Cielo rosso

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Daly waters, pic from Tripadvisor

C’è uno scirocco caldo e secco.

L’ho sentito stamattina uscendo di casa: non possono esserci 18 gradi in una metà mattina di marzo.

Ho sentito la sabbia nei miei pochi capelli, alzato lo sguardo e visto un cielo arrossato che mi parevano le gote d’ un bambinetto.Ho camminato lento guardando in su, pensando che lo scirocco soffia di 3 giorni in 3 giorni e che raramente soffia un giorno solo,che quando lo fa ti lascia a pensare che stia succedendo o che stia per succedere qualcosa di poco naturale.

Nasce secco, accumula umidità lungo il percorso, nel Mediterraneo, porta piogge dense di sabbia: si arricchisce durante il cammino, come un viaggiatore.

Ascoltandolo ho avuto voglia come di rifugiarmi, di prendere su una bottiglia di acqua, di chiudermi in auto ed allontanarmi come scappando da una tempesta, come per raggiungere un posto per mettermi in salvo. E’ un gioco mentale che faccio spesso, col freddo, con la pioggia, con il vento: fa parte di quelle mie deviazioni che mi porto dietro da quando ero bambino, di quei pensieri che ravvivo per prendere sonno mentre raccolgo le ginocchia al petto, sotto le coperte.

C’è un cielo rosso che pare arrabbiato ma che non pioverà: è un cielo che si trattiene, come me certe volte. Guiderò sotto quel cielo, tornerò domani sotto lo stesso proprio perché credo che anche stavolta il vento durerà 3 giorni. Guiderò facendo finta d’essere nel red center Australiano , di avere carburante a sufficienza per andare ancora, per sentirmi sicuro finché non arriverò in certe stazioni di servizio tipo Daly waters, col vecchio semaforo e quel profumo di uova a bacon, di certi french toast indimenticabili.

Camilleri una volta scrisse che lo scirocco è un’occasione di contemplazione, che ti lascia attonito a scrutare, a prendere atto. E’ come se quel soffiare fermasse un po’ il tempo.

“Roma è silenziosa e pesante, come fuori dal mondo, come intrecciata in se stessa e incantata. Lo scirocco persiste. I momenti più drammatici del tempo cadono qui senza eco, come nell’eternità” (Ferdinand Gregorovius)

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