Salire, discendere, capire

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risaia thailandese

Quando si accosciò nell’umido degli steli delle piante del riso, riuscì a sentire perfettamente il rumore di fango annacquato. Il suo piede, sprofondava nel terreno succoso.

La salita dura di un paio d’ore gli aveva sballato il cuore e gli fece sentire il collo turgido e gonfio. Passandosi una mano sul viso madido di sudore rifiatò e si pensò rosso in viso, annusando l’aria rinfrescata dalla pioggia del Monsone.

Dal picco dell’ultima collina spersa fra le montagne mai viste prima sulle carte in distribuzione all’ufficio turistico, sbucava quella risaia verde e prepotente. Si stagliava decisa nel grigio della nebbia che il caldo umido della Thailandia, mescolato alla pioggia, aveva creato. Continua a leggere….

Ho di meglio

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Vincenzo Costantino chinaski

 

Era impossibile, va ammesso, non condividere l’ultima creazione di casa chinaski.

Vincenzo Constantino, all’anagrafe, meraviglia sotto forma di stupefacenti verità inoculate con nutrienti parole.

Anche stavolta, dopo Al bar e dopo Le cento Città pare avermi/ci letto dentro.Certo è, che dire di scrivere e confrontarsi leggendo poi lui fa restare immobili da tanta distanza, va ammesso anche questo. Forse starò in silenzio per un po…

 

scrivo.

non scrivo per gli amici. Continua a leggere….

Innamorare

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I-Was-Falling-In-Love

Mi sono innamorato di te stamattina.

Mi sono innamorato di te quando ho sentito l’odore del sonno della tua notte, sugli abiti, quando ho capito la tua fretta d’uscire di casa, vomitata fuori come fossi un’estranea dalle stesse mura che invece, di notte, ti contengono.
Ho sentito il respiro affaticato d’una bocca chiusa che non parla da un paio d’ore, zittita e svogliata dal sonno.
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Bozze

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ultima lettera cobain

Mi sono svegliato con la voglia di fumo denso delle nostre notti da fumatori. La voglia di quelle notti vissute lente, col terrore che al mattino potesse rimanere solo la cenere e qualche altre speranza tradita, qualche altra delusione che avrebbe fatto il paio con la pioggia di oggi e pendant col traffico lento e svogliato che sa mostrarti solo Roma del lunedì. Continua a leggere….

Autofocus

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marion cotillard

Corti spiacevoli ed inopportuni baci. Saperle dare solo quelli e riconoscere sempre un particolare delle increspature delle sue labbra sul quale ficcare lo sguardo, così fisso da ritrovarmi ad occhi bassi davanti a lei.

Lei sentiva spesso la sensazione che sa lasciare l’immagine di un  bar quando è vuoto,  quel fermo immagine di sgabelli riversi sul bancone come fossero troppo ubriachi.

Sfocato, più distante, un dinoccolato e vecchiotto barista che barcolla spazzando il pavimento: ballando un ‘improbabile valzer con le sue scarpe troppo piene di piedi per via dell’orario di chiusura.

C’è un’immagine di Loretta che guardo spesso. Un primissimo piano che sembra averle catturato l’anima; così perfettamente riassunta in un’espressione che seppure non parla sa dire  tutto a chi la conosce. Quell’anima è riassunta in uno scatto casuale, uscendo dal ristorante. La guardo negli occhi e la rivedo perfetta ed animata nelle due dimensioni del ritratto che tengo in mano. Sfocature che da un secondo al successivo ho paura prendano vita e che riescano a farmi ancora abbassare lo sguardo puntando la vista sulle fessure delle sue labbra. Continua a leggere….

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