Motivazioni, involuzioni e qualche dubbio. Un coach “solo”.

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Senza azzardi posso dire che stiamo andando bene, che la squadra mi segue, che a parte momenti di confusione momentanea i risultati sono arrivati. Ad oggi siamo a 6 vinte e due perse di cui una ai tempi supplementari, cosa non trascurabile visto che questo campionato prevede 1 punto per chi perde ai tempi supplementari.

Il passaggio turno (8 squadre nel girone e 3 che passeranno alla fase successiva) non è affatto scontato visto anche che la fortuna ci ha regalato un girone molto combattivo con 4 squadre candidate al passaggio turno ed una quinta che disturba (una delle nostre amarissime sconfitte….).

Nelle partite più semplici, anche se il mio credo è non prendere sottogamba nulla, e giocare sempre al meglio delle proprie possibilità, ho cercato chiaramente di dare spazio a chi in genere gode di minor minutaggio ed a chi pensa che sia io in errore rispetto alle scelte.

I fatti però dimostrano che, purtroppo o per fortuna, ho ragione io. Quello che ho constatato e che mi stupisce è la scarsa motivazione in alcuni giocatori che pur avendo poche possibilità non riescono ad entrare in campo in maniera determinata per fare bene, per convincermi a metterli in campo ancora. Superficialità, approssimazioni ed atteggiamento di gioco tipo campetto con amici: gioco tanto per fare, come viene viene; e questo no, non è quello che professo, quello che mostro, quello che chiedo e che mostro negli allenamenti.

Cosa peggiore: constatare superficialità anche nei giocatori di cui mi fido di più e che rendono, in effetti di più: approcciano le partite non per sfogarsi e dimostrare di essere migliori degli avversari. Anche in questo caso, approssimazione se sono in campo con i compagni meno dotati tecnicamente. Il segno è evidente: qualcosa di questo atteggiamento è figlio di miei errori motivazionali, forse nei discorsi pre partita, anche se poi proprio in questo, affermo il contrario parlando ai miei giocatori. Il mio timore ora è quello, ed è un timore che mi incalza visto che siamo alla vigilia di una striscia di gare fuori casa dove dovremo fare punti andando a fare visita alle altre pretendenti al passaggio turno.

Anche nel mio lavoro gestisco persone e lì come nel basket molte persone hanno avuto modo di apprezzare le mie parole e le spinte emotive fornite: evidentemente qui devo fare di più visto che non riesco a smuovere alcuni caratteri.

La difficoltà, lo confesso e non lo faccio per evitare di mettermi in discussione, è legata al fatto che molti dei ragazzi del mio gruppo pagano una quota partecipativa e che i ragazzi che pagano tale quota sono, di fatto, quelli tecnicamente più scarsi . La quota da pagare non è una punizione od una ghettizzazione ma il risultato di altre logiche societarie (esclusione “di lusso” dalla serie D, giocatori che fanno da Under in serie D).

Se da settembre ad oggi nessun componente del gruppo si è allontanato pur pagando, pur giocando poco è perché, credo, ha constatato un buon clima, una idea di gioco, una crescita personale e di squadra: il risultato fin qui è buono sotto questo profilo. Sotto il profilo di crescita tecnica invece meno.

Alcuni hanno tirato fuori “colpi” che non avevano mai mostrato: una scarsa ala che ha cominciato a giocare tardi a pallacanestro, spostata sotto canestro in un gioco da pivot (in realtà il nostro gioco, proprio per l’assenza di veri pivot non richiede vere doti tecniche e fisiche da Pivot), sta crescendo, segna qualche punto, mostra intelligenza di gioco che sia un blocco, un gioco a due, il senso di posizione.
Un altro esempio è un giovane, veloce nella corsa e molto insicuro caratterialmente. Nel gioco in transizione è efficace, al tiro è migliorato. La costanza è ancora la sua pecca: nelle serate storte pare un giocatore da mettere da parte, nelle migliori un buonissimo giocatore fra l’altro futuribile.

In due persone ho notato una involuzione al tiro nonostante io dedichi circa il 60-7’0% dei miei allenamenti al tiro statico, dinamico, dopo passaggio, in esercizi che propongano parti dei nostri schemi di gioco. Mi interrogo e mi martello: almeno uno dei due è fondamentale essendo il mio sesto, settimo uomo: nel gioco veloce, in penetrazione funziona, al tiro è peggiorato. Perché?

Certe volte, da coach ci si sente un po’ soli. Non perduti in mezzo ai dubbi o smarriti tecnicamente ma soli per eccesso di riflessioni, per decisioni difficili da prendere a livello umano nel tentativo di muovere coscienze e caratteri. A volte è come un non poterne parlare, un dover tenere alcuni ragionamenti a livello intimo per bisogno di riservatezza e metabolizzazione delle emozioni conseguenti ai dubbi stessi.

E stata l’ultimo cosa che ho pensato ieri notte prendendo sono dopo una facile vittoria ed un futuro tutto in salita.
Una salita su cui pedalare forte però mi piace e so che è alla nostra portata.

Massimo

P.S. Sono felice perché uno dei miei migliori giocatori incarna il mio carattere sportivo: è “cattivo”, entra in campo sempre per fare bene, sempre motivato, sempre pronto di testa. Che parta in quintetto iniziale o che sia seduto per altre ragioni. Entra in campo e non pensa a chi ha davanti. Entra in campo per rubare palla per fare canestro.

 

 

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