Venerdì paradossale

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E’ venerdì, cammino per le strade di Roma ed incontro un mendicante che in una mano regge un cartello con scritto “aiuto, ho fame” e nell’altra un pezzo di pizza già morso da lui stesso…

Poco più avanti incrocio una signora che spinge un passeggino vuoto; cammina e  continua a parlare al telefono del nipote  che dorme. L’ignaro interlocutore immaginava di certo una scena normalissima, io invece mi chiedo ancora DOVE, il nipote stesse dormendo…

Prima di arrivare in ufficio passo davanti al ministero delle politiche Agricole Alimentari e Forestali dove c’è l’ennesima manifestazione tenuta da uno sparuto di reali disperati capeggiati da un omino che grida in un megafono afono od al massimo in grado di gracchiare teorie sugli ammortizzatori sociali.

Allora d’istinto, seguendo i paradossi, ho chiamato mia madre, perché sapevo che sarebbe andata da mia sorella, e le ho detto di andare piano, di chiamare quando arriva ed ho chiuso con una domanda favolosa: i soldi ce li hai?

L’ effetto a catena dei paradossi del venerdì culminava quindi in un vigile che urlava dal finestrino della sua auto a causa del traffico: è a quel punto che mi sono chiesto se entrando al lavoro avrei dovuto lavorare oppure meno.

Massimo

 

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