La noia

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Tom Story - Wikipedia

 

Tutte le volte che aspetto in piscina  che le bambine finiscano la lezione di nuoto mi ritrovo con lo sguardo nel vuoto, stanco e mi torna in mente mio padre infreddolito che mi aspetta con tutto il peso sugli avambracci poggiati sulla transenna fuori dal campo di basket: io lo vedevo correndo per il campo e mi sentivo in colpa.
E’ una noia inspiegabile, un senso di nulla e vuoto che fa bene, fa riflettere, fa sentire un fischio nelle orecchie per tanto silenzio.

Con la mente torno ai pomeriggi senza niente da fare, quando tornato da scuola mi prendevo qualche minuto di nulla sdraiato sul letto a casa di nonna, dopo pranzo: sul soffitto c’erano dei segni di umidità: non potevo fare a mano di notare che sembravano dei personaggi dalle gambe lunghe, persone che calciavano con inaudita forza palloni oppure che volavano fra le stelle. E non cambiavano mai, eppure erano lì chissà da quanto, chissà come, marroncini stagliati sul soffitto bianco. Ed io a fantasticare su quella assurda partita di pallone.

Poi era la volta di guardare il grande prato fuori dalla finestra: mi ricordo di quella volta che il fiume era in grossa piena, così grossa che riempì un fosso che era stato lì, verde d’erba, inspiegabile depressione, per anni. Quell’anno dalla finestre scrutavano la piena ormai giunta vicino alla strada e mi gustati la fretta e la percettibile eccitazioni di quel tipo che si fece il bagno non curante di quello che poteva poi starci in quel fosso, dell’acqua orrenda e marrone. Semplicemente si spogliò velocemente e si tuffò con noi alla finestra, incuriositi che continuavamo a dire: ma che fa, si spoglia? si fa il bagno?

Già, i pomeriggi passato andando al prato, allontanarsi, arrivare fino al fiume, fra le canne, la paura di non ritrovare la strada, arrivare fino il furgone abbandonato, quello con i giornali porno dentro, la prima Camel fumata, quella tosse fortissima.

Io mi annoiavo sdraiato sul letto, con il braccio dietro la nuca, come Tom Sawyer nella sigla del cartone animato.

La noia.

Ci ho ripensato guidando verso casa: Bea ed i silenzi in auto , Matilde intanto canta.

L’odore delle scuole è tutto uguale, dalla mia alla loro, attraverso anni che non importano.


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