Volare

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Un equipaggio è diretto verso la luna, sarà l’equipaggio più lontano dalla terra, battendo Apollo13. Non è previsto allunaggio, l’equipaggio include il primo uomo di colore.
Sogno, sempre e comunque pur consapevole non ci andrò mai e spero lo facciano le mie figlie.
Parliamo del programma Artemis 2, circa 10 giorni di viaggio attorno alla luna, “ecco tutto“. Sul sito NASA ci sono tante informazioni e materiale, foto per potersi distrarre dal mondo reale.

Ci rifletto davanti alla mia seconda colazione per una fame da stress, strabuzzando gli occhi: ma un tramezzino prosciutto e formaggio, può costare 3,50 €
Pasqua si avvicina fra chi proteggi gli agnelli e chi invece li griglia: il mondo dopo tutto è sempre diviso a metà. Devo cucinare la coratella, mantengo le tradizioni familiari: avete capito da che parte sto.
Capite a che livello totalmente inferiore, più basso sono? Questo mi fa sentire da un lato semplice, orgoglioso del fatto, dall’altro mi fa sentire uno zero, inferiore.

Volere volare, che poi era il titolo di vecchio film che non mi era nemmeno mai piaciuto ma che rivedrei: mi fa paura, ma non il film, volare , l’altezza. Invecchiando sono peggiorato ma volare a bordo di un velivolo allora si mi va bene. E’ la funivia che mi da noia adesso come adesso: vorrei essere in Austria e forse ci torneremo ancora con l’idea che si, è un paese che pare proprio migliore, come tanti ormai.

Domani sono in ferie; non so più se voglio dormire, se ci riesco o meno, se riposo davvero: ho ascoltato un articolo trovato su L’internazionale che parla dell’effetto placebo legato alla percezione del nostro sonno, della sua qualità- In pratica si che conta quanto dormiamo, ma conta anche come ci convinciamo di aver dormito ed influisce sul benessere realmente percepito. L’ho ascoltato in podcast perché se mi fermo a leggere, spesso mi addormento, tanto per rimanere in tema.

 

Mescolare

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Ma nonna, riprodotta fedelmente con AI nella nostra cucina a Roma, Montesacro.

Mi sono sempre chiesto dove vadano i gatti sui cavalcavia, che facciano di notte sul GRA di Roma, cosa li spinga ad allontanarsi così, non essendo randagi, essendo invece ben curati, visti pure i rischi che le loro carcasse spesso testimoniano.

Come i delfini che vanno a spiaggiarsi, forse per morire, forse perché solo malati, anche i gatti, in tangenziale, fanno qualcosa del genere?

Ieri una brutta giornata di depressione lavorativa, così che alla sera mi venissero in mente solo le canzoni di Morandi, Umberto Tozzi o dei Pooh: diciamo un vecchiume non ben determinato ma senza dubbio un indice di malessere. Quantomeno non ancora a livello: mi viene in mente di canticchiare Masini.

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Ricordare

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Ricorda

Ricorda di chiudere la porta, serrare le finestre, spegnere le candele,

tenere il passo,

vestire di chiaro.

Ricorda di guardarti attorno, guardare da entrambi i lati prima di attraversare, controllare i freni della bici, allacciarti le scarpe, sondare ogni via di fuga.

Ricorda di chiamare la nonna, andare a trovare i tuoi,

chiedere scusa,

abbracciare gli amici, organizzare uscite.

Ricorda il pericolo come un’ombra alle tue spalle, come l’eco di una voce presto estinta, come un veicolo lanciato nel crepuscolo, come per un soffio, come una morte improvvisa.

Ricorda il primo soccorso, il numero per le emergenze, come usare un defibrillatore,

cosa fare, il morso della speranza sul finale.

Ricorda il viso, l’odore, il suono della voce, il tocco della mano, di chiudere la porta.

Vera Worbin

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Allenare

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Stazione di San Miniato, Fucecchio

Il treno si era disteso al binario della piccola stazione proprio mentre un raggio di sole andava sbucando, abbassandosi, dietro i grossi cespugli li di fronte.

Vecchie imposte di legno sulle quali campeggiava una scritta rossa, risanata di recente ma proveniente da qualche decennio indietro, da decenni in cui il paese, ma intendo l’Italia, andava ad una velocità differente, ad un ritmo lento ed attento per capirci meglio. Continua a leggere….

Crescere

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crescere

Sono cresciuto veloce come il mais di Melfi, alto e bello, dice mia madre, ma pure un po storto, vi dico io.
Così ogni mattina passando veloci con l’auto per la contrada di Melfi mi godo le piante di mais e mi piace vedere che da un giorno all’altro crescono fino a coprire la visuale, che si può percepire il cambiamento, che dev’essere meraviglioso, per chi quelle piante le ha seminate, vedere il progresso così veloce, ogni mattina.
Panciuti uomini, incanutiti il più delle volte, dal bordo della strada guardano infatti compiaciuti verso la loro piantagione: lance d’acqua innaffiano a centinaia di metri e tutto mi scorre veloce come se avessi premuto ffwd da qualche parte. I colori si striano lungo i finestrini dell’auto, guardando di lato, così che se faccio resistenza al cambiamento cercando di guardare di lato oltre a schiantarmi perché non vedo la strada perdo anche il gusto di quello che invece avrei voluto continuare a guardare: il mais che cresce veloce e che un po’ sa della metafora della mia vita che sono cresciuto veloce per natura e per scelta. Continua a leggere….

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