Bruxare

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Attacchi-di-rabbia

È notte ed io bruxo. Domattina è fra poco. Roma sarà vuota, boccheggiante come un pesce rosso annoiato ed io penserò ad aspettare sabato, temendo tradisca le aspettative, odiando l’idea e me stesso che mi sento sempre colpevole dello stesso crimine.

Il treno s’affanna mettendo il naso fra ultimi binari della stazione, cammino fra le persone che tengono ll naso all’insù, puntato sul tabellone delle partenze; ascolto un po di musica e continuo a pensare a Lucille, la chitarra di B.B. King ed alla loro storia. Una notte che non è come questa, che non sarò di umore blu te la racconterò, ti va?

Mi sento come Lucille, o forse come una di quelle navi malate e sbilenche, ricoverate nei porti, un po spogliate di qualche lamiera e malinconiche, come le lacrime nere che l’acqua salata, colando, gli ha disegnato di fianco. Mi chiedo sempre se poi ripartiranno oppure no, se saranno capaci di allontanarsi ancora.

Ci sono giorni e notti così.
Ieri ed oggi, per esempio. Poi ne esco, ma intanto devo governare la voglia di sfogarmi.
Penso alla casa, a tutto quello che rischio di perdere, al lavoro e però anche a tutto quello che ho invece guadagnato, scoperto, a tutto quello che sto vivendo.
Una sigaretta seduto sul letto mentre combatto con me, col caldo, forse ci starebbe bene, ma resisto.

Bruxo, digrigno.

 

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