Mag 15
MassimoLoretta, Racconti avere fame, fame, massimo soldini

C’ho fame, sempre, come un italiano del dopoguerra, come un bimbetto in piena notte.
C’ho fame come un paese dell’Africa, notte e giorno, come una scarpa aperta davanti dai tanti chilometri: sto sempre a bocca aperta.
C’ho fame ma resisto, almeno un po’, anzi no, mi ingolosisco, tutto qui, che poi è peggio perché aumenta la fame.
Ecco io c’ho fame e mi mettono fame gli odori e non solo i sapori, mi mettono fame i ricordi e le situazioni.
C’ho fame come un uccello che aspetta la madre dentro al nido.
C’ho fame e la pastasciutta adesso non c’entra niente: mi metti fame tu, dritta in piedi davanti a me, soprattutto la mattina se è più tardi… oppure a notte fonda: ti guardo e mi viene in mente d’affrontarti di petto come fossi un nemico, mi viene in mente d’arrivarti sotto, vicino vicino ma senza alzare la voce, per baciarti, di fame.
C’ho fame di baci infatti: mi metti fame tu mentre dritta in piedi davanti a me ti rivesti inconsapevole del buco che sento allo stomaco. Allora mi avvicino ti divoro la bocca.
Che sapore hanno i baci affamati, quante calorie?
Se ingrassano non mi interessa: io c’ho fame, te l’ho detto.
Dic 18
MassimoDeliri notturni, Racconti, Viaggio e di empoli, empoli

E di Empoli
Che cos’altro avrei potuto aspettarmi da una cittadella conosciuta solo per lo spelling?
Infatti c’è quell’alone di depressione ed ordine della provincia italiana, quel bello misto a vuoto che non sai più se desiderare il disordine di Roma e quella vita che già sai rifuggiresti.
Sono quasi le 21 e la giornata ha l’aria d’essere finita da un bel po se non per i 4 immigrati che scorrazzano vicino alla stazione alimentando pregiudizi. E’ tutto chiuso e silenzioso così che l’hotel sia il primo ed unico rifugio e sarà l’unico aspetto degno di nota della trasferta stessa.
E di Empoli, niente di più: una decantata osteria che di vecchio non ha nulla se non nuovi oggetti di gusto retrò, una cucina di altisonanti piatti in menu che però corrispondono ad anemiche pastasciutte e per lo più normalissimi piatti tipo cotoletta panata e, reggetevi forte, un antipasto di burro ed alici da prepararsi da soli su crostini di pane bruciacchiato su fornello a gas (fidatevi, è così, lo so perché mia nonna li preparava così e riconosco il gusto fra mille).
Un bimbetto irrequieto che la madre fatica a tenere a bada, un esercito di gente in cucina, una tavolata di colleghe di ufficio ed un omosessuale molesto che continua a riempire il locale dei suoi urletti forzati, una musica approssimativa e scorrelata, un tempo interminabile nel quale apprezzare la focaccia scura nel cestino del pane, quello si, arrivato per tempo.
Acqua e vino. Vuole due bicchieri? Che domanda sarebbe? Ho il visto di uno che mescola tutto? Ecco questo è il livello di quel ristorante. E di Empoli, che potevo aspettarmi?
L’hotel è su 3 piani di un palazzetto storico, nessun ascensore, pulito da sembrare asettico, aperto ieri, mentre sono più di 3 anni o almeno così mi dice la tipa che mi consegna la chiave. Tutto in legno, tutto dipinto di bianco che pare di quelle case di mare a metà fra appartamento e barca; tutto molto moderno, tutto molto pulito, tutto abbastanza funzionale. Continua a leggere….
Mag 23
MassimoRacconti 10 morsi cucciolone, 1000 lire, 500 bianca, 500 lire, cucciolone, gelato cucciolone, massimo soldini, pizza bianca, ricordi di roma, roma montesacro, vespa, vespone

E’ un sacco di tempo che non scrivo e come direbbe mia nonna, “me ‘o sento pe l’ossa”: è come un dolore costante, un bagaglio scomodo da portarmi dietro.
Ma sto bene perché sto lavorando al progetto più grande della mia vita, per cui si, sono stato impegnato ed ho scritto, ma altrove.
Oggi sto in Vespa, col Vespone anzi e siccome è metà pomeriggio c’ho voglia di “500 lire di pizza bianca” perché mille è troppa, e poi non ce l’ho mai i soldi.
1000 lire andrebbe bene se fosse al crostino “che me dai ‘n millante ar crosta?”, ma la mia ordinazione era 500 bianca.
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Gen 05
MassimoInfinito, Racconti bar, infinito, massimo soldini, ricordi, roma, vecchia roma

bar via Magenta, Roma (foto da Google maps)
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Oggi ho ordinato un caffè commosso, un caffè che è diverso da quello macchiato, da quello corretto.
Si, perché al bar era l’ultimo giorno.
Così ho fatto colazione pure se l’avevo già fatta a casa, tanto per salutare tutti con poche parole.
La vecchia signora alla cassa m’ha sorriso come al solito e m’ha chiesto se sapessi che sarebbe stato l’ultimo giorno.
” e lo so sì signò!” Forse stamattina ho tardato ad uscire da casa anche per questo.
Ho risposto di si e parlato per poco, per dire che a volte un cambiamento, per quanto difficile, è necessario, che ci vuole coraggio, che lo so, perché ci sono passato.
Le ho detto che li ammiro e le ho augurato buona fortuna mentre gli occhi si lucidavano e continuavamo a guardarci da un lato all’altro del bancone.
Stupiti tutti e 4 (madre, padre e figlio, la famiglia di gestori), del rapporto che s’era creato senza che nessuno sapesse molto dell’altro siamo riusciti a dirci poco ma sono sicuro a capirci molto.
Impacchettare, ordinare, chiudere, andare: significa avere appunto coraggio, resistere agli attacchi di rabbia, sconforto, all’orda dei ricordi che sembrano tessere impazzite di un mosaico che consoci, di un’immagine in quel momento impossibile da fissare: giorno per giorno,la tua vita.
Come al solito il bar è teatro di ricordi.
Pure stavolta se ne va un pezzo di Roma com’era una volta, di Roma come ce la ricordiamo noi figli di mignotta innamorati .
“Bòna fortuna!”, e sono uscito senza girarmi più.
Dic 21
MassimoL'alba sul G.R.A., Racconti attentato berlino, l'alba sul g.r.a., l'alba sul gra, massimo soldini, mio padre, omicidio ambasciatore turco, ricordi di mio padre
Niente, non ce la faccio ancora. Non ho fatto ancora in tempo a districare le bozze, a mettere in fila ordinata parole e foto così da chiudere il quaderno odeporico del viaggio in Borneo.
Osservo la città mentre l’alba non è ancora arrivata, mentre le strade sono più calme: il martedì parto da casa di mia madre mentre mezzo mondo ancora riposa.
Tutto questo credo sia una sorta di regalo per lei: un solo turno di allenamenti da gestire, il lunedì, la cena da lei rientrando infreddolito, quei sorrisi e qui piatti stracolmi preparati “perché rientri stanco ed hai fame“, i cruciverba da correggere come al solito, quattro chiacchiere semplici. Continua a leggere….
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