{"id":2824,"date":"2016-05-11T20:15:34","date_gmt":"2016-05-11T19:15:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/?p=2824"},"modified":"2016-05-11T10:29:03","modified_gmt":"2016-05-11T09:29:03","slug":"piove-sabbia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/index.php\/2016\/05\/11\/piove-sabbia\/","title":{"rendered":"Piove sabbia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Khe-Sanh-Danger.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-medium wp-image-2829 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Khe-Sanh-Danger-300x206.jpg\" alt=\"Khe Sanh Danger (Robert Capa)\" width=\"300\" height=\"206\" srcset=\"https:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Khe-Sanh-Danger-300x206.jpg 300w, https:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Khe-Sanh-Danger.jpg 950w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Stamattina una pioggia calda insabbia l\u2019aria e pian piano confonde fino a seppelirlo un risveglio stentato. Queste gocce che sembrano di <strong>sabbia sporca<\/strong>, gonfie di un afa che promette il suo arrivo, mi fanno venire in mente il <strong>Vietnam<\/strong> e quella pazienza dei bufali sotto la pioggia, quella fanghiglia figlia delle mattine operose dei contadini, quelle vecchie foto di guerra con i soldati stanchi e scavati in viso, quelle scene dei film mediati dalle righe di qualche inviato come <strong>Herr<\/strong>.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sto ancora leggendo <strong>Dispacci<\/strong>: \u00e8 un libro che non voglio finire e che porto appresso da tempo, che vado centellinando, appuntando, gustando. \u00c8 stato alla base delle scene dei pi\u00f9 belli e completi film di guerra e leggendolo si riconoscono i visi degli attori, si ricollegano aneddoti, dialoghi, fatti storici da andare a ripassare.\u00a0Avevo avuto l\u2019idea di crearne una sorta di costola privata che potesse fungere da riassunto, che integrasse i fatti e le date principali, alcuni riferimenti del mio ultimo viaggio, ma <strong>il lavoro mi ha divorato l\u2019umore ed un po di carattere<\/strong> cos\u00ec che sul treno sonnecchio aspettando che torni la connessione internet utile a qualche email dal testo troppo mediato per via di un ruolo lavorativo, un ruolo che allo stesso tempo non avrei voluto ma che rispetto e benedico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mi sento pi\u00f9 furbo e forte <\/strong>anche se avrei voglia di rifugiarmi a casa; sono vivo e pi\u00f9 ricco: ho seguito, finanziandoli, 3 progetti su kickstarter, ho un nuovo volo da prendere, una citt\u00e0 da condividere ed imparare e soprattutto <strong>ho spazzato via, finalmente, quell\u2019orrenda sensazione che avevo la notte, rientrando a casa, guidando le ultime curve della strada stretta, chiedendomi se quello sarebbe stato il mio quartiere, se avessi dovuto cambiare ancora abitudini, se quella sarebbe stata la mia casa come speravo, se avrei dovuto impacchettare, organizzare.<\/strong> Ora, e non ho voglia di scriverne nei dettagli per una forma di meravigliosa riservatezza, so che star\u00f2 li.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse il lavoro e la morsa stretta di quelle povere prepotenze quotidiane da sopportare, vanno incasellati come un viatico per le cose migliori, private, un costoso biglietto, un boccone un po&#8217; amaro, un controllo lungo, scorretto e puntiglioso da sopportare, uno di quei controlli dei supponenti ufficiali dell\u2019est Europa che sarebbe bello poter rincontrare oggi proprio per vederli comportarsi in maniera pi\u00f9 mite, proprio per testimoniare a loro stessi quanto fosse povero ma comodo sfruttare quella posizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Si, ne sono certo, \u00e8 cos\u00ec, e me ne rendo conto mentre dal finestrino mi investe il primo raggio di sole dopo la pioggia stanca di stamattina, mentre due ragazzi davanti a me utilizzano un adattatore per collegare due paia di cuffie allo stesso apparecchio, alla stessa canzone da ascoltare ad occhi chiusi.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora si tengono la mano ed io sto meglio, come Nanni Moretti in Bianca quando sentiva di aver evitato che una coppia litigasse.<\/p>\n<blockquote><p><em>C&#8217;era una carta del Vietnam sul muro del mio appartamento di Saigon e certe notti che tornavo tardi in citt\u00e0 mi buttavo sul letto e stavo a guardarla, cos\u00ec stanco da non riuscire a fare niente di pi\u00f9 che togliermi gli stivali. Quella carte era una meraviglia, specialmente adesso che non corrispondeva pi\u00f9 alla realt\u00e0. Intanto, era molto vecchia. L&#8217;aveva lasciata l\u00ec anni prima un altro inquilino, probabilmente un francese, dato che era stata fatta a Parigi. Anni e anni di caldo umido a Saigon avevano deformato la carta nella cornice, e avevano lasciato una patina sui paesi che raffigurava. Il Vietnam era suddiviso negli antichi territori di Tonchino, Annan e Cocincina, e a ovest, oltre il Laos e la Cambogia, stava il Siam, un regno. \u00c8 vecchia, dicevo a chi veniva a trovarmi, \u00e8 una carta molto, molto vecchia.<\/em><\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stamattina una pioggia calda insabbia l\u2019aria e pian piano confonde fino a seppelirlo un risveglio stentato. 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