Adesso puoi andare a dormire

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mani

Così prima che tu vada a dormire è giusto che tu sappia cosa stavo pensando mentre la gente passava, entrava, usciva e non sapeva, mentre tutti vivevano normalmente la loro quotidianità ed io immaginavo la mia od almeno una parte.

Stavo pensando ad Aldous Huxley, al suo libro “le porte della percezione”, al significato intrinseco di quelle droghe che lo spinsero prima a provarle, poi ad ammalarsi a causa della ricerca di una motivazione, di una ragione: capire cosa ci fosse di irrinunciabile.

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ChiAmami

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name
 
Oggi ho pensato che non ho un nome, che tu non hai bisogno di chiamarmi perché ti giri e mi scopri attento.
Ti guardo per un bisogno complicato, per una gioia e la sua voglia: così osservo le tue dita che indagano lente le parole di un libro, ascolto il mormorio arrotondato della tua lettura, mi agito seguendo la tua lingua che salta sul palato mentre parli.

Seguo attento la scia delle unghie colorate, la traiettoria dei tuoi piedi mentre senza saperlo ti muovi calpestando noncurante le linee delle fughe fra le piastrelle, quei confini che da bambino dovevo saltare e mai calpestare per via di una logica e di una paura che ancora oggi non riesco a rinnegare.
Ecco, vorrei essere come te, non accorgermi dei limiti ed andare. Continua a leggere….
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Chissà perché, anzi, poi, lo so.

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camino

Il fuoco crepitava e sul tuo viso c’ho visto le fiamme che col fuoco non c’entravano niente. La fuori c’era un freddo infame ed un vento che tagliava le orecchie.

Ma noi c’eravamo rifugiati dopo l’ultimo sole, preso lì sul marciapiede, abbarbicati sotto la collinetta mutilata dai lavori delle costruzioni. E la cena sapeva di sapore ed ogni gesto di famiglia ed abitudine. Io c’ero e tu con me.
Le castagne ed una serata che pareva di cento anni fa, di un presente bello e d’un futuro che non credevamo potesse promettersi. Continua a leggere….

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Odori

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sent of woman

Ecco, dell’odore delle ricevute fiscali,  di quello della gomma pane, non ti ho parlato.

Dell’odore del pepe appena macinato, quando cucino e mi fermo ad occhi chiusi ad annusare,

di quello d’asfalto caldo, bagnato da poca pioggia d’estate, qui a Roma.

L’odore di quella mia smorfia a mò di bacio che scocco per annusare i miei baffi se ho fumato un Toscano Originale: tabacco e la mia saliva, mescolati.

Quello persistente dei tuoi baci sulla mia bocca, del sapore della tua saliva con la mia: meravigliosa sinestesia ! Continua a leggere….

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Legami

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legami

 

Non gli sembrava possibile vederla sfilare davanti a se, lenta e bella come forse non riusciva a ricordarla da un po’.

Lei sentiva il collo strozzare, si era sentita tirare via senza un vero motivo ed in dovere di accelerare il passo, anche se poi la magia del momento aveva fatto si che un attimo dopo fosse più libera, proprio mentre gli era difronte, così lenta da riuscire ad incrociare i suoi occhi, a fissare le sue labbra.

Un bacio veloce, sfruttando la situazione, un sapore che ricordavano perfetto e semplice, una scossa, un brivido feroce.

Uno, solo uno, ma tanto bastò ad innamorarlo ancora, a drogarlo e renderlo instabile, subito dopo, vedendola allontanarsi piano senza che lei potesse avere l’occasione di tornare indietro e fermarsi, dire che no, era soltanto uno scherzo, che non sarebbe andata via di nuovo.

Ma lei non seppe voltarsi e lo lasciò insicuro e pestare i piedi sul posto, senza sapere far nulla, senza prendere una decisione. Si annusò e leccò le labbra nella speranza di sentirsi ancora sfibrato da quel bene assoluto.

Poi proprio quando tutto sembrava andato e nessuna occasione rimasta lei si era voltata a guardarlo. Gli aveva fatto capire capire con un solo sguardo quello lui andava cercando, la conferma che anche lei avrebbe voluto e che era solo la situazione a non permetterlo.

Lui aveva allora sentito spezzarsi dentro qualcosa, sentito come ingestibile la voglia di lei, dei pomeriggi insieme, a passeggiare, delle notti a consumarsi dal bene, ad urlare felici in strada mentre la gente dormiva insoddisfatta.

Se avesse avuto parole le avrebbe urlato dietro, per convincerla, nel dubbio non avesse voluto, nel dubbio non fosse vittima della situazione ma che in qualche modo avesse scelto di andare via. “Vieni qui, ripara il mio cuore, ricuci la mia ferita, la tua stessa, di tanti fa. Torna da me, un bacio ancora, per cominciare, per costruire e poi andare“.

Il guinzaglio la guidava severo più distante da lui.

Due cani, illuminati dalle luci di un negozio di quartiere, dall’intermittenza di una sigaretta nervosa che fumavo immaginando la loro storia, così simile a quella di poco prima, vista là nei corridoi appena fuori dalle banchine del metrò: due compagni di vita, qualche anno sulle spalle, un’emozione purissima di qualche bacio svagato, camminando sferzati dalla corrente che andava infilandosi in galleria, spettinando pensieri, sollevando la serata.

 

Massimo

 

 

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