Verso Helsinky

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Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, affrontando solo i fatti essenziali della vita, per vedere se non fossi riuscito a imparare quanto essa aveva da insegnarmi e per non dover scoprire in punto di morte di non aver vissuto.

Un volo praticamente vuoto, un servizio algido ma efficiente, un paio di puntate su Netflix e così le luci di Helsinki già spuntano sotto la pancia di ferro del piccolo aereo. L’aeroporto è asettico e silenzioso, vuoto di passeggeri ed inservienti, vigilanti. Sono chiusi perfino i negozi: eccola la prima Finlandia che ci accoglie.
È tutto pulito ma vuoto, silenzioso che pare qualcuno dorma, qualcuno che però non puoi vedere visti i corridoi deserti, i soli cartelli a dare indicazioni. Il coronavirus non c’entra: questo è il paese più scarsamente popolato dell’Europa ed uno fra quelli più organizzati e rispettosi. Non c’è bisogno di usare mascherine a meno che non si sia in luoghi affollati che praticamente pare non esistano per definizione visto che anche ai nastri per il ritiro bagagli non si è più di 30. 
Nel bagno, facendo pipì, un altoparlante copre i rumori e rilassa la mente suonando suoni del bosco, compresi cinguettii degli uccelli. 
Fuori anche le strade sono silenziose e chiunque parla a volume basso; nessun poliziotto, nessun inserviente, perfino i bus puliti e precisi come i tabelloni elettronici preannunciano fanno poco rumore.
Per 2,8€ a biglietto l’autobus ci porta a pilot hotel, piccolo e funzionale che scimmiotta un aereo. Le camere sono microscopiche ma bene organizzate, qualche ora di sonno a domani un auto in affitto: il nord, il bosco in senso lato, la natura rispettata e silenziosa di questa nazione ci aspetta sorniona e misteriosa.

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