Mescolare

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Ma nonna, riprodotta fedelmente con AI nella nostra cucina a Roma, Montesacro.

Mi sono sempre chiesto dove vadano i gatti sui cavalcavia, che facciano di notte sul GRA di Roma, cosa li spinga ad allontanarsi così, non essendo randagi, essendo invece ben curati, visti pure i rischi che le loro carcasse spesso testimoniano.

Come i delfini che vanno a spiaggiarsi, forse per morire, forse perché solo malati, anche i gatti, in tangenziale, fanno qualcosa del genere?

Ieri una brutta giornata di depressione lavorativa, così che alla sera mi venissero in mente solo le canzoni di Morandi, Umberto Tozzi o dei Pooh: diciamo un vecchiume non ben determinato ma senza dubbio un indice di malessere. Quantomeno non ancora a livello: mi viene in mente di canticchiare Masini.

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Ricordare

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Ricorda

Ricorda di chiudere la porta, serrare le finestre, spegnere le candele,

tenere il passo,

vestire di chiaro.

Ricorda di guardarti attorno, guardare da entrambi i lati prima di attraversare, controllare i freni della bici, allacciarti le scarpe, sondare ogni via di fuga.

Ricorda di chiamare la nonna, andare a trovare i tuoi,

chiedere scusa,

abbracciare gli amici, organizzare uscite.

Ricorda il pericolo come un’ombra alle tue spalle, come l’eco di una voce presto estinta, come un veicolo lanciato nel crepuscolo, come per un soffio, come una morte improvvisa.

Ricorda il primo soccorso, il numero per le emergenze, come usare un defibrillatore,

cosa fare, il morso della speranza sul finale.

Ricorda il viso, l’odore, il suono della voce, il tocco della mano, di chiudere la porta.

Vera Worbin

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Esami: io alleno.

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Ho visto e sentito molti parlare di stress da esami. Di impegni importanti di lavoro quali certificazioni, consegne di lavoro.

Lo capisco, lo ho vissuto, ognuno di noi lo vive correntemente, non quotidianamente, certo.

Ci sono giornate, settimane di lavoro, più tranquille di altre, semplicemente perché il tempo che ci separa dalla consegna, dall’appuntamento, dalla certificazione, dal singolo esame all’università  è più o meno lungo. Ognuno ammortizza, somatizza, soffre, combatte, produce e vive uno stato d’animo differente, un tempo di avvicinamento all’evento, con metodo e maniera differente.

Tutti siamo per accomunati dal sentimento, duna vera e propria condizione di stress psicofisico per l’evento: chi più e chi meno ma tutti se abbiamo una consegna, un esame, una verifica in senso generale tendiamo a pensarci su, tendiamo a cercare anche ossessivamente di prepararci visto che inevitabilmente il risultato sarà vissuto come un ritorno su se stessi e sul prodotto lavorativo offerto: siamo si, sotto esame dal punto di vista quindi fisico, mentale, personale, lavorativo.

Il risultato, già.  Continua a leggere….

Salinger, la densità e l’inconsistenza del tempo

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Così come ad un certo punto, non so bene quando, ho smesso di amare e cercare non so bene come di imitare Salinger, non so bene come e quando sia passato il tempo.

Si dilata, si restringe, assurge ad infinito. Nei 40’ di una partita di pallacanestro, nel singolo minuto di un timeout, nei 24” secondi di una azione, in un secondo di riflessione scatenata da una immagine, da uno sguardo, in 15’ che precedono la riunione di lavoro, avviati dall’avviso del calendario elettronico: quanto è contenuto in quel tempo, di cosa è fatto, quanto potrò portarmene via, condensare, ricordare?

Non so bene quando ma le mie figlie sono già cresciute: ho scoperto quanto infinito c’è nelle frazioni più minute di tempo, di giorno.
Le loro espressioni più consapevoli, la loro mimica facciale evoluta ora mi dimostra ancor più il loro carattere delineato, non ancora maturato nel senso oscuro e brutto del termine, a causa dell’esperienza del vissuto.
Ora sono loro, ancora pure, non traviate da un indirizzo educativo e sociale, non ancora mascherate dietro convenzioni e convinzioni indotte fosse anche dallo studio od  appunto dall’esperienza. Mi appassiona guardarle essere così come sono, rimanere nel dubbio di procedere ad educare avendo chiaro che di fatto coinciderebbe con inoculare il veleno della mia singola esperienza e non della giustezza, della verità che di fatto nessuno conosce. Mi rifugio nei libri dei saggi, nelle notizie oltre confine, nella buone pratiche per il clima ed il benessere sociale portate avanti dalle democrazie del nord Europa. Continua a leggere….

Tempus fugit, amor manet

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Noi 3

Stamattina facevo il fumo dal naso respirando.

Lungo la piccola strada troviamo gli alberi umidi, con la corteggia inverdita dal muschio sul lato della strada dalla quale evidentemente prendono poco sole; c’è un albero cavo, ha un buco perfetto e tondo dove crediamo davvero sia nascosto ora un cane, ora un gatto ma mai un picchio come invece la mia mente di vecchio bambino, scontata, arrugginita si aspetterebbe.

Il gatto intanto, incontrato davvero, lo abbiamo visto scappare poco prima sull’erba imbiancata da rugiada e gelo.

Beatrice  si è fatta togliere la giacca appena fuori dalla porta del corridoio delle classi, poi mi ha baciato sulla guancia e mi ha abbracciato stretto sorridendo sorniona. Matilde allora è tornata indietro pochi passi per far finta di rubarmi il naso così che poi, le ho ricordato, me lo avrebbe dovuto restituire oggi pomeriggio, tornando. Continua a leggere….

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