Hanoi, Luang Prabang, Siem Reap: fra cibo e comportamenti, le differenze.

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Vietnam, Laos, Cambogia. Paesi diversi, e molto.

Caotica Hanoi, ossessiva ed iperattiva, buona per il cibo di strada che invoglia chi in Asia c’è già stato ed ha un po di occhio clinico. Controversa, perché sporca ed arretrata, perché stradale e povera ma abitata da un esercito di venditori ambulanti che brandiscono iphone. Penso di non averne mai visti così tanti in una sola città.

Riflessivo, silenzioso e spirituale il Laos, con Luang Prabang ed i suoi monaci, i circa 100 templi e le traverse del mercato notturno, miniere di cibo da strada, economico e succulento. Self service su strada: noodles, verdure,  carni stufate.  Grigliate di anatra, maiale o pollo, pesce del mekong, tutto cotto in diretta su spiedi di bambù,  tutto a meno di 2 o 3 euro di media. (Meglio comprare proprie bacchette e portarle sempre dietro visto che di confezionate in questi posti se ne trovano pochi)

Corrotta, sporcata, cambiata dal turismo Siem Reap: colorate vie di locali occidentali, dollari che sostituiscono la moneta locale C’è uno svuotamento totale di tradizione ed identità: le strade sono piene di occidentali, brulicano mentre i cambogiani sono solo gli inservienti di una città che mi è sembrata piuttosto deludente e della quale spero di raccontare meglio domani.
Di certo l’atteggiamento dei cambogiani qui è simile a quello degli indiani del nord che chiedono, offrono, propongono con eccessiva e fastidiosa insistenza. Ogni angolo di strada è un covo di tuk tuk ed ogni metro percorso una offerta. In questo, per ora, mi sento sorpreso e deluso così come mi sentì al primo contatto con gli indiani su al nord.
A Siem Reap non si mangia per strada se non per la frutta. Le bancarelle di cibo sono veramente sudice e non invogliano nemmeno chi come me assaggia praticamente tutto. Effetto del fatto che la città è stracolma di locali che sottraggono identità e clientela ai venditori classicamente ambulanti. Il risultato è deludente e ricorda certe zone malinconiche, perdutesi nell’imitare un altrove poco definito, certe zone che ho visto a Bangkok.

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