Laos, Luang Prabang

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cascata kuan xi

Il Laos si mostra subito diverso dal Vietnam. Me lo dicono le facce delle persone, i ritmi più lenti, i suoni soffusi delle loro voci ed il poco ed educato traffico.
Questa città è patrimonio Unesco e conta più di 100 templi buddisti.
Il fiume Mekong riempie ľorizzonte, è scuro, cupo e pare pensieroso, arrabbiato con se stesso. La stagione è quella delle piogge e l’ acqua marrone ed oleosa scorre fluida, ha mulinelli che impegnano le piccole e lunghe barche dei pescatori, barche che non azzardano ad occupare il filone per via delle correnti.

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Halong

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La baia di Halong dista 4 ore di auto da Hanoi.
La strada è buona ma i limiti di velocità ed il traffico rendono i pochi km un viaggio vero.
Dalla città i tour organizzati includono il trasferimento verso il punto di imbarco e nel breve tragitto cittadino il minivan raccoglie i vari turisti.
Lungo la strada si diradano le case e piccoli villaggi misti a ristoranti buoni solo a comprare acqua ed un piatto di noodles si alternano a centri in costruzione che continuano a farmi pensare a come doveva essere il Vietnam negli anni della guerra.
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Hanoi, istruzioni per ľuso

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Hanoi è grigio e poi verde intenso.
È classicamente asiatica già fin dall’aeroporto dove il caldo ti aggredisce fuori dalle porte scorrevoli. 34 gradi di media con umidità mai sotto ľ 80% con punte oltre il 90.

Per tutti i 30 minuti necessari ad arrivare in hotel (prenotato via booking.com a 17 euro colazione inclusa) non ho visto altro che grigio e verde, operai in pausa sotto un sole cocente, coperti dal classico cappello vietnamita, accosciati alla asiatica.

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Vietnam. Fra colonialismo e guerre estenuanti

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Nel rumore sordo del motore ho ritrovato la voglia di leggere un po delle notizie accaparrate settimane fa e rifiutate per la stanchezza e per quel subbuglio che da sempre in qualche modo mi avvelena i giorni che precedono il volo.
Sono curioso, eccitato da fare pietà. Nei pochi minuti di sonno scomodo e disperato ho ripensato e sognato il gusto di certi paesaggi del sud-est asiatico, quei visi cosí diversi, impregnati di storia e di odori.

Tutta quell’area del mondo è stata scenario di colonialismo, guerre, indipendenze faticose e sanguinose: questo l’ha resa ricca ed affascinante, misteriosa ed ostile, guardinga.
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Un anno, poi un altro: bilanci, progetti, il freddo vero ed un viaggio lontano.

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E così è inverno, quello vero, col cielo pulito ed azzurro come la mia camicia che non trovo mai il tempo di stirare.
Natale è andato, capodanno, o meglio la fine del 2014, ci cadrà addosso e non sapremo ancora accorgercene. Il freddo fa camminare in fretta le persone e le fa camminare chinate in avanti, senza un vero motivo, come se questo potesse poi riscaldarle.
Su web raccolte di foto e stupidi video dei social network: riassunti senza parole di un anno che chi l’ha vissuto s’affanna a dire che è stato speciale. Tutta quest’ansia di dimostrare la felicità forse non è altro che la dimostrazione che è proprio quella a mancare.Fine anno, tempo di bilanci, ma conosco più persone per le quali forse è tempo di bilancia visto quello che hanno mangiato nei giorni scorsi.

Ed io? Io “niente”, o forse tutto, che è meglio e più vero.
Del 2014 non butto niente e mi tengo tutte le esperienze di vita vera che mi hanno portato a  stamattina anche se da ieri sera mi sento di merda e se stamattina alzarmi dal letto è stata dura. Continua a leggere….

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