Bilanci, budget, tourbillon – Pensieri di un 31/12 ritrovati in una bozza del 2019.

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E rieccoci al bilancio, a guardare al passato quindi, a pesare, a contare, analizzare.
Forse sarebbe meglio guardare al futuro; meglio un budget allora, meglio capire dove e come investire, cosa fare in futuro.

Dice: “ma che fai, aspetta, statte fermo che ce stanno i saldi!”
Ma ai saldi non ci sono coraggio, fortuna, né punti in classifica, insomma non c’è quello che invece ci vorrebbe. 
Ci sono invece i messaggi inoltrati, gli auguri a prescindere, gli “a te e famiglia”, ci sono quelli che più che in famiglia passano le feste sui social network, ci sono gli svogliati, gli appesantiti, quelli impegnati a raccontarci qualcosa di speciale che tale non è, sono quelli spaventati da concetti tipo normale” e “comune”, ci sono gli appelli dei nutrizionisti:”non fate colazione con il pandoro”.
Ma perché, ma che voi? Ma lasciaci perde!

Allora scappo, mi allontano perché ogni anno le stesse scene, gli stessi appelli, le stesse melense false parole.
Basta con i petardi che poi mi si spaventa il cane!
Si il cane, lo stesso che ogni sera mi piscia imperterrito sulle gomme della macchina. Continua a leggere….

Se vai al mare chiamami

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gloucester beach - Hopper

 

Così arrivava l’estate e con lei la noia vera dei giorni lontani da scuola, lontani dalla bellissima e vitale routine.

Oggi capisco mio padre.

Mi svegliava presto per partire ed io dalla sera prima ero un misto fra eccitato e rassegnato. Fare qualcosa con mio padre mi risvegliava dal torpore di quei giorni di niente, dalla canicola dell’estate avanzata e Roma svuotata, dal cortile disabitato dalle grida degli altri bambini. Così con gli occhi a fessura salivo in macchina e parlavo poco fra sonno e certezza che mio padre avrebbe voluto parlare poco. Mare verso nord, Fregene, Ladispoli, per abitudine di mille anni prima, di mio padre da giovane.

Per me il mare faceva il paio con una ciambella fritta, bella grossa quando ancora il bar era vuoto, il mare tranquillo, la spiaggia deserta. Parcheggiavamo lontano perché mio padre s’era già sforzato a portarmi lì, a fare km, a non dormire e cercar posto vicino al mare, girare, rigirare, no, non era il caso. Mi ricordo gli aghi di pino che pungevano dentro le ciabattine già indossate con vergogna da casa, il tragitto sui marciapiedi dal posteggio in strada fino al bar per la ciambella; poi in spiaggia col fastidio della sabbia fra le dita. Continua a leggere….

“Ma piove piove”

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Foto da
https://venti-trenta.it

Piove, è bellissimo e delicato come l’odore delle bambine che al mattino saltano sul letto con i loro gridolini e sorrisi intimiditi. Spero sempre riconoscano il mio odore come io riconoscevo quello di mio padre, lo stesso odore che sentivo dalla sua camicia a maniche corte appesa all’ingresso. La luce della lampada sulla scrivania inquadra un disordine di progetti spezzati, altri messi in pausa, una valanga di carta da leggere e scrivere. Mentre picchio sui tasti penso all’autunno in Finlandia, alla pace di quei posti al silenzio, alla estrema vivibilità che qui, invece, pare non esistere più. Siamo accerchiati da stronzi saccenti così che ogni mattina sia faticoso uscire di casa; siamo avvelenati dal complesso di superiorità mescolato al rifiuto per il lavoro vero. Continua a leggere….

Rendez-vous

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Il piano di volo è stato modificato senza che potessimo rendercene conto.

Gli ultimi monitoraggi ci hanno mostrato che l’assetto era del tutto variato e che sarebbe stato necessario valutare diverse possibilità per le ultime manovre. 

I contatti negli ultimi tempi sono diventati più chiari ed io non so ancora dire se sia per il fatto che siamo e ci sentiamo più vicini o per il fatto che, diminuiti distanza e tempo, loro sono oggettivamente più forti, presenti. 

Mi chiedo come comunicheremo, come riusciremo ad intenderci, se a gesti o con che tipo di altri chiari segnali, come potremo capire i loro bisogni, come riusciranno a soddisfare le nostre curiosità. 

Voglio affidarmi a loro, quando arriveranno: hanno esperienza, visto situazioni, distanze ed hanno vissuto un tempo nel quale poter imparare ascoltando, manifestandosi via via in maniera maggiore ai nostri occhi, alle nostre incredule orecchie. Continua a leggere….

Un poco piove e un poco il sole

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Le scaglie di mare illuminate a tratti occhieggiano da lontano mentre dal piccolo balcone indago i pochi sulla battigia.

Improvvisati pescatori, piccole grida di bimbi eccitati coprono la breve distanza, riempiono il vuoto del fondo del  vortice di quello che penso.
C’è un’aria umida che soffia costante e colpisce i muri scalcinandoli un po’, costringendo tutti ad una manutenzione mai del tutto eseguita così che l’aria sia opportunamente trasandata, così che mi ricordi un certo senso di lasciar correre che avevo visto solo in Malesia. Ieri sera ho sentito odore di pizza, di farina bruciacchiata sul fondo di un forno a legna e m’è venuta in mente un’estate quando avevo fretta di diventare grande e giravo in bicicletta in una Sicilia che poi m’avrebbe appassionato. Ho camminato sotto il sole per qualche centinaio di metri ripensando proprio a quel pedalare costante, a quelle estati da solo con gli zii, a quel senso si vuoto e di sufficienza, a quelle chiamate alla sera “si papà, sto bene, mi diverto”, al fatto che poi non era vero. Piccole onde si rigonfiano su sé stesse creando una schiuma timida. Qui mi pare che il mare non se la senta del tutto, che abbia capito d’essere stato circondato da un’urbanizzazione approssimativa e temporanea, non regolare, come infatti dev’essere successo attorno alla metà degli anni 70.

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