Ricordi ad una piazza

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Niente, non ce la faccio ancora. Non ho fatto ancora in tempo a districare le bozze, a mettere in fila ordinata parole e foto così da chiudere il quaderno odeporico del viaggio in Borneo.

Osservo la città mentre l’alba non è ancora arrivata, mentre le strade sono più calme: il martedì parto da casa di mia madre mentre mezzo mondo ancora riposa.
Tutto questo credo sia una sorta di regalo per lei: un solo turno di allenamenti da gestire, il lunedì, la cena da lei rientrando infreddolito, quei sorrisi e qui piatti stracolmi preparati “perché rientri stanco ed hai fame“, i cruciverba da correggere come al solito, quattro chiacchiere semplici. Continua a leggere….

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Dei calmanti effetti di Autumn leaves

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something else, autumn leaves

Cannonball Adderley con l’album Something else e lidea di acquistare vinili e giradischi, un’idea in una mattina come questa nella quale mi si lucidano gli occhi senza motivo e senza tragedie, in un giorno in cui le lacrime sono come la nebbia di stamattina: c’è ma è diradata come i ricordi, come la fantasia dei bambini.

Nella confusione dei sogni sballottati dal treno ho ripensato quindi ad una delle mie idee più assurde, ad uno dei progetti non ancora realizzati. Da ragazzino sognavo l’est Europa ed i suoi disordini politici, la polizia con gli impermeabili di pelle nera, un quadro apocalittico studiato sui libri di scuola, fatto di bombardamenti e poca democrazia, di posti di confine freddi e nebbiosi, di documenti scambiati di notte, tirati fuori dalla giacca di pelle: “buona fortuna“, prima di partire.
Così, ecco, volevo farmi arrestare dalla Stasi e nei giorni che precedono il prossimo viaggio, a Berlino, questo torna prepotentemente a galla nella marea delle cose sospese, dei progetti di viaggio, racconto.
Non c’è un reale nesso fra il jazz e l’est Europa post bellico-fine anni 80 se non gli effetti calmanti di quegli assoli così estemporanei e pure così perfettamente miscelati: ecco, il jazz mi ricorda la mia fantasia, il disordine dei miei ricordi e dei miei progetti.

E’ tanto tempo che manco dal blog ma prima di ricominciare con regolarità voglio concludere il resoconto del viaggio in Borneo, farne un piccolo libretto completo di foto, pubblicarlo a casa mia e sugli scaffali di casa di mia madre.
Nel frattempo in questi mesi ho lavorato molto, bestemmiato un po’, sono finito in ospedale senza che i medici capissero perché, allenato, vinto, perso.
Ho scritto a Willie, come promesso, la guida della quale nei racconti di viaggio si trova ovviamente traccia e sto, lento come un pachiderma, lavorando ad un pagina che racconti la sorte degli indigeni che abitano attorno al Mulu Park.

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Viaggio in Malesia, Borneo: nota tecnica per il malcapitato lettore

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La connessione web, questa sconosciuta. Si trova quasi sempre ed è economica ma va lenta ed è instabile che pare gestita da trenitalia. 

Caricare foto significa armeggiare per ore per cui, se ne avete voglia, tornate a rileggere gli articoli prima che io pubblichi la galleria di foto finali, la raccolta: ho intenzione di aggiornarli via via se mai riuscirò a trovare una connessione decente. 

Come una volta quindi: prima le parole, poi le immagini, come fu per l’avvento della tv, dopo la radio, no?

A proposito delle parole: come al solito quella pubblicata per ragione di emozioni, tempo e sonno nonché appunto di connessioni web inaffidabili, è la prima stesura del testo, errori ortografici compresi… Voi godetevi pure quelli perdonandomi perché scrivo di notte e di fretta, io intanto me ne sto qui e poi al ritorno, se tornerò, correggerò. 

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Kuching – Mulu

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Kuching, lungofiume

Kuching, lungofiume

Salutare Kuching di sabato mattina, assonnato, mi ha portato uno stato di inquietudine poco chiara. Abbiamo rinunciato alla navigazione lungo il fiume che ci avrebbe portati a Sibu nonostante fosse tutto pronto, compreso l’accordo con il solito tassista, stavolta in maglia casual considerando il fine settimana. Niente express boat quindi, niente 4 ore di navigazione: le barche sono chiuse e la navigazione piuttosto veloce non lascia spazio a soste o foto. Meglio prendere un aereo diretto a Mulu, altro parco nazionale, e risparmiare la notte a Sibu (città piuttosto vuota stando alla guida), meglio evitare conseguentemente il  trasferimento verso Miri, di fatto inutile, visto che il programma rivisto giorni fa non include più il passaggio in Brunei. Questo quindi dovrebbe permettere una visita più completa di questo parco è più giorni da spendere nel Sabah, regione più ad est del Borneo malese.

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Kuching, Bako Park

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Bako park, panorama alal fine del sentiero numero 6

Bako park, panorama alal fine del sentiero numero 6

Il tassita è preciso come la stiratura della sua camicia che sono certo ha indossato per noi. Ha il collo consumato e mi fa pensare a quei paesi in Italia dove le persone si tengono il vestito buono per il matrimonio, il funerale oppure per il giorno della festa. È pulito e pettinato, è profumato e nutre quel rispetto figlio di un colonialismo antichissimo: sono sicuro che la mia stretta di mano, ieri, alla fine della nostra contrattazione lo abbia colpito e rassicurato, che abbia steso le basi per un rispetto reciproco.

Al parco del Bako si arriva dopo circa 30′ di auto per circa 50 myr oppure per molto meno e circa 1 ora, con il bus, con aria condizionata.

Il parco è una delle meraviglie del Borneo e nasconde interessantissime specie di animali così come piante sconosciute oltre oceano. Un parco tutto sommato organizzato anche se meno di quanto mostrato. Al biglietto di ingresso (20 myr quindi circa 4 euro), va unito il biglietto di andata e ritorno per la barca (40 myr): il parco vero e proprio è infatti oltre un tratto di mare calmo e verdastro il cui panorama è disturbato soltanto da formazioni di roccia a strapiombo sul mare o nel mezzo del tratto stesso. Una roccia di sabbia frustata dal vento e modificata dalla marea che ora alta, ora bassa, impazza visibilmente in tutta l’area. La marea e la corrente non permettono di avere orari precisi: l’ultima barca, oggi, è alle 15, ma questo lo si scopre appunto arrivando li, parlando con il personale.  Continua a leggere….

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