Il rally di Jodhpur

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Giornata dura.
Vi scrivo dopo una chiamata skype con David fra risate, racconti e notizie da lavoro.

Il viaggio di oggi è iniziato alle 9 e terminato alle 14 arrivati al forte di Jodhpur: sulla carta il forte più bello e grande, nei fatti, almeno secondo noi, quello meno affascinante complice il fatto che lo abbiamo visto dopo illustri predecessori.

Abbiamo percorso una strada a tratti asfaltata. Più che un trasferimento potremmo definirla una impresa. Buche, svolte nel deserto totale, allagamenti e perfino uno sciopero con gente di un villaggio che ha bloccato una strada per motivi che ancora non abbiamo capito: siamo stati costretti a percorrere una decina di km fra piste di sabbia e villaggi in cui le persone vivono a livelli primordiali, quasi completamente nudi.

Si, esiste un’ India più povera che le macchine fotografiche dei turisti hanno catturato appena o forse per niente.
Non ci è stato possibile fare foto perché sia noi che Amrik eravamo abbastanza in apprensione per la macchina e per la strada da inventare; non ci sono infatti ne indicazioni ne cartelli stradali in soccorso.
Puoi chiedere a qualche faccia color cacao, nascosta dietro folti baffoni arruffati, a qualcuno accucciato in terra in un pezzo d’ombra ai bordi della strada principale ma non avrai la certezza che avrà capito, che avrai capito, che conosca una risposta. Fondamentale Amrik che, ovviamente, parla la lingua del posto.

Abbiamo incrociato fuoristrada che hanno perso del tutto le gomme sulle buche, auto rotte, bus stracarichi con gente che viaggia sul tetto, api scarcassate, moto con 5 persone che svicolano fra le buche. Tutto questo basta a dare un quadro della strada percorsa oggi, forse.

Abbiamo viaggiato in staffetta con la turista grassa di cui ho già detto. Continuiamo ad avere alcuni parti del tragitto in comune con le sue e questo è importante sopratutto per gli autisti che spesso si consultano in situazioni limite come gomme bucate ( l’altra auto) e strade chiuse.
Quando siamo arrivati al forte, Amrik si è passato le mani sul viso tirando un mega sospiro di sollievo.
Eravamo stanchi anche noi nonostante fossimo rimasti seduti, eravamo accaldati nonostante l’aria condizionata: ho chiesto ad Amrik di riposare e mangiare un po sperando lo facesse sul serio e che non pensasse ai soldi. Caldo a livelli da capogiro. Siamo sui 38 gradi con umidità altissima

Appena scesi abbiamo nutrito gli occhi della veduta della città blu: un tempo le case della casta dei bramini ( sacerdoti) erano smaltate color indaco per essere distinte e, cosa non da poco, per allontanare gli insetti.
Ad oggi invece si è persa la differenza fra colorazione delle case ma non delle caste.
Il forte sovrasta la città è del 1400 circa : ben conservato ed ancora abitato dal Marahja che pur non avendo più lo status da regnante ha mantenuto forte ascendente commerciale sul popolo. Ad oggi è un manager che gestisce i musei e, di fatto, da da lavorare a moltissime persone.
La visita come accennavo si è però rivelata un po’ deludente e più costosa delle altre ( 10 euro totali compresa odiosa audioguida).
È singolare come in India ci siano prezzi per turisti stranieri e per Indiani: senza la distinzione gli indiani non visiterebbero nulla ma in certi casi sarebbe meglio : nessuno si preoccupa di raccogliere i rifiuti e questi vengono lasciati dove capita con la conseguenza che la nazione è diventata una pattumiera religiosissima.
Non sarebbe male se non visitassero alcuni posti anche per la fastidiosa abitudine di salutare, toccarci, farsi foto con noi e di fare foto di nascosto soprattutto alla povera Manu. Ok le foto, se richieste, ma il fatto di strusciarsi su di noi volutamente, di farci foto di nascosto e di starci volutamente attaccati in coda no, questo non va bene.
Per info sulle nostre reazioni chiedere al ragazzo indiano che ha provato a strusciarsi e che si è preso minacce di morte ed urlacci in inglese dal sottoscritto.
Nel libro dei visitatori, all’uscita, ho annotato come questi fatti in molte occasioni sfiorino la molestia.
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Spero che qualcosa di grosso accada e che salvi questo paese meraviglioso zeppo di contraddizioni sociali. Troppa immondizia, la mancanza di un sistema fognario e lo spirito di rassegnazione nelle caste lo stanno condannando ad una meraviglia in decadimento, lo stanno facendo divenire un qualcosa che va visitato il prima possibile, prima che sia troppo tardi.

