China taxi

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La mattina è ancora pioggia ed anche ritardando l’uscita non abbiamo ottenuto un momento davvero propizio per uscire.

Oggi è il giorno dei taxi quindi e più ancora dei tassisti perché camminare sotto l’acqua cercando le strade infestate dai motorini elettrici sarebbe improponibile. Così corse in taxi da e verso i templi buddhisti (vedi prossimo capitolo)

La guerra linguistica prosegue ad ogni incrocio e non basta fargli leggere l’indirizzo sulla guida od il nome del posto in lingua cinese perché prima di partire il tassista dirà comunque una qualche interminabile frase che a volte sembrerà una protesta, altre una domanda, alcune volte un perplessità. In ogni caso sarà incomprensibile come il fatto che non riescano a parlare nemmeno 4 parole base in inglese, 4 parole che possano consentirgli di lavorare al meglio.

Il più delle volte il tassista medio ha almeno 2 telefoni sul cruscotto e nel traffico continua ad inviare e ricevere messaggi vocali che forse arrivano da colleghi e che sono così lunghi da sembrare il discorso di fine anno del presidente più che un messaggio utile sulle condizioni del traffico. Fatto sta che il telefono cellulare è essenziale per ogni cinese e più ancora per ogni tassista che sente di doverlo esporre come status symbol arricchendo un cruscotto sul quale in generale non troverebbe posto nemmeno uno spillo.

I gadget che i tassisti possono esibire sono molteplici e quasi sempre hanno appunto a che fare con telefoni cellulari: supporti realizzati artigianalmente in ferro od in plastica e fissati con semplici viti a vista, cavi ed adattatori colorati, moltiplicatori di porte usb ed a seguire tassametro ed una radio taxi in grado di emettere infiniti scontrini faticosamente e rumorosamente stampati durante tutto il tragitto. Tappetini, copri sterzo, porta asciugamani da appendere alla portiera lato guida, una immancabile borraccia dalla quale bere un’acqua scura che sul fondo ha un imprecisato fogliame e fiori di vario genere. Forse the, in ogni caso orrenda anche solo nell’aspetto.

Spesso calzano inguardabili mocassini e vestono camiciole leggere di colore chiaro che spezzano il colore scuro dei loro capelli il più della volte unti ma pettinati. Un ulteriore dettaglio: il cinese medio, ma il tassista su tutti, è appassionato di unghie lunghe così che spesso si possano notare le loro orribili mani con unghie del pollice o del mignolo di parecchi insopportabili cm.

Il loro fare è spesso risoluto e maleducato: si precipiteranno a fermarsi vedendovi con le valigie, diventeranno scortesi non appena indicherete una direzione diversa dall’aeroporto che gli farebbe invece guadagnare molto. La loro elasticità mentale è prossima allo zero e come animali ammansiti percorrono le stesse strade non riuscendo a variarle secondo bisogno: il nostro hotel ha 2 ingressi e da uno si vede l’altro ma siccome l’indirizzo che gli faccio leggere sulla guida riporta una delle due vie, pur passando davanti al primo ingresso ogni tassista compie il giro del palazzo per arrivare al secondo.

Ogni taxi ha una barriera che protegge i tassisti dalle aggressioni, una sorta di box in plexiglas irrobustito da montanti di metallo: comincio a credere che sia per questo loro modo di fare, per queste reazioni maleducate visto che più di una volta in effetti ho avuto la tentazione di centrarli con un destro in pieno volto mentre continuano a fare domande in cinese pur sapendo benissimo che potremmo comunicare solo in inglese.

Anche se il navigatore (off-line, map.me) indica un percorso di un paio di km, magicamente il tassista ne compie una decina od almeno il doppio del previsto: niente paura però, prezzi economici, mediamente di 2/4 euro.

Puoi fermarli dal bordo della strada con un gesto ripetuto difficile da spiegare a parole ma simile al nostro “aò, vié un po’ qua?!?!” e quasi sempre sono corretti con uso del tassametro e regole a parte alla sera dove sfoderano il lavoro in nero chiedendo cifre decuplicate guadagnandosi però soltanto i miei improperi in italiano od inglese a seconda del caso.

Siedo sempre davanti così che abbia sempre sotto il naso la loro licenza in bella vista, completa con tanto di foto. Il mistero dei tassisti cinesi parte da li: nessuno, intendendo in senso letterale, pare essere il personaggio in foto né per età né per tratti somatici. Che lavorino in affitto? Che il lavoro li abbia invecchiati precocemente? Che sia la foto dei figli?

Se potessimo comunicare avrei mille domande ed invece rimango con altrettanti dubbi ed i nervi per le loro espressioni curiose, per la loro raffica di domande in cinese poste prima di partire e ripetute poco prima di arrivare come se nel frattempo, nello spazio e nel tempo di quei 5 km, avessi intanto potuto imparare il cinese. Ma loro nulla, imperterriti non cambiano né espressione né frase e continuano a ripeterla almeno 4 volte prima che io in italiano od inglese perda la pazienza e risponda in malo modo.

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