Gen 05
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bar via Magenta, Roma (foto da Google maps)
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Oggi ho ordinato un caffè commosso, un caffè che è diverso da quello macchiato, da quello corretto.
Si, perché al bar era l’ultimo giorno.
Così ho fatto colazione pure se l’avevo già fatta a casa, tanto per salutare tutti con poche parole.
La vecchia signora alla cassa m’ha sorriso come al solito e m’ha chiesto se sapessi che sarebbe stato l’ultimo giorno.
” e lo so sì signò!” Forse stamattina ho tardato ad uscire da casa anche per questo.
Ho risposto di si e parlato per poco, per dire che a volte un cambiamento, per quanto difficile, è necessario, che ci vuole coraggio, che lo so, perché ci sono passato.
Le ho detto che li ammiro e le ho augurato buona fortuna mentre gli occhi si lucidavano e continuavamo a guardarci da un lato all’altro del bancone.
Stupiti tutti e 4 (madre, padre e figlio, la famiglia di gestori), del rapporto che s’era creato senza che nessuno sapesse molto dell’altro siamo riusciti a dirci poco ma sono sicuro a capirci molto.
Impacchettare, ordinare, chiudere, andare: significa avere appunto coraggio, resistere agli attacchi di rabbia, sconforto, all’orda dei ricordi che sembrano tessere impazzite di un mosaico che consoci, di un’immagine in quel momento impossibile da fissare: giorno per giorno,la tua vita.
Come al solito il bar è teatro di ricordi.
Pure stavolta se ne va un pezzo di Roma com’era una volta, di Roma come ce la ricordiamo noi figli di mignotta innamorati .
“Bòna fortuna!”, e sono uscito senza girarmi più.
Ago 29
MassimoInfinito, Viaggio, Viaggio in Vietnam, Laos, Cambogia cambogia, ho chi minh city, laos, massimo soldini, racconti dii viaggio, saigon, vietnam

Saigon, Ho Chi Minh city, come si chiama ora.
È già notte, preparo lo zaino,mancano un paio di pezzi da pubblicare, ascolto jazz su spotify, cerco le ultime informazioni su web, leggo della storia di Charlie Parker, ripenso alla mia.
Al ristorante ho parlato della mia famiglia, di mio padre, di abbracci spezzati, di quelli mai dati, di figli solo pensati.
Qui nel sud est asiatico mi sono nascosto più volte, anche ques’anno. È stato un viaggio meraviglioso ed importante, un viaggio che avrei voluto saper scrivere meglio, che in parte finirò di scrivere e di mostrare, pubblicando qualche galleria di foto.
Come il Mekong, dopo un lungo cammino, dopo tanta strada, dopo tanti cambiamenti, eccomi a Saigon, alla foce, alla fine di un cammino. Continua a leggere….
Lug 22
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È notte ed io bruxo. Domattina è fra poco. Roma sarà vuota, boccheggiante come un pesce rosso annoiato ed io penserò ad aspettare sabato, temendo tradisca le aspettative, odiando l’idea e me stesso che mi sento sempre colpevole dello stesso crimine.
Il treno s’affanna mettendo il naso fra ultimi binari della stazione, cammino fra le persone che tengono ll naso all’insù, puntato sul Continua a leggere….
Giu 25
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Io cammino poco, per non piegare le scarpe nuove che indosso, le stesse che poi annuso per verificare se abbiano ancora l’odore di cuoio.
Le lucido spesso e le rimiro e le ripongo nella loro scatola con tanto di carta dentro ad ognuna, carta che le tiene in forma più altra carta, di quella rumorosa che esiste solo nelle scatole di scarpe, messa lì attorno, così che poi non si graffino.
Annuso i sigari, tolti dall’umidificatore, oppure appena scartati, tagliati, pronti per l’accensione. Continua a leggere….
Mag 19
MassimoInfinito, Lettere a Sophie, Loretta, Racconti andare, chiusura lampo, fatamorgana, infinito, lettere a S., massimo soldini, zaino, zip

Il rumore della chiusura lampo e la visione della tasca chiusa alla perfezione lo facevano sentire organizzato, pronto al viaggio.
Che fosse quella della giacca, quella dello zaino oppure quella della borsa: aver sistemato gli oggetti ed essere riuscito a chiudere gli dava sicurezza, consapevolezza di poter andare, affrontare. Continua a leggere….
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