Disgusto

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Nonostante mi sforzi di giustificarli non riesco a comprenderli e meno che mai, quindi, a giustificarli.

Coerenza e prima ancora logica: ma non per loro.
Sono circondato: almeno in numero hanno vinto.

Criticano la politica e fanno del qualunquismo la loro ragione unica di vita, il topos del chicchiericcio da spiaggia,  da fila all’ufficio postale: accusano di ruberia, di aver sottratto all’Italia un benessere ed uno stato di cose che ora non c’è più, un benessere percepito in termini di fratellanza, giustizia, meritocrazia.
“Tutti a casa sti politici”

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Tornei, sabati. 

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Sono le 4.30, il parcheggio è vuoto ed una sigaretta, fumata a bocca asciutta, mi penzola dalle labbra. 

Birra e gelato. Poi birra. I panini salsiccia e peroni, i gelati ad 1 euro per attrarre persone che poi non li comprano davvero, un basket proletario semplice e disperato.

La palestra piena di gente, il vociare di chi è là fuori, i gridolini di chi non ha mai visto nemmeno un canestro, figuriamoci tutte queste partite in una sola notte.

Chi non ci sta a perdere, qualche gomitata, i non arbitri, le partite vere che mi mancano e che appena parte la musica del riscaldamento mi fanno sentire bene.

Poi gli uccelli già svegli sugli alberi della mia via, rientrando a casa, un ricordo tagliente, la faccia impassibile da pesce, riflessa nello retrovisore centrale. Gian dorme, almeno a quest’ora. e mi sento più svuotato che stanco perché non posso chiamarlo per citare chissà che film. Continua a leggere….

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Mentre tutto

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Mentre tutto si muove veloce fuori dalla mia stanza d’ufficio, rimango chiuso fino a che il lavoro non rallenta.

Giorni di lavoro piuttosto veloci ed interminabili, uscendo anche dopo le 21, sabati al pc e gente che dovrebbe sapere ma non sa, che finge di sapere, che addossa errori.

Così aspetto che la banca mi faccia sapere, che si risolvano i problemi sui server, che il software funzioni, che arrivi l’orario, che passi il mio treno. Il campionato è finito e rallento con qualche amichevole da gestire col nuovo pennarello nero, scaramanzia unica via, anche se poi tutto finisce senza successo.

Scrivo un po, leggo di meno, progetto quel viaggio per ora ancora non delineato del tutto ma comunque epico, uno di quelli saporiti che ti tiene sveglio di notte e ti inchioda a fantasticare ricordando i viaggi passati, quelle che speri essere nuove avventure o almeno nuove strade nelle quali perdersi. Continua a leggere….

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Cortili

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Roma è cortili popolari, palazzoni e ragazzini che ci giocano.
Roma marciapiedi, è donne che parlano, gridando, da una finestra all’altra. Roma è una porta di calcio disegnata su un muro scalcinato, giocare finché  dal balcone non ti gridano “daje che è pronto !” Continua a leggere….

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Emmanuel

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I bambini nascono e sembrano dei vecchi, degli esperti, almeno.
Arrivano fra lamenti e lacrime, dolori, fronti corrugate, piccoli e grandi sbadigli che forse sono sonno, forse noia, forse consapevolezza per qualcosa di già previsto ed ora in scena.

Loro hanno fatto un lungo viaggio, lungo circa 9 mesi. Hanno già la loro esperienza, che ci crediamo oppure no: hanno già ascoltato musica, mangiato e dormito, vissuto il bello del venerdì, la sindrome della domenica sera.

Hanno viaggiato rannicchiati e dormito col rumore rassicurante del liquido amniotico, un rumore che forse sembrava lo sciabordio che Ulisse poteva sentire nella notti di mare calmo, navigando verso Itaca, nell’odissea della sua vita, diretto verso la casa, in senso lato la famiglia, “la madre”.

Così arrivano e sembrano consapevoli astronauti piombati qui da molto lontano, sub emersi di botto per prendere fiato, infastiditi dalla luce e dai rumori; e respirano veloci ma piano, leggeri, e ci lasciano col dubbio rispetto a cosa e come saranno in questo mondo, di come e se saremo adeguati vivendo con loro.

Ma cominciamo male parlandogli con le voci affettate e le parole che poi non esistono davvero. Forse ci può stare in cambio di tutti i baci e degli abbracci che in pochi giorni accumuleranno e che seppure a distanza anche io ho già inviato.

Benvenuto Emmanuel

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