Top five: le 5 migliori frasi per commentare ogni post di Facebook.

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Foto by  https://www.huffpost.com

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Immancabili, irrinunciabili, risolutive, definitive.

Provateci, vedrete che ho ragione. Con queste 5 risposte potete passare le giornate su Facebook (ormai ha raggiunte derive umane mai raggiunte prima di ora).
5 brevi frasi per dirimere ogni dubbio, discussione, 5 frasi per risolvere tutto, terminare querelle, educare le bestie degradate.

  1. Ma ‘n ce rompe er cazzo!
    Frase da usare per i grandi filosofi, i consigli di vita sempre forniti da chi in vita sua è arrivato massimo al bar all’angolo e simili casi tipo consigli su caldo, dieta ecc. Usabile anche per foto di mare e cruscotti con indicazione della temperatura, “aperitime”, “buongiorno mondo”, foto di pizza o pasta, foto di gatti e tanto altro.
  2. Ma li mortacci tua!
    Frase da usare per ipocrisie varie, per banderuole di politica ed opinione.
  3. Sei una mignotta
    Una frase che lascia intendere il caso d’uso: frasi poetiche abbinate a culi e tette, gente che si crede bella ed invece si rende ridicola), gente che fa mostra di sé fingendosi pudica o “felicemente sposata”
  4. E sti cazzi? (sottinteso, non ce li metti?)
    Da usare sotto post nei quali la gente che si tagga in ospedale per attirare l’attenzione, gente che pubblica aggiornamenti inutili.
  5. Perché non te ne vai a lavorare?
    Frase chirurgica da riservare a tutti quelli che ci riservano i migliori consigli per essere felici, non pensare a cosa negative come bollette da pagare, mutuo o lavoro. Guarda tu il caso: sta gente non lavora, è figlia di professionisti e sta li a dirci come si vive scrivendoci da ogn angolo del mondo dove è andato in vacanza con i soldi di mamma e papà.

 

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La democrazia della merda

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voice

Ecco questo  un concetto complicato che provo a spiegare in poche righe. L’attuale, in Italia, è la democrazia della merda ossia un appiattimento generalizzato di meriti e competenze, il totale moltiplicarsi di norme obbligatorie non rispettate mescolate ne l tirare a campare, nel pressapochismo.
Oggi tutti hanno la convenzione di essere liberi di poter fare e dire perché siamo in democrazia. Nessuno riesce più ad avere una percezione reale di sé stesso, tutti pensano di poter progredire, meritare.
Siamo riusciti a confondere la possibilità di informarci usando un mezzo come internet con la necessità di dire la propria opinione su ogni argomento. Nessuno dice più ” non mi interessa”, “non ne so nulla” ma ognuno dice cosa ne pensa senza padroneggiare l’argomento. Continua a leggere….

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La beneficenza dei ricchi

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Gasol migranti

Oggi due temi importanti che forse meriterebbero due scritti differenti ma fa caldo, vado di corsa, c’ho tante cose per la testa, alcune anche belle, altre che non ho ancora capito che sensazione mi stiano dando. (poi scrivendo mi sono reso conto che pur scrivendo meno del dovuto i due argomenti meritano due post)

Le beneficenza dei ricchi.

Negli ultimi giorni girano in rete parecchie fotografie dei fratelli Gasol, due famosissimi campioni spagnoli di pallacanestro, sotto contratto con squadre americane, pluridecorati.
Su Twitter impazzano loro scritti e foto: sono impegnati, badate bene prima uno e poi l’altro considerato il successo avuto dal primo, nell’aiutare alcune organizzazioni umanitarie che si occupano di soccorso ai migranti. Continua a leggere….

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Speranze

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hope

Praticamente in tutti i film di guerra della seconda guerra mondiale c’è sempre un momento in cui prevalgono la bellezza e la calma, c’è sempre un momento, infatti, nel quale viene ritrovato un pianoforte ancora intatto e qualche soldato è per caso bravissimo a suonarlo stupendo tutti e calmando i commilitoni senza scrupoli intenti a fumare e bere caffè fumante (in guerra fa sempre freddo?!?!) fra le macerie e le case sventrate, affettate in due verticalmente così che si veda l’interno come se lì dentro prima dell’ultima bomba tutto scorresse normalmente.

Così penso che ci sia speranza, sempre o almeno quasi.
C’è speranza nel campo da pallacanestro prima che inizino ad arrivare tutti, quando ancora le luci sono spente ed in quella penombra ti pare di sentire il rumore che si sarà dopo. C’è speranza nell’ufficio di primo mattino od alla sera tardi quando non c’è nessuno che sbaglia, che chiede, che mi interrompe, che parla senza dare davvero informazioni significative.

C’è speranza nelle chiacchiere a tarda sera, sempre, così come c’è speranza nell’ordine del mio cassetto, nelle forme sinuose delle vaschette del gelato appena pronto, nelle gomme delle moto appena torni da un giro perché sono nere e profumate.
C’è speranza, mi piace pensare ci sia, nel treno che parte in orario, nel fresco del mattino presto presto, nei miei occhi quando arrivo alla stazione, quando qualcuno è gentile e cede il passo, quando qualcuno rispetta la fila, semplicemente fa quel che deve fare, fosse anche uno scontrino uno, dico uno solo, cazzo.

C’è speranza quando trovo un bar che non usa quegli odiosi aromi di arancia nelle varie paste e cornetti, nelle forme delle ciambelle, c’è speranza nel vino appena aperto, nella cucina appena hai spento i fornelli e vorresti che tutto fosse buono. C’è speranza ogni giorno, ogni sera, in ogni mia azione: il problema è che a volte le speranze sono infrante.

Ed allora io spero ancora, comunque: c’è speranza, nella prossima mia riga da scrivere, nel  foglio bianco, nello spazio vuoto del mio hard disk, nell’indicatore della benzina della mia moto quando il serbatoio e pieno ed io guido piano come se dovessi stare attento a non far uscire fuori il carburante.

C’è speranza, ecco, per ora c’è speranza. Non funzionano come vorrei la vita, le giornate, ma almeno c’ho speranza.

Di dimagrire, c’ho speranza di dimagrire, se vogliamo c’ho anche intenzione, tanto per andare fuori tema. Non c ‘ho costanza, ecco. Ma spero di riuscirci, appunto.

Spero che siate arrivati a leggere fin qui.
Lo spero ora, mentre lo scrivo, quindi…c”è speranza, pure adesso.

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Intolleranze

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Food-Intolerance1

Un ristorante per intolleranti.

Ecco, penso ce ne sia bisogno proprio considerando la società contemporanea, i vizi e le virtù, le esigenze della vita moderna, come si diceva nella pubblicità del Cinar (seti stai chiedendo cosa sia il Cinar o cosa dicesse la pubblicità allora vattene affanculo).

Così il mio nuovo progetto è questo, un ristorante dedicato agli intolleranti. Leggi: non pensare che sia uno dei tanti.

L’idea è semplice ma unica nel suo genere: un posto dove il gestore, l’oste, io, è intollerante, un posto dove chi cucina è nervoso e non sopporta, in generale, così come i clienti non gradiscono, non sopportano, appunto non tollerano certe situazioni. Qui i clienti intolleranti si rilasseranno vedendo maltrattare le persone che si atteggiano, frignano e straparlano che magari hanno invitato qui proprio per non essere potuti intervenire in prima persona. Il capo ufficio? Il collega, l’amica “mimimimi”? Continua a leggere….

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