Mamallapuram

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Niente di emozionante a Chennai, fatto confermato anche dalla guida da leggere.
Così si decide per una visita al tempio Hindu di Kaapaleeshwarar dedicato a Shiva. Torre multicore composta da statue di varie divinità all’ingresso, giro interno ( ricordate, in senso orario) e necessariamente senza scarpe per il godimento del guardiano delle scarpe poco più avanti: mancia di 20 rupie, circa 20 centesimi di euro.
Cattedrale si San Tommaso, si, l’apostolo dubbioso: poco da notare se non il fatto che i quadri degli apostoli sembrano raffigurare divi dei fotoromanzi anni 70 con barbe cesellate, appuntite, capelli impomatati e bei sorrisi imbonitori.

Secondo leggenda in questa cattedrale è presenta la prima tomba dell’apostolo morto per martirio su una vicina collina (al tempo città, oggi quartiere della città).

I fedeli cristiani tolgono le scarpe per entrare nella chiesa cristiana e così ci adeguiamo increduli dell’ennesima deriva comportamentale.

I baffi ricci di un poliziotto che cerca di regolare il traffico già impazzito alle 11 del mattino ci sbarrano la strada per arrivare diretti alla cattedrale e la fortuna ci regala una passaggio nella via del mercato del pesce a Marina Beach: qui gli imprevisti smettono di avere significato proprio capitando troppo spesso, così spesso da essere tuttuno con la normalità. Non sempre, ho imparato, è negativo.
Qui i corvi ed i pescarori combattono per vivere rubando uno all’altro.
Un odore fortissimo cancella la colazione e fa pensare a pesce avariato che invece si rivela così fresco da essere sul serio vivo.
Il pesce viene pescato e venduto , il tutto in pochisimi metri: la spiaggia lunga 13 km separa la zona mercato fatta di improvvisate bancarelle e piccole tettoie per proteggersi dal fortissimo sole , e la zona case, forse più sporca anche se senza lische di pesce e corvi.
Piccole seghe da legno, ancorate a tavolette o strette fra i piedi delle donne fanno da utensile e banco da lavoro, irreali caprette rovistano fra la sabbia e le reti non del tutto svuotate dai pescatori che ora riposano sotto un ombra illusoria, creata con giornali e vecchi stracci ormai neri di sporco e così consumati da lasciar passare il sole da cui dovrebbero invece schermare.

La strada per Mamallapuramm è piuttosto buona e non riserva grosse sorprese se non il fatto che Simpson ha una sua valigia nel bagagliaio: ergo, ha un igiene personale !!! La lista delle differenze fra nord e sud India si arricchisce quindi di fondamentali novità e della conferma che le donne qui hanno una semidignità e che dividono i lavori pesanti e no, con gli uomini.

Un paio di zig zag parlando del traffico con Simpson, miliardi di clacson che suonano per avvisare di sconsiderati sorpassi ed in un ora siamo nella città degli scalpellini: sulle strette e sporche vie sono asserragliate piccole botteghe che affermano di creare artigianalmente statue ovviamente raffiguranti Shiva & Co.
La maggior parte accena a lavorare a mano piccoli pezzi di petra non appena ci vede arrivare, i più lavorano con martelli pneumatici e frullini…
I risultati paiono statue uscite da una fabbrica tante sono le similitudini. Prezzi bassissimi e tanti dubbi mescolati a sgranati sguardi: chi comprerebbe una statua di un elefante alta oltre 2 metri? Meglio un Ganesh di 3, no?

Da vedere:
Five Rathas ( i 5 carri), zona di imponenti sculture monolitiche raffiguranti aniamli veicolo di divinità e le divinità stesse: tutto ricavato da singoli blocchi di roccia!!!!
Shore Temple, non così bello come descritto ma interessante per il fatto che era sommerso di sabbia a che è statto da “poco” portato alla luce. Lo Tsunami del 2004 che ha copito Marina beach uccidendo 200 persone, ritirandosi, ha scoperto pietre che lasciano intendere l’esistenza di un tempio gemello allo Shore.
Arjuna’s penance, la penitenza di Arjuna, un grandioso bassorilievo ovviamente scolpito in unico pezzo di roccia, raffigurante la penintenza di arjuna che, confesso, non ricordo chi fosse. Fatto sta che i cristiani fanno penitenza per espiare colpe mentre gli hindu fanno penitenza per ottenere favori dagli dei tipo armi in grado di placare il mondo oppure distruggerlo. Niente mezze misure, ecco.
Sulla stessa direttrice, a piedi, si possono quindi raggiungere tutti i migliori monumenti da vedere: a seguire arriviamo infatti alla Palla di burro di Krishna: una grandissima pietra a forma di palla che pare essere in equilibrio precario, su una collinetta dalla quale spuntano altre rocce: una cava trasformata in attrazione turistica e piccoli insignificanti templi: si, va detto con sincerità ( e poi siamo di Roma, ci soddisferanno mai munumenti altrui?) .

Caldo ed umidità: vi scrivo dalla piscina delMamallaa Heritage Hotel in attesa che si accendano le luci sui monumenti e che si riesca a fare la doccia( acqua calda solo per effetto del sole) .
Hotel con odore di muffa ma camera con aria condizionata e prese di corrente utili a ricaricare pile della fotocamera ed il regolabarba ( mi pento di non aver usato ieri a Chennai la vera acqua calda per radermi…)

Ho letto che esiste un ghetto per turisti. Solo l’idea mi avvelena di curiosità anche se lo immagino continentale e deludente. Doccia fredda, barba nello specchio basso che mi inquadra l’ombelico e via a cena schivando i cani randagi (ho letto sul giornale che la gente chiede l’intervento governativo visti i casi di rabbia e morsi vari).

Abbiamo incontrato una donna completamente divorata dalla lebbra. Avevo scelto di non fotografara ma sono stato assalito da un dubbio impossibile da risolvere; fotografare per ” documentare, raccontare” oppure non fotografare per una forma di rispetto che comunque non risolve nulla, come scegliemmo di fare in alcune occasioni a Varanasi?

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