Annusare, toccare

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disturbi mentali

Io cammino  poco, per non piegare le scarpe nuove che indosso, le stesse che poi annuso per verificare se abbiano ancora l’odore di cuoio.
Le lucido spesso e le rimiro e le ripongo nella loro scatola con tanto di carta dentro ad ognuna, carta che le tiene in forma più  altra carta, di quella rumorosa che esiste solo nelle scatole di scarpe, messa lì attorno, così che poi non si graffino.

Annuso i sigari, tolti dall’umidificatore, oppure appena scartati, tagliati, pronti per l’accensione.
Ricordo l’odore delle sigarette di mio padre, quando il pacchetto di MS era appena aperto e puntavo il naso li sui filtri ancora tutti ordinati. E lo faccio ancora…anche se le sigarette sono diverse; ricordo perfino in quale tabaccheria succedeva, giù al vecchio quartiere. Ci fermavamo lì al ritorno, ogni domenica sera, al ritorno dalla casa che stava ancora costruendo, dove sono tornato ad abitare ora.
Mi annuso la barba, la mano, passandola fra la barba, dopo aver fumato un sigaro toscano.

La mattina: camminare radente alla porta automatica della libreria Feltrinelli, solo per farmi investire, all’apertura, dall’odore dei libri.

Io sento il dovere, il bisogno di annusare le gomme calde della moto. Lo faccio appena mi fermo dopo un bel giro fra le curve che preferisco,  e spesso così ho il naso nero sulla punta, da sembrare una buffa e fuori misura controfigura di topolino.

Non so, posso dirvi di quell’urgenza di toccare con i polpastrelli le superfici lisce o gommose ?. Toccare quelle satinate. Posso dirvi del desiderio irrefrenabile di toccare il cuoio della scarpe o del mio portasigari mettendo fra pollice ed indice la superficie da saggiare oppure infilandoci dentro le dita perché quello dentro è un cuoio diverso, più liscio: un gesto di iniziale stretta e sfregamento fino a vincere quell’attrito del materiale.

Dell’odore di benzina l’ho detto? Annusare non troppo a fondo, ma non perché farebbe male, solo per essere insoddisfatto e poter quindi mantenere la voglia di rifarlo dopo poco, è chiaro. Devo farlo …”pefforza”.

Oh si, si, così come per le bottigliette dei miei profumi che devo ri-annusare, stappandoli, prima di andare a dormire, come se poi potessero essere cambiati dalla mattina stessa. Ficcare il naso nel collo della mia camicia appena tolta, la sera, con la ragionevole certezza che profumi di quel profumo che avevo messo . Cazzo che rabbia se poi l’odore è invece neutro .

Io tutto questo lo faccio sempre, perché acconsento alle mie manie, perché le cullo e non le combatto, perché le tutelo e le preservo, perché temo possano sparire. Come?!?!? Anche questa è una mania?

Si, così come lo è il dover annusare il mio pennello da barba che sonnecchia li in bagno, profumato del mio sapone da barba. Annuso consapevole pensando a tutti quelli che usano invece la schiuma da barba ed i rasoi usa e getta: e li vedo piccoli e vuoti, ignoranti.

E cammino non potendo evitare di far suonare le ringhiere che incontro. Le suono sbattendoci su il dorso delle mie unghie: meravigliosi strumenti metropolitani: quelle migliori sono agli ingressi, nei tunnel della metro.

Poi certe volte penso veloce, cambio discorso e non finisco mai quello che

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