Feb 20
MassimoBrevetti e teorie, Infinito, Papà - Il mio progetto più grande e folle carnevale, castagnole, frappe, gatti in tangenziale, infinito, intelligenza atificiale, masini, massimo soldini, mescolare, nepotismo, ovetto kinder., pooh, scout, tozzi

Ma nonna, riprodotta fedelmente con AI nella nostra cucina a Roma, Montesacro.
Mi sono sempre chiesto dove vadano i gatti sui cavalcavia, che facciano di notte sul GRA di Roma, cosa li spinga ad allontanarsi così, non essendo randagi, essendo invece ben curati, visti pure i rischi che le loro carcasse spesso testimoniano.
Come i delfini che vanno a spiaggiarsi, forse per morire, forse perché solo malati, anche i gatti, in tangenziale, fanno qualcosa del genere?
Ieri una brutta giornata di depressione lavorativa, così che alla sera mi venissero in mente solo le canzoni di Morandi, Umberto Tozzi o dei Pooh: diciamo un vecchiume non ben determinato ma senza dubbio un indice di malessere. Quantomeno non ancora a livello: mi viene in mente di canticchiare Masini.
Continua a leggere….
Gen 22
MassimoInfinito Dalila Brocchi., Four songs, Helsingborg, Linnea Nordenback, massimo soldini, Natalie Schäfer, poesie, Ponton, ricorda, vera worbin
Ricorda
Ricorda di chiudere la porta, serrare le finestre, spegnere le candele,
tenere il passo,
vestire di chiaro.
Ricorda di guardarti attorno, guardare da entrambi i lati prima di attraversare, controllare i freni della bici, allacciarti le scarpe, sondare ogni via di fuga.
Ricorda di chiamare la nonna, andare a trovare i tuoi,
chiedere scusa,
abbracciare gli amici, organizzare uscite.
Ricorda il pericolo come un’ombra alle tue spalle, come l’eco di una voce presto estinta, come un veicolo lanciato nel crepuscolo, come per un soffio, come una morte improvvisa.
Ricorda il primo soccorso, il numero per le emergenze, come usare un defibrillatore,
cosa fare, il morso della speranza sul finale.
Ricorda il viso, l’odore, il suono della voce, il tocco della mano, di chiudere la porta.
Vera Worbin
Continua a leggere….
Lug 03
MassimoDeliri notturni dispacci, guerra del vietnam, inspirare, michael herr, saigon, vietnam

Inspirare
C’era una carta del Vietnam sul muro del mio appartamento di Saigon e certe notti che tornavo tardi in città mi buttavo sul letto e stavo a guardarla, così stanco da non riuscire a far niente di più che togliermi gli stivali. Quella carta era una meraviglia, specialmente adesso che non corrispondeva più alla realtà.
Intanto, era molto vecchia. L’aveva lasciata lì anni prima un altro inquilino, probabilmente un francese, dato che era stata fatta a Parigi. Anni e anni di caldo umido a Saigon avevano deformato la carta nella cornice, e avevano lasciato una patina sui paesi che raffigurava. Il Vietnam era suddiviso negli antichi territori di Tonchino, Annan e Cocincina, e a ovest, oltre il Laos e la Cambogia, stava il Siam, un regno. È vecchia, dicevo a chi veniva a trovarmi, è una carta molto, molto vecchia.
Se la terra morta potesse ritornare e perseguitarci come fanno i defunti, avrebbero potuto scrivere ATTUALE sulla mia carta e bruciare quelle che si usavano nel 64, ma, state tranquilli, non sarebbe successo niente del genere. Continua a leggere….
Giu 19
MassimoDeliri notturni
Ho letto molto, scritto altro, lavorato, perso un campionato di basket per soli 2 punti, sudato fatica vera su appunti che non so mai se prenderanno vita.
Insomma rieccomi se qualcuno si fosse mai chiesto che fine avessi fatto e dai contatori visite vedo che si, qualcuno ogni tanto vien qui, legge oppure accede alla home e poi va via: sogno sia perché con tristezza lo faccia dopo aver verificato che non c’è niente di nuovo, che lo faccia con frustrazione perché, invece, avrebbe voluto leggere qualcosa. Oppure oh, ci sta pure che entri ed esca pensando: no, no nera qui che sarei voluto essere.
Tipo adesso ci sono 5 visitatori on line: chi siano, da dove leggano non è importante: è la sensazione di aver seminato qualcosa che mi riempie.
Fa caldo, rimando tutto, figuriamoci la scrittura. Ho ancora serate giù al campo da basket, le bambine che escono presto da scuola, il pranzo da preparare, il jazz da ascoltare. In tutto questo sono costretto al lavoro.
Non aggiungerò né foto né tag perché appunto rimando tutto, perché fa caldo, perché m’è rimasto pesante il pranzo indiano.
Dic 23
MassimoMusica, libri, foto, film fitzgerald, lettere d'amore, massimo soldini, Sei per me la sola cosa al mondo, zelda, zelda fitzgerald, zelda sayre

Zelda Sayre
[Clinica Prangins, Nyon, Svizzera,autunno 1930]
Goofy, mio caro, non è stato forse un giorno incantevole?
Mi sono svegliata stamattina e il sole era sul mio tavolo come un pacchetto con un regalo di compleanno, così l’ho aperto e tantissime cose felici si sono messe a sfarfallare nell’aria: l’amore per Doo-do e il ricordo del tocco fresco della nostra pelle a contatto in altre mattine come una maestra di scuola. E tu mi hai telefonato e mi hai detto che ho scritto qualcosa che ti ha fatto piacere, tanto che non credo di essere mai stata così colma di felicità.
La luna scivola tra le montagne come una monetina perduta e i campi sono neri e pungenti e ti voglio qui vicino per poterti toccare nell’immobilità dell’autunno quasi come l’ultima eco dell’estate. L’orizzonte è disteso lungo la strada per Losanna e i campi succulenti come una ghigliottina e la luna sanguina sull’acqua e tu non sei così lontano perché io non possa sentire il profumo dei tuoi capelli nella secca brezza.
Continua a leggere….
Articoli più vecchi