Rendez-vous

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Il piano di volo è stato modificato senza che potessimo rendercene conto.

Gli ultimi monitoraggi ci hanno mostrato che l’assetto era del tutto variato e che sarebbe stato necessario valutare diverse possibilità per le ultime manovre. 

I contatti negli ultimi tempi sono diventati più chiari ed io non so ancora dire se sia per il fatto che siamo e ci sentiamo più vicini o per il fatto che, diminuiti distanza e tempo, loro sono oggettivamente più forti, presenti. 

Mi chiedo come comunicheremo, come riusciremo ad intenderci, se a gesti o con che tipo di altri chiari segnali, come potremo capire i loro bisogni, come riusciranno a soddisfare le nostre curiosità. 

Voglio affidarmi a loro, quando arriveranno: hanno esperienza, visto situazioni, distanze ed hanno vissuto un tempo nel quale poter imparare ascoltando, manifestandosi via via in maniera maggiore ai nostri occhi, alle nostre incredule orecchie. Continua a leggere….

Un poco piove e un poco il sole

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Le scaglie di mare illuminate a tratti occhieggiano da lontano mentre dal piccolo balcone indago i pochi sulla battigia.

Improvvisati pescatori, piccole grida di bimbi eccitati coprono la breve distanza, riempiono il vuoto del fondo del  vortice di quello che penso.
C’è un’aria umida che soffia costante e colpisce i muri scalcinandoli un po’, costringendo tutti ad una manutenzione mai del tutto eseguita così che l’aria sia opportunamente trasandata, così che mi ricordi un certo senso di lasciar correre che avevo visto solo in Malesia. Ieri sera ho sentito odore di pizza, di farina bruciacchiata sul fondo di un forno a legna e m’è venuta in mente un’estate quando avevo fretta di diventare grande e giravo in bicicletta in una Sicilia che poi m’avrebbe appassionato. Ho camminato sotto il sole per qualche centinaio di metri ripensando proprio a quel pedalare costante, a quelle estati da solo con gli zii, a quel senso si vuoto e di sufficienza, a quelle chiamate alla sera “si papà, sto bene, mi diverto”, al fatto che poi non era vero. Piccole onde si rigonfiano su sé stesse creando una schiuma timida. Qui mi pare che il mare non se la senta del tutto, che abbia capito d’essere stato circondato da un’urbanizzazione approssimativa e temporanea, non regolare, come infatti dev’essere successo attorno alla metà degli anni 70.

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Energia

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Sarebbe il caso di dirlo: la soluzione è sotto gli occhi di tutti, alla luce del sole.

Esatto, il sole.

Le più recenti e tristi notizie che arrivano da est Europa ci raccontano di un conflitto poco logico e molto poco umano, ma del resto, quale lo è?

Torna in voga il tema energia, il tema dell’indipendenza energetica di uno stato, di austerità, di generale riduzione e contrazione. Sentimento contrapposti accomunati dalla sottintesa logica ammissione che per il progresso, lo sviluppo, serve energia in senso lato.

Siamo ancora troppo vincolati a risorse che una volta consumate distruggono il nostro pianeta e sono tanti gli stati che per recuperare il gap tecnologico, produttivo e sociale accumulato nei decenni scorsi, inquinano in maniera smodata e pericolosa.

India e Cina per esempio, ma non solo: sono solo esempi.

Eppure la moderna, democratica e tecnologica Europa si “scopre” dipendente da fonti energetiche altrui, fonti comunque relativamente pulite sotto gli aspetti geopolitici, etici e soprattutto ambientali. Sento ancora parlare di carbone, pago ancora nel conto mensile del fornitore di energia elettrica una quota per le “fonti rinnovabili” e non capisco perché dovrei pagare io per un investimento che fa un privato assicurandosi futuri clienti. Continua a leggere….

Sud est

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Sampan, Vietnam

Discendendo la schiena sinuosa del Mekong, fra Laos, Vietnam e Cambogia c’è tempo per pensare e per riscoprire ritmi che non appartengono più alla nostra società definita presuntuosamente evoluta.

Le sampam, barche lunghe, sottili e rugose come frecce primordiali, solcano l’acqua verdastra e calma mentre attorno percepisco come una presenza costante l’umido del caldo di giorno, il fresco della notte. C’è silenzio ed è rotto solo dagli animali che lungo le sponde fangose oppure in acqua riescono ad animare il quadro.
Tengo gli occhi puntati ovunque, aperti e larghi; tengo lo zaino fra le gambe e custodisco dentro una voglia di catturare tutto, per riuscire a metabolizzarlo, senza però riuscire a farlo davvero nella pratica.
Sento dentro una smania smisurata, un senso di impotenza nato davanti alla meraviglia di quella quantità naturale; sento dentro che “andare” e “scoprire” sono sentimenti palpabili. Continua a leggere….

Aspettando

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Peter Seminck Works

Peter Seminck Works

Siamo ancora lontani e spero che il tempo sia rispettato, che queste piccole non nascano troppo presto, che il loro viaggio di avvicinamento sia senza scossoni, che la loro navicella abbia un piano di volo ben ragionato. Le aspettiamo da mesi, ci prepariamo da anni: vengono da molto lontano, portano con loro una grande esperienza: non saranno appena nate, avranno dei mesi di viaggio alle spalle, delle esperienze, delle parole che non capiremo, che non saremo in grado di comprendere.
Saranno costrette ad imparare la nostra lingua, per spiegarci quello che non sappiamo, per dirci quello che dovremo imparare. Non saranno appena nate, saranno esperte di una vita che non conosciamo, che non ricordiamo forse. Ci guarderanno in silenzio, curiose come noi lo saremo di loro: è un incontro fra provenienze diverse, fra storie differenti: sono vite e sono storie che devono abbracciarsi, comprendersi e provvedere le une alle altre.

9 mesi sono un tempo nel quale puoi andare perfino su Marte, sono un tempo lungo nel quale puoi fare un viaggio, pensare, crescere, imparare; un tempo dopo il quale presentarti alla vita del tutto diverso, cresciuto.

Nasceranno quindi, ci parleranno di loro, del loro viaggio, di cosa hanno visto e sentito, gli narreremo del nostro viaggio, di che mari abbiamo attraversato, di quali lotte e delusioni siamo fatti: decideremo insieme dove andare.

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