Mag 18
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Dopo l’estremo ed eterno successo dell’incisione di Kind Of blue (1959), Bill Evans costituisce uno di quelli che diverrà fra i trio maggiormente noti in ambito Jazz, il Bill Evans Trio, appunto.
Lui al piano, Paul Motion alla batteria, Scott Lafaro al contrabbasso, il resto, semplicemente è davvero storia che andrebbe studiata a scuola. Non si potrebbe davvero ascoltare musica, inquadrarla in un contesto, in una nazione e quindi studiarne la storia, la geografia? No, invece rimaniamo ancorati a programmi e metodi che non sono tradizionali, sono superati.
Così la macchina del tempo corre al 1961, al 25 Giugno per la precisione, al pomeriggio di quel giorno, alla serata che incombe subito dopo. I fortunati avventori del Village Vanguard di New York gustarono uno storico concerto, una delle più grandi dimostrazioni di bravura di Scott Lafaro, bassista riuscito a portare lo strumento del “basso” ed il suo suono, fuori dal concetto di “mantenere il tempo”, fuori dagli schemi più classici. Da quella serata del 25 giugno, senza nemmeno troppi take, furono registrati ben due album: Waltz for Debby e, appunto, Sunday at the Village Vanguard.
Almeno 10 anni prima del talentuoso e forse, non capiremo mai perché, più famoso Jaco Pastorius (più vicino ai giorni nostri col suo basso elettrico, appartenente ad altro stile di Jazz), il contrabbasso aveva un viso, quello di Scott Lafaro.
Quello del 1961 per Lafaro fu un anno magnifico e denso di concerti: ad appena 25 anni calcava palchi importanti e non solo accompagnava mostri sacri come Bill Evans: sapeva condividerci la scena, guadagnarsi minuti in assoli prima poco sentiti per quello strumento. Continua a leggere….
Apr 06
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Sono le 4 e 10 di una notte non ben precisata.
Un’altra sigaretta penzola fra le dita di un calmissimo dj. Bianco e nero eppure tanti colori.
Un piatto a girare, un disco che incanta, una strada che immagino scorrete silenziosa sotto le ruote grasse di un’auto americana che sfreccia sotto lo skyline di una città americana. E’ quasi la fine di una notte solitaria spesa in un locale, a bare da solo, e chi guida è alticcio ma presente: segue la musica ma pure i suoi pensieri, fra proclami a se stesso, promette rivincite, cambiamenti che finiranno liquidi nella ceramica del bagno quando l’alcol sarà sceso più giù ed avrà liberato un po la mente. Sulla fonte cambiano le luci dei lampioni: accelera ma non riesce a scappare da quello che pensa. La voce lenta e graffiata del dj lo accompagna passando da una canzone all’altra, correlate appunto come fossero conseguenze, come fossero pensieri.
Un disco che non può mancare, una pietra miliare, un’incisione storica perché la prima interamente digitale per un album pop, un’incisione così accurata da essere ancora oggi usata per provare gli impianti HI-FI. Continua a leggere….
Apr 04
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Nuda, come qualcosa di naturale e semplice, senza nessuna aggiunta: così è la musica di Petra Magoni e Ferruccio Spinetti.
Una musica spogliata ma assolutamente non spoglia, essenziale, naturale appunto, fatta di poche vibrazioni e di suoni autentici. Petra la voce, Ferruccio le vibrazioni calde del contrabbasso.
Il duo e la musica nuda, nuda come l’amore che, appunto, si fa in due.
Così ecco la voce acuta e potente di Petra, ecco Spinetti che non accompagna ma conduce, così ecco canzoni acustiche, nitide.
Canzoni proprie e reinterpretazioni totalmente ri arrangiate, capaci di suscitare nuove emozioni nonostante i testi già bene noti. Apprezzati all’estero più che in Italia dove spesso si esibiscono fuori dai più grandi palchi. Continua a leggere….
Giu 27
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Cave,
Grotta, caverna.
Nomen omen avrebbe scritto qualcuno.
I suoni delle sue canzoni, delle sue opere, sono infatti cavernosi, a tratti gutturali, cupi, troppo semplicemente tristi secondo molti.
Così Nick Cave rimane confinato in un alone di semi notorietà almeno qui in Italia: australiano, classe 1957, famoso ed apprezzato altrove, considerato appunto troppo cupo per la nostra cultura musicale a tratti troppo impegnata con scolastiche rime baciate.
Discografia complessa ed evoluta, ancora in corso, grazie a Dio, composta di album piuttosto diversi fra loro per genere e concetti, per testi e citazioni.
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Ott 03
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Così
Aznavour è andato via (01/10/2018) e con lui gli ultimi frammenti di un romanticismo che non c’è più né in musica né al cinema né tanto meno in mezzo alla strada.
Sinatra ed Aznavour che musicalmente sono differenti, che hanno una storia umana profondamente diversa ed un genere canoro che per estensione ed ambientazione i puristi direbbero che poco si accostano,sono stati forse gli ultimi veri sex symbol di un certo livello, fatti di parole ed atmosfere raffinate, di vini freddi e frizzanti al punto giusto, di notti umide spese al bancone di un bar, di chiacchiere lente e donne meravigliose da tenere sottobraccio. Ecco perché io li accomuno.
Ecco, siamo molto più poveri e mentre tv e giornali fagocitano la notizia vomitando impietosi stralci di una biografia che invece non entrerebbe in 2 pagine piene di un quotidiano qualcuno si chiede chi cazzo fosse davvero Charles Aznavour.
Un cantante, un attore, un ambasciatore, un uomo che non seppe mai dimenticare le sue radici e che seppe vivere offrendo ad altri armeni la possibilità di salvarsi, di emanciparsi, di andare altrove.
Un giorno una giornalista italiana (Milena Gabbanelli) gli chiese quanti soldi avesse speso per i voli che aveva pagato ai profughi armeni:; lui semplicemente rispose che non conosceva né il numero né la spesa e che non gli importava dei soldi perché non sarebbe voluto essere il più ricco del cimitero.
Il genocidio armeno del quale i libri di scuola raccontano poco, i genitori sopravvissuti ed immigrati in Francia: questo il contesto nel quale Chahnourh Varinag, Aznavourian nasce a Parigi nel 1924.
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