{"id":3272,"date":"2018-08-23T03:44:18","date_gmt":"2018-08-23T02:44:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/?p=3272"},"modified":"2018-08-23T04:57:35","modified_gmt":"2018-08-23T03:57:35","slug":"direzione-pechino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/index.php\/2018\/08\/23\/direzione-pechino\/","title":{"rendered":"Direzione Pechino"},"content":{"rendered":"<div style=\"width: 280px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium\" src=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/img_4039.jpg\" alt=\"\" width=\"270\" height=\"360\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Treno verso Pechino\/Beijing<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">In treno verso Pechino come la chiamiamo in Italia, Beijing come si chiama in realt\u00e0, verso Khanbalik (la citt\u00e0 del Khan) come la chiamavano i mongoli di Gengis Khan prima e come la chiamarono successivamente i sudditi di Kublai Khan, suo nipote.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una citt\u00e0 il cui nome letteralmente significa \u201c<em>capitale del nord\u201d<\/em>, una citt\u00e0 oggi di certo diversa da quella che vide e visse Marco Polo ma comunque densa di storia e di profumi, di odori e tradizioni mescolate nel tempo e negli usi dei popoli che si sono alternati. <!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dinastie e conquiste, profonde tracce del passato<\/strong>, ma un citt\u00e0 diretta ciecamente verso il futuro, ecco cosa troveremo, cosa in parte immagino, cosa ho letto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una citt\u00e0 nata con la dinastia cinese di origine nomade Liao (circa 907), distrutta, assoggettata e quindi profondamente cambiata dall\u2019impero mongolo di Gengis Khan nel 1215, risorta con la dinastia cinese Ming che di fatto ha posto le basi urbanistiche e non solo, della citt\u00e0 odierna, divenuta realmente tale nel 1949 con l\u2019esercito e Mao Zedong, con la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da li a qui la citt\u00e0 ha gradualmente perso grande parte degli edifici storici, degli archi decorativi, del carattere originale: il prezzo pagato al progresso leggendo la guida pare essere stato piuttosto ingente e se si pensa che molto spesso si sono ridotti in polvere metri quadrati di storia per agevolare il traffico la ferita pare ancora pi\u00f9 sanguinosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019arrivo \u00e8 piuttosto semplice nonostante il digiuno a causa del sonno in treno durante il servizio pasti, nonostante le scarse indicazioni della metropolitana cinese, nonostante la macchina dei biglietti accetti solo banconote da cinque e dieci e solo col viso di Mao non troppo nuovo n\u00e9 troppo stropicciato. Zaini in spala arriviamo a piedi alla via del nostro hotel scoprendo che alloggeremo nel mezzo degli <strong>Hutong<\/strong>, vicoli quartieri storici, pi\u00f9 che altro dedali di vicoli con negozi vari di artigianato, alimentari, ristoranti dislocati sulla via maggiore e piccole locande, cortili privati, porte storiche, agglomerati di casette basse nelle vie che si dipanano da quella.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La sorpresa \u00e8 bella, meno il corpo a corpo a cui siamo costretti per percorrere i 600 metri circa che separano la stazione della metro dalla porta del nostro hotel<\/strong>: un esercito di persone in stato catatonico cammina lento e senza direzione scattando centinaia di inutili foto con discutibilissimi sfondi, altri mangiano camminando rovesciandosi addosso di tutto, facendo cadere cibo e bevande, la maggior parte, comunque, ha il telefono in mano e legge, chatta, guarda film, gioca a videogame. Una situazione che mi \u00e8 sembrata pi\u00f9 rovinosa che a Shanghai, preoccupante sul serio visto che le persone camminano, inciampano, sbattono, si fermano nel mezzo di una via noncuranti di chi altri vorrebbe passare. L\u2019importante \u00e8 rispondere al messaggio, continuare a leggere, finire la partita: persone adulte che ignorano i propri figli, che camminano a testa china quasi noncuranti del posto. A questo va unito il fattore determinante cinese, il numero, e la totale mancanza di buone maniere che determina cambi di direzione senza logica, code non rispettate ed un atteggiamento generale che stimola alla rissa ogni 10 metri considerato che il cinese medio non concepisce il concetto di spazio vitale e se siete fermi anche fosse in un angolo, probabilmente un cinese arriver\u00e0, si fermer\u00e0 tanto vicino a voi da potervi pestare i piedi e per esempio comincer\u00e0 a mangiare sbrodolandosi oppure a sputare in terra o semplicemente sosterr\u00e0 a 10 cm da voi anche foste entrambi sudati e sotto il sole, anche se avrebbe altro spazio pi\u00f9 avanti. Un qualcosa di inspiegabile e figlio della totale mancanza di educazione civica che un paese cos\u00ec ricco di storia e meraviglie non dovrebbe accettare n\u00e9 dovrebbe aver mai sviluppato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tempo di mollare gli zaini nel nuovissimo albergo e via fra i vicoli, ma nelle traverse stavolta: <strong>vecchie