Emozioni al semaforo

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Tutte le volte penso che non ce la faccia, che è impossibile, troppo.

Ogni volta penso che”no, daaaaaai, così è davvero troppo”.

E guardo indietro mentre sono fermo con la moto oltre la linea d’arresto, al semaforo rosso.

Il lavavetri lava, appunto,insistendo con un automobilista rassegnato.

Ed è lì fermo che insapona, lento, ed è già rosso da un po’, perché  ci ha messo comunque del tempo per insistere e poi iniziare.

Il tempo passa, e guardo sul cruscotto della moto ed un minuto scatta, un minuto  iniziato chissà quando, ma è scattato, andato, è passato tempo…

E mi emoziono come sul finale di un film.

Ed ogni volta ho dubbi sul finale.

Lui è l’ che insapona, e ci ripassa su, indugia sulle cacche più resistenti mentre io comincio a sentire dentro l’ansia che sale, continuando a chiedermi quanto si incazzeranno quelli dietro, in coda, quando sarà finalmente verde e lui avrà ancora tutto il vetro insaponato.

Non potrà partire, suoneranno, insulteranno il lavavetri…

E continuo a mordermi il labbro, ogni maledetta volta che son lì, sulla spine, voltato indietro a pensare “dai, basta così. Su, dai, risciacqua,  non farai in tempo, daiiii

Ma lui è come se comandasse i colori del semaforo, se avesse in se la certezza di sapere il tempo fra un colore l’altro, alla perfezione. E noi spettatori a soffrire mentre lui ha già il finale ben scritto, mentre lavora serio e di impegno, come fosse un’attività per cui ha studiato, si è preparato.

Cambio il piede di appoggio, sento caldo. Cazzo, palpitazioni?

No, però emozione, adrenalina, ormai ci dovremmo quasi essere.
Allora mi giro, vedo il rosso e dò un inutile colpo di gas.

Resisto dal voltarmi così, penso, voltandomi fra un paio di secondi, vedrò che ha quasi finito e mi tranquillizzerò.

Ed invece no, maledetto sadico, lui è lì che insapona e l’omino dentro l’auto non si vede più, scomparso dietro minuscole bolle di sapone . La gola allora mi stringe, ormai è ansia incontrollata!

“E dai cazzo, dai che scatta, sbrigati, suoneranno, lo capisci o no?”
Come se poi, fosse grave sul serio

Sogno, a volte, situazioni del genere, sogno di essere in ritardo mostruoso, tanto da essere sproporzionato, irrecuperabile da rimprovero, da magrissima  figura.
Sogno tipo che devo essere a Milano fra un ora e sono ancora Roma: che m’invento?

Odio quell’orrenda sensazione e il lavavetri me la offre ogni giorno, ad ogni scatto di semaforo.
A volte, confesso, ci passo apposta ; ci passo quando sono tranquillo, sereno, ogni volta convinto che resisterò a quella scarica di adrenalina, alla sensazione di essere sul filo del rasoio.

Suoneranno? litigheranno?

“Dai cazzo, ancora se lì che insaponi? ”
Non ce la faccio, dai, porca puttana…e dentro mi ripeto veloce la polemica che ognuno è andato in giro sostenendo almeno una volta nella vita: “vengono qui, pretendono di lavorare, poi insistono per lavarti il vetro ed ahivoglia a dire che non vuoi”

E ti fanno scattare il verde insaponato !

Le auto sgasano pronte a partire ed io lì in testa scuoto il capo.

Stavolta no, è troppo, ha passato il segno, non ha mai insaponato così tanto. E’ impossibile che faccia in tempo.

E poi, il tipo in auto, che starà dicendo?, come fa a non scendere oppure non darci dentro di tergicristalli per tranquillizzarsi e porre fine all’attesa?

Verde, ci siamo.

E lui ce la fa.

Mica sempre però: e s’incazzano di brutto.
Ed io vado via come fossi colpevole.

 

Massimo

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