{"id":2401,"date":"2014-09-02T13:20:14","date_gmt":"2014-09-02T11:20:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/?p=2401"},"modified":"2014-10-17T09:51:33","modified_gmt":"2014-10-17T07:51:33","slug":"il-bar-le-grandi-speranze-il-tennis-il-campo-da-basket-i-pensieri-nel-tunnel-e-la-scaramanzia-di-un-coach","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/index.php\/2014\/09\/02\/il-bar-le-grandi-speranze-il-tennis-il-campo-da-basket-i-pensieri-nel-tunnel-e-la-scaramanzia-di-un-coach\/","title":{"rendered":"Il bar, le grandi speranze, il tennis, il campo da basket, i pensieri nel tunnel e la scaramanzia di un Coach"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/campo-vuoto-morena.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter  wp-image-2403\" src=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/campo-vuoto-morena.jpg\" alt=\"campo vuoto morena\" width=\"346\" height=\"260\" srcset=\"https:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/campo-vuoto-morena.jpg 2592w, https:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/campo-vuoto-morena-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/campo-vuoto-morena-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/campo-vuoto-morena-900x675.jpg 900w\" sizes=\"(max-width: 346px) 100vw, 346px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">So da me che il titolo \u00e8 un tourbillon che apparentemente pare senza senso..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ludovico Einaudi<\/strong> non c&#8217;entra nulla, ma \u00e8 il sottofondo che ho scelto mentre picchio sui tasti; e mi calma e poi mi porta su e mi ricorda e mi sostiene: dolce, amaro, poi dolciastro e consapevole di un bello che nelle parole non riesce ad entrare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cos\u00ec&#8217; ieri sono tornato sul campo da basket<\/strong>, dopo un paio di mesi, per l&#8217;inizio della stagione. Allenamenti da programmare, persone da incontrare, vecchi e nuovi progetti, un po&#8217; di mercato ed accordi da raggiungere, &#8220;forte&#8221; della nuova tessera strappata con fatica.<br \/>\n<strong>Ci sono giornate nelle quali non sento pi\u00f9 molto mio quel campo, il tunnel degli spogliatoi dal quale tante volte sono uscito dietro ai miei giocatori e nel quale sono rientrato mascherando emozioni dopo una vittoria cos\u00ec come dopo una sconfitta.<\/strong><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre il pubblico fa rumore li porto dentro. Basta un gesto, mentre si scaldano e tirano, mentre pare che non stiano a guardare e sentire nessuno, mentre gli altoparlanti fanno un rumore di musica che poi a nessuno piace e che nessuno ascolta.<br \/>\nL&#8217;indice fuori, il braccio che ruota attorno al gomito, come a dire &#8220;<em>tutti<\/em>&#8220;,\u00a0 il pollice fuori dal pugno chiuso, indica dietro le mie spalle. Qualcuno si attarda, qualcuno va dentro gi\u00e0 pensando un po&#8217; ansioso a quando la rumba, l\u00e0 sul campo, comincer\u00e0 sul serio.<br \/>\n<strong>Io cammino dietro, lento<\/strong>. Nei pochi passi del piccolo tunnel ascolto il rumore delle scarpe, faccio suonare la piccola grata sulla finestra della segreteria.<br \/>\n<strong>E&#8217; l\u00ec che raccolgo le idee, che abbozzo un discorso che far\u00e0 leva sulle mie e sulle loro emozioni<\/strong>: solo l\u00ec, mai prima, tanto meno nei giorni prima. Cosa c&#8217;\u00e8 da preparare o fingere? Sar\u00f2 emozionato, ogni volta: avr\u00f2 speranze e paure, cercher\u00f2 di essere adeguato, di aiutarli, di proteggerli. Non devo prepararmi, lo farei con sincerit\u00e0 ogni giorno. Cos\u00ec \u00e8 nel piccolo e corto tunnel che raccolgo le parole.<br \/>\n<strong>Poi li vedo seduti, ognuno al suo solito posto. In silenzio, attenti, come se stessimo per rivelare loro una grande verit\u00e0<\/strong>. Quando il discorso funziona lo vedo perch\u00e9 qualcuno cambia espressione, perch\u00e9 a qualcuno monta la rabbia, ad alcuni la paura, perch\u00e9 qualcuno guarda in basso, perch\u00e9 qualcuno cerca conferma negli sgorbi sulla lavagnetta.<br \/>\nMi piacerebbe avere un video, per ogni discorso, ma poi perderemmo quella naturalezza e cos\u00ec affido alle nostre stesse memorie tutto l&#8217;archivio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando la porta si apre \u00e8 come un risalire da una costosa apnea: aria, rumore, voci della gente che aspetta. Una bolla che si rompe e tutto entra.