signore siedono sventolandosi con ventagli artistici fuori da porte lucide, rosse e sormontate da travi di legno nero lavorato. Luci fioche illuminano cortili dai quali diramano vicoli piccini da sembrare ad ogni metro la fine della strada<\/strong>: lungo questi riposano bici sgangherate e piccoli motorini elettrici, curiose finestrelle rivelano vite private, piccole abitazioni e pi\u00f9 ci addentriamo pi\u00f9 scopriamo la profondit\u00e0 del quartiere, la calma, la riservatezza e la storia degli <strong>Hutong<\/strong> reali, distanti dalla bolgia della via principale resa commercialmente nuova ed attraente per quell\u2019esercito di automi gi\u00e0 detto. Dalle cucine delle piccole locande buie esce un fumo a tratti denso e grasso; l&#8217;odore di carne arrostita e speziata da sesamo e cumino attrae nonostante si senta benissimo che aglio e porro siano presenti in ogni dove.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nessuno parla inglese, eppure <strong>la gente di Pechino pare pi\u00f9 ospitale<\/strong>, pi\u00f9 disposta ad aiutare, a sorridere ,a comprendere e conquistare gli occidentali. In un piccolo forno compro una sorta di panino con carne e verza su consiglio di un muratore in pausa e dopo le domande gestuali del sorridente e sdentato panettiere; pi\u00f9 avanti punto la macchina fotografica sulle rughe di una anziana che scaccia lo scatto a grandi gesti, sulla destra conto oltre 20 contatori elettrici alloggiati dopo il primo ingresso del vicolo che riparte da una traversa del vicolo che gi\u00e0 di suo era secondario: le piccole famiglie vivono stipate l\u00ec dentro, l\u00ec dietro. Le case non hanno bagni, lo deduciamo vedendo uscire le persone locali da casa ed entrare nei bagni che credevamo solo pubblici ma che invece rivestono doppia funzione o che potremmo dire pubblici in senso meno lato del termine, ossia comuni, tipo campeggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo spazio \u00e8 microscopico, il labirinto notevole e mi \u00e8 impossibile non immaginare, chiedermi come possa essere la vita l\u00ec ora, come fosse al tempo, in quale tempo, mi \u00e8 impossibile non chiedermi come vivano quelle facce che ho fotografato, chi siano, quali siano le loro storie, le loro delusioni, i loro sogni, come pensi un giovane che vive li.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seduta sotto un piccolo portico scalcinato una famigliola ci invita ad entrare per mangiare da loro, improvvisato \u201cristorante\u201d: decliniamo non del tutto convinti considerata la media della ristorazione ufficiale e proseguiamo a camminare. Trovo assurdo che qui dietro sia di giorno che di notte, qui dove pare che gli Hutong siano pi\u00f9 autentici, la folla non si accalchi e che continui a fare avanti ed indietro sulla via principale ormai equiparabile ad una vita occidentale, lo trovo assurdo e volgare, fastidioso e stupido ma forse gli Hutong sono cos\u00ec proprio perch\u00e9 calmi e poco assaltati dai turisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec questa \u00e8 la prima Beijing che si mostra, questo il reticolo urbano dei Ming, questa la cucina speziata e decisa delle carni di capra e montone del popolo di Kublai Khan, questi i vicoli decadenti ed untuosi ma pur sempre dignitosi degli Hutong.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nei sorrisi rugosi ed un po\u2019 sdentati degli anziani di questi vicoli mi pare di trovare pi\u00f9 riparo e soddisfazione che nei visi severi ed arrivisti incontrati a Shanghai dove l\u2019occidentale pare in ogni situazione, fosse anche la pi\u00f9 banale, un problema del quale liberarsi pi\u00f9 in fretta possibile.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una sola riflessione mi consegna alla notte da dormire meno disteso: qui attorno i giovani li ho solo immaginati, di loro mi sono solo domandato gli Hutong sono abitati, animati, da gente ben oltre 40 anni e cos\u00ec in un attimo mi viene in testa che la loro stessa caratteristica sar\u00e0 forse la loro stessa condanna e che tutto questo cos\u00ec speciale, finir\u00e0 forse presto, che fra qualche anno sar\u00e0 cambiato come la via principale sulla quale sorge quello che ora invece mi appaiono come mostri, il nostro albergo ed i suoi comfort.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">M\u2019assalgono l\u2019ansia e la fame di viaggiare, di scattare foto, di conservare, di raccontare, di scrivere. Sono stanco, serro i denti, sogner\u00f2 male.<\/p>\n<div style=\"width: 280px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium\" src=\"http:\/\/www.mynirvana.it\/ilcircodelleparole\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/img_4031.jpg\" alt=\"\" width=\"270\" height=\"202\" \/><p class=\"wp-caption-text\">Stazione di Shanghai Honquiao<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In treno verso Pechino come la chiamiamo in Italia, Beijing come si chiama in realt\u00e0, verso Khanbalik (la citt\u00e0 del Khan) come la chiamavano i mongoli di Gengis Khan prima e come la chiamarono successivamente i sudditi di Kublai Khan, suo nipote. 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