Jodhpur offre poco altro oltre il forte: c’è una piazza con l’orologio ed un chiassoso mercato nel quale siamo riusciti a fare 4 passi scanditi dai soliti clacson. L’ India non è la patria dei mercatini quindi non aspettatevi nulla si simile a Thailandia, per esempio.
Abbiamo trovato però un ottimo negozio di spezie che spedisce anche in Italia a prezzi oltre che ragionevoli. Lì nel negozio abbiamo incontrato, per caso, Amirik che era uscito con alcuni amici. Ci è venuto a salutare sorridente tenendoci a dirci che era in giro con gli amici. In realtà lo avevamo sentito poco prima al telefono visto che eravamo usciti senza aver annotato il nome dell’hotel e che cambiarlo praticamente ogni giorno crea confusione.
Il risultato è stato quello di aver trattato fino alla morte un viaggio in tuk tuk fino in centro per poi scoprire che non avremmo saputo dire dove portarci tornando indietro.
Una chiamata al pronto Amrik ed il gioco è fatto : unica soluzione a parte l’arrangiarsi con orientamento personale visto che qui abbiamo trovato persone che parlano pochissimo inglese. In genere usciamo dall’albergo ricordando il nome o con il classico pacchetto di fiammiferi che si trova in stanza visto che da un lato reca sempre il nome dell’hotel ( sarebbe sato bello farne una collezione di ogni viaggio ma mi è venuto in mente solo ora che lo scrivo).

Tramite la guida cartacea e tramite il solito metodo di chiedere in giro abbiamo trovato un ristorante favoloso. Abbiamo cenato in due con 4 euro mangiando specialità vegetariane : posto all’apparenza poco raccomandabile ed a bordo strada ,nel pieno rumore del traffico.
Alcuni clienti in attesa al piccolo bancone bevevano direttamente dalle brocche che poi sarebbero state portate ai tavoli mentre alcuni altri continuavano a mangiare fissandoci forse per il nostro strano modo di mangiare e di soffiarci il naso ogni tot causa spezie fortissime ( Maurizio caro, sto prendendo appunti !!!)

Domani andremo verso Udaipur, ultima tappa del bellissimo tour nel Rajasthan. Rimarremo lì per due giorni sfruttando il fatto che la città pare essere piuttosto romantica ( hotel in riva al lago).
Poi un volo verso Delhi, questi i prossimi programmi.

Ci tengo a ringraziare quanti ci leggono, quanti ci scrivono email ( a parte la wind con le bollette) o mandano messaggi su skype o whatsApp: dirvi che al nostro ritorno avremo, spero, tonnellate di foto da mostrarvi funge da ringraziamento o minaccia ????

Adesso vi salutiamo, stappiamo una bottiglia di acqua per lavarci i denti, diamo il via al solito rito del rifare lo zaino in maniera pensata per non doverlo poi svuotare tutto il giorno dopo, ci diamo dentro di ricarica apparecchi vari e cominciamo a pregare per la colazione di domattina : ogni volta ci vengono offerte pietanze che siamo costretti a rifiutare causa questioni correlate ad igiene ed acqua ed a subirci le facce offese delle persone. In certi casi infatti rischiamo ed accettiamo per non offenderli.

Massimo

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