<\/strong><br \/>\nEscono, qualcuno si carica &#8220;dando il 5&#8221; ai compagni, a Stefano fermo l\u00e0 sulla porta, oppure sbattendo il palmo delle mani sulla porta di ferro che facendo rumore fa da tamburo, un tamburo che annuncia una piccola meravigliosa battaglia.<br \/>\n<strong>Io esco per ultimo e nel ritorno del piccolo tunnel penso sempre a mio padre<\/strong>. Lo saluto, ed\u00a0 a modo mio ci diciamo 2 parole. <strong>Allora comincia la scaramanzia<\/strong>, il raccoglimento privato.<br \/>\nTaglio il campo, camminando: <strong>il segno della croce<\/strong>, del buon cristiano, anche se poi non lo sono davvero, anche se poi qualche bestemmia scivoler\u00e0, con tutto il suo pentimento conseguente. Qualcuno mi ha chiesto se facendolo io chieda una vittoria. No.<br \/>\nSarebbe codardo chiederlo soprattutto per gli scivoloni della rabbia e le male parole. No.. Chiedo che nessuno dei miei si faccia male, solo questo.<br \/>\n<strong>Ho un portafortuna che nessuno credo abbia mai notato.<\/strong> Riposa nella mia tasca destra della tuta da gara.<br \/>\nUn piccolo sasso, semplice e duro, resistente e stondato: ha un senso speciale per me, per la sua forma, per il suo materiale, perch\u00e9 <em>&#8220;lui sa&#8221;<\/em>, perch\u00e9 viene da lontano, perch\u00e9 ha esperienza, perch\u00e9 non ha pi\u00f9 spigoli, perch\u00e9 ha visto tanta acqua passare. Lo stringo nel palmo, poi apro la mano, ci butto gli occhi e lo rimetto al suo posto.<br \/>\n<strong>Un ultimo rito: busso le mie nocche sulla mia lavagnetta<\/strong>. Sveglio gli dei della pallacanestro.<br \/>\nNei templi Giainisti dell&#8217;india, entrando, si suona una campana per svegliare le divinit\u00e0 e chiedere loro di intervenire. E&#8217; l\u00ec che l&#8217;ho imparato, viaggiando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cos\u00ec arrivo al dunque e spiego il titolo.<\/strong> Il campo da basket, per chi lo vive davvero, \u00e8 qualcosa, qualcuno, un posto, un rifugio. <strong>Questo mi fa venire un mente un libro: <em>Il bar delle grandi speranze<\/em> di J. R. Moehringer<\/strong>. C&#8217; un passo, molto intenso, di quel libro, e lo riporto qui sotto. Parla di un posto che per quanto mi riguarda potrebbe essere il campo da basket.<br \/>\nDello stesso autore, in questi giorni, sto leggendo <em><strong>Open<\/strong><\/em>,<strong> la biografia del famoso tennista Andr\u00e9 Agassi<\/strong>. Non amo il tennis, per nulla. E nemmeno Agassi lo ama. Gi\u00e0, chi lo avrebbe mai detto ?<br \/>\nLa storia \u00e8 sorprendente e bella. Dura e poetica, ovviamente ben scritta (L&#8217;autore \u00e8 pur sempre un premio Pulitzer e seppure usasse ghost writers, ne userebbe di grandi !).<br \/>\nUn libro che consiglio, una storia di vita e di sport.<\/p>\n<blockquote><p><em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Ci andavamo per ogni nostro bisogno.<\/strong><\/span><\/em><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Quando avevamo sete, naturalmente, e fame, e quando eravamo stanchi morti.<\/strong><\/span><\/em><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Ci andavamo se eravamo felici, per festeggiare, e quand\u2019eravamo tristi per tenere il broncio.<\/strong><\/span><\/em><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Ci andavamo dopo i matrimoni e i funerali, a prendere qualcosa per calmarci i nervi, e appena prima per farci coraggio.<\/strong><\/span><\/em><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Ci andavamo quando non sapevamo di cosa avevamo bisogno, nella speranza che qualcuno ce lo dicesse.<\/strong><\/span><\/em><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Ci andavamo in cerca di amore o di sesso o di guai, o di qualcuno che era sparito, perch\u00e8 prima o poi capitava l\u00ec.<\/strong><\/span><\/em><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Ci andavamo sopratutto quando avevamo bisogno di essere ritrovati<\/strong><\/span><\/em><br \/>\n\u201d J. R Moeringher \u201d<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>So da me che il titolo \u00e8 un tourbillon che apparentemente pare senza senso.. 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