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Egeo: &#8220;nemmeno io. Io vado a bottega da mi padre&#8221;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Io non lo so che vorrei. Ma c&#8217;ho paura&#8221;.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed io ero rimasto in silenzio<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;A me piacciono i cani, io.. io che ne so, divento veterinario&#8221;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Io sai che c&#8217;\u00e8? Che non c&#8217;ho paura, perch\u00e9 adesso me fa schifo tutto e tutti quelli ce ce stanno a rovin\u00e0 sto posto. E allora divento una guardia, cos\u00ec me rispettano e faccio rispett\u00e0 le regole, cazzo. Anzi no, studio le regole, la legge e poi te faccio ved\u00e8 io per esempio sta panchina, il parco pi\u00f9 l\u00e0 se, si sistema&#8221;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Se vabb\u00e8..c&#8217;avevo er Duce 2, ahahahahah. Per\u00f2 saresti bravo eh !&#8221;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Ma tu che t&#8217;eri sognato poi come risultato della partita? perch\u00e9 poi infatti l&#8217;Italia ha pure vinto..&#8221;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ed \u00e8 stata quella l&#8217;unica bugia che gli ho detto.<\/strong><br \/>\n<strong>Ho detto che il sogno non me lo ricordavo pi\u00f9. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ed ho ingoiato saliva storta, per la paura, per la piega che la vita stava prendendo, di quel &#8220;tutto&#8221; cos\u00ec uguale al mio sogno di poco prima sotto alla panchina, di quel destino che pareva quindi perfettamente scritto<\/strong><br \/>\nParlavano ancora ed io li sentivo come soffusi, annebbiato dalla speranza di svegliarmi, fra un po&#8217;, dopo pochi minuti, con Francesco che mi rimproverava e con la partita ancora da giocare:\u00a005 luglio 1982, Italia &#8211; Brasile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>&#8220;&#8230;<\/em><\/strong><strong><em>Luna di Roma dimmi tu,<br \/>\nparlami delle canzoni che escono dagli edifici,<br \/>\ndei nostri sogni assurdi che si sono avverati&#8230;&#8221;<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">P.s. Il pezzo una risceneggiatura del un video ideato e realizzato da<strong> Francesco Falconi<\/strong> e dai suoi amici dei quali rimane la totale &#8220;propriet\u00e0&#8221; dell&#8217;idea originale. Video presto pubblicato anche qui su questo blog. Un grazie a <strong>Vale G<\/strong> senza la quale, fra le altre cose bele che mi sono capitate,\u00a0 non avrei conosciuto Francesco e la sua cerchia di amici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Ponto?!?. Oh, Ch\u00ec, te ricordi? Te ricordi il 5 Luglio 1982?&#8221; Millenovecentoottantadue, tutta una parola, d&#8217;un fiato: consapevole, asciutta. Sotto il neon biancastro il pallore del cranio lucidato dagli anni. Dietro la mano, passata sul viso, veloce, in una smorfia di scocciatura e d&#8217;abitudine, due occhi svegli ed ancora curiosi. Scontenti. 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