Riordinare

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Oggi ho svuotato la cassettiera dell’ufficio.
Un trasferimento; un su e giù di piano, banalissima routine in un ufficio.

Oggi ho svuotato la cassettiera.
Dentro ci ho trovato libri, appunti, penne asciutte, matite spuntate, persone, posti, ricordi.
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Crescere

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La notizia mi ha raggiunto mentre ero con le mani sporche di grasso, intento nel niente di un pomeriggio di ferie.

Prendere ferie per niente di serio la dice lunga. Potrei non scrivere oltre.

Con mezzo sigaro toscano in bocca e la barba invasa dall’odore acre del fumo operavo la vespa per l’ennesima volta, senza successo.

Succhiare aria dalla cannuccia delle manifatture di Lucca, stringere un bullone, fantasticare sul prossimo giro in vespa e sul prossimo viaggio sembrava l’apoteosi dell’aspettativa di vita.

Stefano ha chiamato: è nata la figlia. Lo dico ora, anche se la notizia è di giorni fa.

Dopo Lorenzo, Giorgia.
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Dedicare

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dedicare

 

Io ti dedico l’odore delle botteghe da calzolaio,

lo sbuffo finale del rifornimento gpl.

Io ti cedo il primo bicchiere della bottiglia di coca-cola,

ti regalo il rumore della palla da basket che rimbalza sul cerchio.

Il caldo umido delle strade deserte di Roma quanto è notte,

l’odore che si infila nel casco quando laggiù ha già piovuto,

il pulsante “on” del sinto-amplificatore,

il borbottio della Vespa che parte (quando parte).

Ti dedico l’abbraccio dei giocatori di una partita vinta, in un campionato fatto di sudore e delusione, vecchie glorie e speranze che andranno perdute;

io ti regalo gli ultimi minuti di un film, quella scena che non ricordavi, quella che speravi fosse stata girata,

l’odore del giornale appena comprato,

il rumore dell’acqua che passa a “pezzi” nei termosifoni, l’odore che rimane sulle mie dita quando la mattina verso il caffè appena pronto.

Ti dedico la sensazione di passare la sabbia nelle mani ed il godimento di pensare che quello sia il tempo che passa e che puoi lasciarlo passare, poi riprendere e ricominciare.

Io ti regalo la sensazione che ti sorprende di notte, quando hai freddo e tiri giù la maglietta sulla schiena che s’era scoperta.

Ti dedico tutte le cose che non ho il tempo di scrivere , che non ricordo, che penso a sprazzi, quando posso, mentre scendo dall’autobus, mentre ho il libro aperto e non sto leggendo, tutte quelle cose così grosse da riuscire a riempirmi,saziarmi, troppo grosse da non potermi uscire di bocca.

Io ti dedico la prossima birra.

 

 

 

 

Andrea

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Ieri sera abbiamo vinto.

60 – 79

Ho rivisto il campo così come mi piace, quando le grida sono esaurite, quando è vuoto, le luci si stanno per spegnere e tu sei lì che ti rigiochi la partita, ripensi alle sostituzioni, i time-out, agli scarabocchi sulla lavagnetta.
Ho rivisto il campo mentre tutti sono ancora sotto la doccia, al centro del campo, riavvolgi il nastro ed il campo ha un odore che non ha in nessun altro caso, un odore che poi è simile a quello che ha quando ci arrivi presto e la luce è ancora spenta, quando i canestri dormono, le gradinate riposano, i palloni sono là nella cesta, rintanati.

23.00 Cena da Mc Donald’s, come avessimo 15 anni.
Andrea è venuto con suo padre. Continua a leggere….

Rifugiarsi

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Si erano rifugiati nelle loro vite.

Lui, lei, senza dirlo ne farlo consapevolmente.

Chiuso nel bavero, al ritorno dal lavoro, sbadigliava nella pancia del serpente di ferro.
Il metrò serpeggiava fra le curve della galleria così come i suoi pensieri, da ascoltare fra se e se col sottofondo dell’ennesimo violino gracchiante: l’ambulante di turno.

Rassicurante, questo pensava. Era rassicurante essere organizzati, ordinati: il lavoro, le scarpe, la casa, il “da fare”.

Organizzare lo costringeva a fare, lo impegnava ed in qualche maniera riusciva a farlo sentire svanito, come con un vino forte, che acceca di forza, che regala una falsa amnesia.
Non pensare: facendo, organizzando.
Alla fine la sua vita era perfetta, pensava; organizzata appunto, impegnata. Non mancava niente, nessuno, se non se stesso, quello vero.

Bugie, come al solito, come era abituato a dire, senza alcun bisogno, come quasi a doversi tenere allenato. Bugie a prescindere, anche a colleghi, rispetto alla sera prima, al pomeriggio ed il da fare fuori d’ufficio. Senza motivo, per non dare riferimenti, ragioni, o forse davvero per allenarsi all’infrastruttura della bugia, alle correlazioni di cui le bugie hanno bisogno per stare in piedi.
Mentirsi  però durava qualche ora, forse giorni, per poi tornare a tormentare. Si sorprendeva a mormorare parole improvvisate quando un pensiero capace di metterlo a disagio lo coglieva.
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