Dala

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Dala, una gioda turistica

Così appena al di là del fiume, Dala ci aspettava silenziosa e scura come una marea notturna.

Grossi e panciuti traghetti ogni 20’ attraversano la Yangoon River per trasbordare circa 1000 persone alla volta fra pendolari e Dio solo sa cos’altro. Una piccola strada fangosa conduce al molo dove s’affollano umani ed animali pronti per salire sul prossimo traghetto. C’è confusione, un piccolo mercato lungo la strada, gente che grida, che vende biglietti di quella che credo essere qualcosa di simile ad una lotteria; c’è polvere e caldo, c’è gente scalza che ci offre del cibo, ci sono gli immancabili rollatori di foglie di betel.

Dei cani malati bivaccano fra la gente in cerca di cibo o qualche lite per sentirsi ancora vivi:  scorticati da malattie della pelle e denutriti fino a barcollare ora ringhiano, ora osservano guardinghi poco dopo aver finito di leccare rimasugli di cibo poco raccomandabile già in partenza.
Consunti stracci avvolgono i risoluti venditori mentre qualche donna cerca di rendere decente il telo che funge da base per la sua bancarella. A fatica possiamo distinguere chi è in fila per l’imbarco, chi invece ha già il suo biglietto, chi sta solo curiosando fra le bancarelle e chi è intento ad aiutare il tipo che deve imbarcare quei polli, vivi, legati con uno spago.

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A Kalaw

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Tè, Kalaw

A circa 2 ore di auto da Nang Shue ed ad una dal più vicino aeroporto di Heho, Kalaw si mostra nella sua verde forma di villaggio montano appena dopo le curve delle buona strada che il lentissimo taxi percorre cambiando spesso corsia per non ben precisati motivi.
Non è ancora del tutto chiaro come funzioni la circolazione stradale visto che la guida dei veicoli è sul lato destro ma che guidando si debba tenere la destra col risultato che non sia definitala corsia di sorpasso.
Posto di villeggiatura per birmani benestanti e stazione di trekking, Kalaw sembra piuttosto calma ed organizzata da subito, ricca di influenze di culture e religioni differenti che riescono a convivere senza troppi sforzi. Più vicina al confine con il Bangladesh offre cucina indiana di livello, facce differenti ed un rapporto ancora più rilassato con la religione buddista nonostante anche qui siano presenti un paio di monasteri e di importanti pagode.
Le numerose piccole agenzie di viaggio offrono molteplici soluzioni di trekking articolate in 1 o più giorni anche da e verso lago Inle (viene organizzato il trasferimento del bagaglio così che camminando si abbia solo lo stretto necessario per circa 18 km al giorno).
Siamo arrivati qui con un taxi organizzato dalla Inle boy, la compagnia che a Nuang Shue vanta 13 barche e giovani barcaioli piuttosto esperti, come abbiamo visto nei giorni al lago. Nell’attesa dei biglietti aerei che da Heho ci porteranno infine a Yangoon il proprietario ci ha spiegato che negli ultimi anni sono state introdotte tasse prima di allora inesistenti  e che che però tutto sommato sono basse, tali da garantire un livello più che decente, a loro dire, di sanità pubblica e sistema scolastico.
Il Myanmar aperto al turismo da quando l’esercito ufficialmente si è tirato indietro dal potere politico ha fatto si che il paese prendesse un impulso di crescita interessante, visibile ad occhio nudo, camminando per strada: ponti e strade in costruzione, sistemi di pagamento digitale in diffusione, trasporto pubblico su gomma molto buono e ben 3 compagnie aeree che operano voli in aeroporti folkloristici e con procedure molto manuali ma che possono raggiungere anche destinazioni più lontane offendo un servizio di assoluto rilievo comprensivo di pasti a bordo.

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Lago Inle

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Lago Inle, tramonto dal pontile

Lasciamo Bagan con un volo per risparmiare tempo, considerato che il trasferimento in autobus per il lago Inle costerebbe circa 10 ore.

Un volo di 60 dollari circa invece, in 40’ risolve il problema e regala finalmente una vista dall’alto della piana di Bagan.
Il piccolo volo della kbz, accuratamente indagata sui internet su siti vari di recensioni, statistiche ecc (prudenza sopratutto in sud est asiatico e durante la stagione dei monsoni!) è un bimotore ad elica ed il servizio è sorprendentemente buono.
Ceck- in con carte di imbarco scritte a mano, registri compilati a penna ed infine bagagli imbarcati uno ad uno dopo che ogni passeggero ha eseguito il proprio check-in.
Un volenteroso addetto fa da portabagagli facendo la spola fra il carrello fuori ed il piccolo banco di accettazione per portare via via ogni valigia: che convenga portare li il carrello?
Volo con assoluta precisione oraria, snack servito a bordo e favoloso stop and go. In sostanza questo volo funziona come un bus ed atterrando attende che scenda chi deve per poi proseguire il volo altrove.
Il minuscolo aeroporto di HeHo sembra uno di quelli militari di certe zone in Vietnam, ma durante la guerra: unica sala con breve controllo immigrazione, sedie per eventuale attesa, consegna bagagli, un cambio denaro e tassisti pronti alla contrattazione.

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Verso Bagan

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 bagagli ok bus
Verso Bagan, stavolta  con un Van di “ok bus“, una compagnia di seconda linea rispetto all’altra, JJ Express, in tutto e per tutto.
Questo qui come trasporto fa molto sud-est asiatico: il bus va ma è piccolo, ha l’aria condizionata freddissima se vuoi ma non si dove cazzo mettere gli zaini e sei seduto dove non hai spazio nemmeno per starci in piedi. Gli asiatici hanno le gambe corte.
Ci sediamo dietro come quelli che alle gite scolastiche fanno casino, sdraiamo gli zaini sul corridoio bloccando di fatto gli altri li al loro posto. Dietro a noi c’è seduta una famigliola italiana, un uomo ed i suoi due figli; lei diabetica, e lo capisco dal cerotto che monitora la glicemia. Il padre è un vecchio viaggiatore che ora sonnecchia, figlio degli anni ’60, ci racconta del Magic Bus e pare sia io l’unico ad averne già sentito parlare. Gli altri dormono tutti nonostante gli schiamazzi del grassone, altro italiano, finito seduto vicino a me.

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Mandaly e dintorni

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Mandalay è già diversa da Yangoon non tanto per il clima quanto perché urbanizzata in maniera totalmente differente.
Qui ci sono i classici motorini asiatici ma il traffico non è ossessivo e tutto sommato visto la viabilità molto geometrica si potrebbe anche andare in bici: le distanze però non sono così banali ed il è caldo piuttosto pressante per cui è comunque meglio contrattare un taxi od un magico tuk tuk per l’equivalente di pochissimi euro.

Pahtodawgyi

Davanti alle nostre finestre c’è lo scheletro di un palazzo in costruzione ed un anziano che di primo mattino legge sempre il giornale seduto su una sedia, al secondo piano dello scheletro, come se nulla fosse, come se fosse in camera sua; peccato manchino porte, finestre, pavimenti e muri. Ma lui se ne frega e legge imperterrito. L’ho notato appena arrivato, l’ho visto oggi. E’ il guardiano, ma di cosa, del materiale che sta li da tempo abbandonato visto che il palazzo non è attivamente in costruzione? Ad una certa ora veste una camicia beige, prima è seminudo.

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