Oulanka national park

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Come un brivido di freddo risaliamo veloci lungo la schiena della Finlandia percorrendo la sua spina dorsale fatta di lunghe e silenziose strade.

Appena sotto la linea del circolo polare artico, a pochi km dal confine con la Russia si sviluppa il parco nazionale di Oulanka: al suo centro, in inverno stazioni sciistiche e d’estate cottage estivi, spazi per attività outdoor in senso vario. Ruka è la nostra scelta ed il Lisaki village si rivela fantastico visto che per scarsi 70€ ci mette a disposizione un mini appartamento completo di cucina ed una macchina per asciugare i vestiti, del tutto diversa dalle classiche asciugatrici che siamo abituati ad usare, utile, ci spiegano, soprattutto in inverno, rientrando inzuppati dalla neve se si vuole esser pronti a riuscire in breve tempo.

La piccola casa è sulla riva di un lago, all’interno di un organizzatissimo villaggio attivo prevalentemente in inverno ma frequentato appunto anche in estate: nel pacchetto compreso ci sono renne libere in tutta l’area, canoe per escursioni, due differenti saune da prenotare ed usare. Colpisce come non ci siano di fatto restrizioni né protocolli di sicurezza: chiunque e senza controllo può usare canoa, barca, sauna. Ognuno rispetta ambiente e persone ed in maniera diligente indossa giubbotto di salvataggio, ripone le attrezzature al ritorno così come diligentemente accende e gestisce il fuoco per la grigliata usando il legname messo a disposizione nelle piccole baracche degli attrezzi.
Spesso incontro altri ospiti seduti fuori, magari accanto a me, e mentre fumo il mio sigaro non parliamo mai pur essendoci sorrisi e salutati appena incrociati.
Qui gli standard sono alti, le persone pacifiche e consapevoli, organizzate; giovanissime coppie con più di 2 figli, coppie di mezza età intente in escursioni di trekking o bicicletta.
Dove abbiamo perso la misura, dove abbiamo sbagliato noi altri, invece?
Non si percepisce timore, pericolo, dubbio: ognuno lascia le sue cose, si allontana, ritrova tutto al suo posto. Risibili serrature sbarrano le porte: ognuno chiede, rispetta, utilizza e ripone.
In questo tipo di viaggio, nazione, è essenziale avere un mezzo di trasporto proprio per potersi spostare, godere delle centinaia di possibilità e punti di inizio per i diversi percorsi in bici oppure a piedi.
Fra i percorsi più spettacolari e paesaggistici va valutato il karhunkierros, 82 km da fare in più giorni sfruttando le aree di sosta lungo il percorso: si può dormire nei rifugi in legno, usare i barbecue e la legna già tagliata dentro le baracche, i rari ma presenti bagni chimici incredibilmente predisposti, ecosostenibili e non so come manutenuti.
Meno ambizioso ma veramente spettacolare e molto panoramico è il pieni karhunkierros: il piccolo anello dell’orso, lungo 12 km, si articola in maniera assolutamente ben segnalata fra salite non troppo impegnative, panorami mozzafiato, tratti di foresta fitta e rigogliosa di alberi altissimi, slanciati verso il cielo per decine di metri. Un sottobosco ricco ed umidissimo ospita centinaia di incomprensibili specie di funghi che spuntano velocemente visto l’umido del verdissimo terreno mentre ai margini continuo a scorgere piccoli laghi, rumorose e freschissime rapide fra le quali, in qualche tratto, è possibile praticare rafting.
Piccoli ma ben saldi ponti sospesi offrono un punto di vista notevole sui colori che il sole regala rimbalzando fra il parco: la camminata non è mai troppo pesante e nei tratti di maggiore impegno, respirando a bocca aperta, si percepisce il fortissimo odore di pino, di resina, di bosco.
Fuori dai sentieri i passi affondano per uno strato consistente di terreno soffice ed umido, ricco di bacche, muschio, colorati funghi in numero spropositato rispetto ai nostri boschi. Qui i ghiacciai, ritirandosi, nei millenni che furono, scavarono depressioni importanti ma non profondissime tanto che i laghi non superano praticamente mai i 100m di profondità e che in inverno ghiaccino facilmente.
Alcuni tratti di alcune colline del parco sono costituiti da sabbia che sembra proprio quella di un mare che fu, chissà come e quando: mi sono riproposto di indagare e verificare quella che più che una impressione parrebbe una certezza.
Ai margini del lago dove prende il via una verdissima radura in realtà si nasconde per parecchi metri ancora acqua così che la zona diventi paludosa nella consistenza pur senza essere mai fangosa, sporca; in queste lingue di terra che separano la zona umida da quella più asciutta crescono erbe di cotone con fiocchi bianchissimi ma scarni. Una specie evidentemente simile a quella della classica pianta del cotone ma costituita da fili di erba piuttosto esili, pettinati dal vento gentile e fresco che non smette praticamente mai di soffiare.
Qui le creature, comprese quelle umane, vivono con regole e ritmi del tutto diversi: il rapporto fra le specie e fra umani ed animali è di assoluto rispetto che a prima vista mi appare come un freddo distacco. Le persone attendono che le renne passino scegliendo i licheni a loro gusto migliori, senza seguirle per una foto, trofeo di un vissuto da mostrare a qualcuno. Ho avuto più volte l’impressione che gli animali avessero la certezza di non essere predati né infastiditi  e che gli umani avessero la certezza di poter vedere e rivedere, che non avessero quindi la fame di filmare, catturare, indagare.
Noi abbiamo, perso la misura dei fatti più importanti, i ritmi reali e forse in parte primordiali in favore di una logica pratica che ci ha però smarriti come esseri in quanto tali.
Il continuo contatto con elementi primordiali come acqua, terra, il bisogno di bagnarsi nel lago, la passione per il bosco, la vita in campagna e gli animali, sono chiari sintomi di un’abitudine e di una cifra che pur non appartenendoci risulta attraente e più corretta.
Qui nei boschi è possibile sentire il suono secco delle ginocchia delle renne che camminano: è un silenzio irreale nonostante i percorsi siano battuti da più persone. Taciturni viandanti ben attrezzati colorano le vie, le piccole soste, le aree ristoro rigorosamente in legno ed assolutamente naturali: alcuni viaggiano da soli in maniera in realtà piuttosto spocchiosa, con atteggiamenti spavaldi; altri viaggiano in coppia ma senza mai parlare, cosa soprattutto per me, fuori logica e natura.
Chiunque si mostra sorridente e gentile e mediamente tutti sembrano più giovani ed in buona salute sebbene abbia visto qualche  panciuto di mezza età arrancare su qualche salita.
Io non so ancora bene cosa ho capito da questi km di bosco odoroso e silenzioso, da questi scorci che ammorbidiscono gli occhi ed anestetizzano i pensieri.
So per certo che qui sembra accadano i fatti essenziali, la vita vera, non intesa come arcaica, primitiva, ma vera, autentica, essenziale nel senso di bastevole a se stessa: una vita che non necessita di andare oltre, di perseguire, di conquistare. Qui appare chiarissimo: c’è lavoro, c’è il riposo, c’è quindi il necessario periodo di distacco da rumori, impegni, tecnologia e c’è voglia, bisogno di ritorno al vero, al verde, ad un io diverso da quello che siamo abituati a conoscere e riconoscere “noi altri”.
Non ho capito di più camminando qui, questo è certo, ma è altrettanto certo che io abbia rafforzato certe concezioni e convinzioni, certe idee sul futuro prossimo.
“Non conosciamo che pochi uomini e moltissimi cappotti e pantaloni”

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