Lago Inle

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Lago Inle, tramonto dal pontile

Lasciamo Bagan con un volo per risparmiare tempo, considerato che il trasferimento in autobus per il lago Inle costerebbe circa 10 ore.

Un volo di 60 dollari circa invece, in 40’ risolve il problema e regala finalmente una vista dall’alto della piana di Bagan.
Il piccolo volo della kbz, accuratamente indagata sui internet su siti vari di recensioni, statistiche ecc (prudenza sopratutto in sud est asiatico e durante la stagione dei monsoni!) è un bimotore ad elica ed il servizio è sorprendentemente buono.
Ceck- in con carte di imbarco scritte a mano, registri compilati a penna ed infine bagagli imbarcati uno ad uno dopo che ogni passeggero ha eseguito il proprio check-in.
Un volenteroso addetto fa da portabagagli facendo la spola fra il carrello fuori ed il piccolo banco di accettazione per portare via via ogni valigia: che convenga portare li il carrello?
Volo con assoluta precisione oraria, snack servito a bordo e favoloso stop and go. In sostanza questo volo funziona come un bus ed atterrando attende che scenda chi deve per poi proseguire il volo altrove.
Il minuscolo aeroporto di HeHo sembra uno di quelli militari di certe zone in Vietnam, ma durante la guerra: unica sala con breve controllo immigrazione, sedie per eventuale attesa, consegna bagagli, un cambio denaro e tassisti pronti alla contrattazione.

Dividiamo il taxi con una coppia di spagnoli che arriva fino a Nyaung Shwe come noi, poi ci divideremo visto che andremo verso due rive opposte del lago.
15000 kiat per circa 40’ di auto fra campagne allagate dalla piogge e risaie vere e proprie, qualche curva per salire in collina e giungere infine agli imbarchi.
Solerti agenzie di viaggio accolgono i turisti proponendo loro il trasporto o le escursioni: l’indotto nasce dal tassista che avendo chiesto l’hotel di destinazione ha poi un lotto di mini compagnie di trasporto fra le quali scegliere. Queste a buon mercato trasportano turisti verso gli alberghi galleggianti (i migliori, sulle rive del lago) e lungo il tragitto si mostrano piuttosto esperti visto che basta impugnare la macchina fotografica perché rallentino permettendo di scattare la foto voluta. Incrociando le barche dei pescatori c’è la possibilità di fare parecchie foto ai pescatori che, compiacenti, accentuano alcune pose di base reali ed utilizzate quotidianamente per la pesca. Questi esperti barcaioli a loro volta hanno un lotto di ristoranti e di artigiani ai quali veicolare i turisti: l’indotto arriva fin qui quindi ed un barcaiolo piuttosto che un altro fa la differenza per come e quanto si muove, per dove può portarti ed in che tempi. E’ fondamentale entrarci in sintonia, parlarci a lungo.
Qui i pescatori usano piccole o grandi nasse gettate da imbarcazioni realizzate con lego di teak e governano la barca rimanendo in piedi all’estremità opposta al motore (intanto spento) e remando con una gamba attorcigliata attorno al remo. Così facendo i pescatori tengono le mani libere e riescono a gestire le reti o le nasse che siano. Più coreografico e meno realmente usato il metodo che vede impegnato il pescatore in equilibrio su una gamba mentre con l’altra divaricata tiene sospesa la grossa nassa: una coreografia turisticizzata di una reale tecnica di pesca.

Inle lake, 1

Inle lake 2

Bufali quasi del tutto immersi trovano refrigerio dal sole pressante, ninfee e loti galleggiano eleganti mentre operose e sottili barche solcano il lago affettando l’acqua verdastra e pescosa. Qui ogni cosa è in funzione del lago: esistono villaggi su palafitte, orti e giardini galleggiati, solo professioni correlate a pesca e mantenimento di barche e palafitte; pescatori, operai intenti a raccogliere le alghe dal fondo del lago, alghe che serviranno da base per il terriccio galleggiante ma piuttosto stabile sul quale saranno coltivati pomodori, melanzane, zucche, peperoncini.
La comunità in senso lato è organizzata in piccoli villaggi galleggianti in origine gestiti da vecchie tribù oggi pacificamente mescolate fra loro: alcuni lavorano il ferro, altri con vecchi telai vanno tessendo seta, cotone od un filato ottenuto dalla fibra del loto. Vengono mantenute anche attività di estrazione di metalli preziosi dalle rocce ottenute dalla vicina montagna e la correlata attività di realizzazione di gioielli vario genere e fattura realizzati sulla base dei motivi decorativi delle originali tribù. Queste attività vengono chiaramente inserite nei tour che ogni albero propone e che, non a caso, sono realizzati in collaborazione con le compagnie di trasporto che portano i turisti in hotel: spesso, come nel nostro caso, il barcaiolo che accompagna in albergo è lo stesso che accompagna durante le inevitabili escursioni. In generale meglio sceglierne uno che parli un inglese decente così da capire meglio, via via, cosa si osserva e così da poter fare richieste di visite extra e contrattare prezzi differenti per altre attività.
È possibile anche incontrare le donne giraffa, chiamate così per l’usanza di indossare pesanti anelli metallici attorno al collo. Aggiungendone via via durante la crescita queste donne arrivano ad avere un collo lunghissimo e movimenti piuttosto impediti visto che gli anelli, in totale quasi 30 in età adulta, sono pesanti e che spesso feriscono la pelle sulle clavicole o sotto al mento. Una usanza ormai in decadenza sebbene si siamo viste parecchie giovani con questi anelli indossati oltre a donne più anziane probabilmente nate quando più che una curiosità per turisti questa era una reale usanza tribale.

Donna giraffa

Donna giraffa 2

Grossi cappelli di bambù proteggono volenterosi contadini equilibristi: qui tutto galleggia, compreso il piccolo ufficio postale al centro del lago, comprese le cassette di smistamento posta, rosse ed ovviamente nel mezzo dei canali di navigazione.
La viabilità è tranquilla e rispettosa, organizzata in canali maggiori e minori, con delimitazioni di lunghissime canne di bambù distese sull’acqua per identificare le proprietà private; motori più rumorosi ed altri minori riservati barche più piccole, familiari.
Il lago da pesce ed ortaggi ai suoi figli, acqua da depurare alla buona e funge da lavatoio per vestiti e persone: non è raro vedere persone intende ad insaponarsi, vestite, sedute a metà fra la loro palafitta ed appunto l’acqua del lago.
C’è poco da fare, tanto da pensare, sobbalzando per gli spostamenti o le piccole ed innocue rapide: c’è silenzio su questo grande lago e le montagne verdissime vegliano tutte attorno. C’è da aspettare, capire, osservare, chiedere e rispettare.
Dopo il tramonto sul pontile c’è aria, frescura: impensabile considerato il caldo del sole del giorno;
 lunghe ed affusolate barche circolano ancora, turisti o no: segno che dopo tutto non c’è nulla di inventato, nulla di così forzato.
Abbiamo deciso che andremo a nord, a Kalaw, in montagna: un ora di navigazione sul lago, tornando da dove siamo venuti, ovviamente col solito boat driver, 2 ore di macchina ancora da contrattare.
P.s. siamo stati nel monastero dei gatti saltellanti: i gatti c’erano pure ma dormivano e non avrebbero saltato nemmeno se gli avessimo pestato la coda.

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