Shanghai

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Il volo è andato via lento e calmo, fra un film ed un pasto miniaturizzato, fra un dormiveglia irrequieto e le domande curiose di mia madre sempre pietrificata davanti a chi parla inglese anche si presentasser sorridente.

Ho portato Il Milione, di Marco Polo, lo leggo affamato prima di cercare informazioni sulla guida: dall’Italia alla Mongolia, alla corte del Gran Khan per oltre 15 anni, per poi arrivare qui nell’odierna Cina, un tempo territorio più complesso, suddiviso fra dinastie originariamente cinesi e condottieri appartenenti alle varie casate mongole. Un viaggio che portò qui Polo al seguito di suo padre e suo zio, mercanti lungo la via della seta, esploratori forse più che commercianti. Viaggi di oltre 10 anni, territori pericolosi ed ignoti, deserti, lingue da comprendere. Viaggi così affascinanti oggi come allora, così tanto da seminare in Colombo l’idea di rotte differenti, di nazioni nelle quali espandersi; viaggi così sommariamente descritti da confondere Colombo stesso, morto senza capire dove fosse stato davvero, così complicati da risultare epici anche oggi rileggendo, riprogettando, sognando di arrivare qui passando per Kazakistan e Mongolia, lungo una via che sa di sabbia e di scoperta. Continua a leggere….

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Crescere

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crescere

Sono cresciuto veloce come il mais di Melfi, alto e bello, dice mia madre, ma pure un po storto, vi dico io.
Così ogni mattina passando veloci con l’auto per la contrada di Melfi mi godo le piante di mais e mi piace vedere che da un giorno all’altro crescono fino a coprire la visuale, che si può percepire il cambiamento, che dev’essere meraviglioso, per chi quelle piante le ha seminate, vedere il progresso così veloce, ogni mattina.
Panciuti uomini, incanutiti il più delle volte, dal bordo della strada guardano infatti compiaciuti verso la loro piantagione: lance d’acqua innaffiano a centinaia di metri e tutto mi scorre veloce come se avessi premuto ffwd da qualche parte. I colori si striano lungo i finestrini dell’auto, guardando di lato, così che se faccio resistenza al cambiamento cercando di guardare di lato oltre a schiantarmi perché non vedo la strada perdo anche il gusto di quello che invece avrei voluto continuare a guardare: il mais che cresce veloce e che un po’ sa della metafora della mia vita che sono cresciuto veloce per natura e per scelta. Continua a leggere….

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La democrazia della merda

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Ecco questo  un concetto complicato che provo a spiegare in poche righe. L’attuale, in Italia, è la democrazia della merda ossia un appiattimento generalizzato di meriti e competenze, il totale moltiplicarsi di norme obbligatorie non rispettate mescolate ne l tirare a campare, nel pressapochismo.
Oggi tutti hanno la convenzione di essere liberi di poter fare e dire perché siamo in democrazia. Nessuno riesce più ad avere una percezione reale di sé stesso, tutti pensano di poter progredire, meritare.
Siamo riusciti a confondere la possibilità di informarci usando un mezzo come internet con la necessità di dire la propria opinione su ogni argomento. Nessuno dice più ” non mi interessa”, “non ne so nulla” ma ognuno dice cosa ne pensa senza padroneggiare l’argomento. Continua a leggere….

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La beneficenza dei ricchi

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Gasol migranti

Oggi due temi importanti che forse meriterebbero due scritti differenti ma fa caldo, vado di corsa, c’ho tante cose per la testa, alcune anche belle, altre che non ho ancora capito che sensazione mi stiano dando. (poi scrivendo mi sono reso conto che pur scrivendo meno del dovuto i due argomenti meritano due post)

Le beneficenza dei ricchi.

Negli ultimi giorni girano in rete parecchie fotografie dei fratelli Gasol, due famosissimi campioni spagnoli di pallacanestro, sotto contratto con squadre americane, pluridecorati.
Su Twitter impazzano loro scritti e foto: sono impegnati, badate bene prima uno e poi l’altro considerato il successo avuto dal primo, nell’aiutare alcune organizzazioni umanitarie che si occupano di soccorso ai migranti. Continua a leggere….

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ChiAmami

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Oggi ho pensato che non ho un nome, che tu non hai bisogno di chiamarmi perché ti giri e mi scopri attento.
Ti guardo per un bisogno complicato, per una gioia e la sua voglia: così osservo le tue dita che indagano lente le parole di un libro, ascolto il mormorio arrotondato della tua lettura, mi agito seguendo la tua lingua che salta sul palato mentre parli.

Seguo attento la scia delle unghie colorate, la traiettoria dei tuoi piedi mentre senza saperlo ti muovi calpestando noncurante le linee delle fughe fra le piastrelle, quei confini che da bambino dovevo saltare e mai calpestare per via di una logica e di una paura che ancora oggi non riesco a rinnegare.
Ecco, vorrei essere come te, non accorgermi dei limiti ed andare. Continua a leggere….
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