Aspettare

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Aspetto di prendere sonno, mi giro nel letto.

Aspetto. Soltanto.

Aspetto che mi senta apposto, che arrivi il sonno, che il giorno sia distante.

Ho aspettato che la birra facesse effetto, poco fa, che fungesse da anestesia leggera, amnesia temporanea; la seconda invece l’ho bevuta aspettando che la prima..

Aspettare che la sveglia suoni, come quando ti sei svegliato qualche attimo “prima che” e non sai se dovrai esser triste oppure no.

Che il blog, questo blog, prenda vita: aspettare di finire di scrivere, aspettare l’idea buona, il coraggio di chiudere gli altri progetti, di riprendere in mano vecchie e nuove storie.
Aspettare il coraggio dimettere un punto, quel punto…

Ed allora aspetto, rimando, temporeggio.

Aspetto che parta l’autobus fermo qui sotto casa: scalda il motore, fa rumore, è notte piena e un quarto di luna si staglia (eh, aspettare si faccia piena?)

Rumore di ferro e vibrazioni di carrozzeria rattoppata Ed io aspetto, come se poi partito quello non ce ne fossero più altri e se fosse quello che mi blocca.
Rumore: ed aspetto carichi i freni sgasando,sferragliando.
Ne parte uno, ed io comunque  aspetto.
Aspetto di capire se non ce ne siano altri, se sia cominciato oppure no il turno di notte, la frequenza più rada.

Scrivo, cancello, aspetto un’idea buona per un inizio, una buona per una fine.

Aspetto che il pc installi gli aggiornamenti, poi che si spenga, poi l’interminabile ri-avvio con le idee buone che no, loro non aspettano mai, prendono e vanno.

Penso di scrivere “aspettare” ma …l’autobus, quello nuovo, non è ancora partito..

Aspetto, allora aspetto, ok?

…che la pasta sia cotta, continuando ad assaggiarla scottandomi le dita,

che la cassiera di Mc Donald’s mi dia il resto, mangiando patatine dal mio vassoio, con la faccia svagata come stessi rubando.

Aspettare al supermarket, finendo poi per comprare chewing-gum dal sapore improponibile, di quelli che esistono solo lì, ai margini della casse, disordinati sugli scaffaletti dell’ultim’ora.

Aspetto, che lei si arrivata, che si sia cambiata, che mi saluti con un bacio e che cominci a parlare. Poi aspetto finisca perché..dai che c’è il film..(!!)

Così succede lei finisca e che io debba aspettare che l’autobus (ancora?!?!!?) sia partito per poter sentire quella battuta del film che sapevo a memoria e che volevo comunque sentir meglio senza sapere perché.

…il programma che inizi, la rivista che arrivi, che l’acqua in palestra sia calda, che sia l’ora di uscire, e poi d’arrivare:

..che tutti siano andati via, che il campo sia vuoto, che ci sia silenzio, che sia tardi, che sia l’alba.

Aspettare…

…che finisca, che cominci, che mi chiami, che mi dica, che mi scriva, che si ricordi, che le piaccia.

Aspetto che venga…
Aspetto il piacere…
Aspetto il dovere…

…che arrivi l’offerta migliore, che cali il prezzo, che qualcuno se ne accorga, che esca la nuova versione, che i soldi siano un “tot”, che arrivi l’estate.

Aspettare, come per impennare il desiderio, come se poi fosse “di più″, “migliore”: e poi ti tocca aspettare perché quando arriva, quando succede no, non puoi crederci ti abbia deluso così tanto. E capisci che si, conviene aspettare la prossima volta.

Io aspetto che la palla da basket entri, mentre rotola lì sul cerchio dopo un tiro sbilenco dei miei, ed aspetto senza far nulla, a metà, sospeso fra la voglia di andare, saltare, fare qualcosa oppure di aspettare, fiducioso che serva.

…”che lei si giri”, mentre se lì che la guardi pensando che è meravigliosa e che se si girasse poi magari…

…che il cesso si liberi, che sia il tuo turno, che si liberi un posteggio sotto casa, che arrivino gli ospiti, che ci sia una nuova riunione di condominio per dire che aspetterai facciano non so cosa.

Aspetto che il meccanico finisca, che la moto riparta.

Aspettare, come se poi servisse a non sentire tradite le aspettative, come se rallentando il tempo restando lì immobile, in punta di piedi, tutto rappreso, qualcosa cambiasse, come se l’universo delle cose e dei fatti s’accorgesse che si, dai cazzo, stavolta è il tuo turno, basta aspettare!

Nel dubbio, io aspetto.
Come fossi in un eterno incrocio stradale. Aspetto che non passi nessuno e tutte le volte che un muso d’auto fa capolino penso che…semplice no? E’ meglio aspettare.

…che la birra sia fredda, che il caffè sia pronto, che arrivi il pacco, che si chiuda quell’asta, che arrivi quell’altra, che mi scappi la cacca, che passi l’ambulanza, che scatti il verde, che cambi il governo, quel giorno in cui non ci sia coda, l’aumento, un grazie, che mia madre capisca, che il Gianvi torni disponible su Skype.

Aspettare, sempre e comunque… “aspettare che”

Aspettare: cosa sarebbe un’idea, un evento, un concerto, se tu non fossi lì ad aspettarlo?

Certe volte ho creduto che senza aspettare qualcosa non sarebbe successo.

E così, aspetto ancora la volta buona, aspetto di riuscire a correggere, rimediare, di tornare indietro.

Aspetto di iniziare, anche se  potrei farlo perché il bus è partito e poi potrei cominciare ad aspettare il primo commento.
Certo, se pubblicassi.

Ma io aspetto.

Massimo

 

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