Prendere; la tappa zero del viaggio in Austria: fra cucina, dispensa e box auto

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Il primo passo del viaggio in Austria, di un viaggio che si rispetti; una lista di cose da prendere.

Alimenti, errori ortografici causa fretta, parole incomprensibili perché Matilde intanto picchia sui tasti.
Una macchina da caricare all’inverosimile, una lista molto italiana di cose da pendere cucinare, un intento girovago, un nomadismo da semi migranti a metà fra viaggio itinerante e trasloco.
Tanti km, una auto spaziosa, due bimbe di nemmeno due anni, un itinerario fra trentino alto Adige, Tirolo, laghi austriaci. Prima tappa, tutta di notte, oltre 800 km

p.s. tutto quello che dovesse mai incuriosire il lettore può essere chiesto, tipo “tazza auto”.

p.p.s. Comunque poi i canestrelli non li ho trovati.

Spezie 

Pasta noi e bimbe

Olio

Patatine e Patatine loro

Succhi frutta

Cornettini

Biscotti 

Grissini 

Grattugia

Piatti e forchette loro 

Bagnoschiuma alla te tu eh yt

Shampoo 

Vaschetta 

Acqua 

Tazza auto

Caffè solubile 

Macchinetta caffè e caffè 

Fornello e gas

Pentola 

Coltello dentro zaino

Parmigiano Mettere sottovuotou lui i il u

Borse frigo e ghiaccio sintetico

Cappelli

Medicine noi

Seggioloni 

Lettini 

Scottex

Tovaglioli

snack bevande noi

Golia

Chewing-gum 

Canestrelli

Comprare

Tonno

Formaggini

 
 

 

 

Agosto: il coraggio di non fare, viaggiare.

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Patrick Leigh Fermor – tempo di regali

E’ agosto, è il tempo dei viaggio per gli Italiani.

Io lavoro, sono tornato dalla fresca ed organizzata Austria.

Penso che ho voglia di leggere, di scrivere, di ascoltare la musica, di ascoltare preghiere in musica, di quella canzoni con una formula complessa, quelle preghiere laiche tipo “ovunque proteggi“, di Capossela.

La bellezza e la complicazione di quei versi mi riporta indietro, mi riporta alla narrativa di viaggio, appunto, della quale tanto parla lui, sebbene non in quella canzone, la quale mi ha tanto formato, che mi ha spinto molto a fare, dire, leggere, andare. Continua a leggere….

Svuotati – una notte di ottobre 2013, il 2

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ricordi

 

Ci sono sensazioni ed oggetti nei quali ci si può rifugiare, pensandoci, specie in certe sere, tipo ieri.

Ci sono serate in cui sentirsi svuotati e delusi sembra un irrinunciabile dovere e  così anche le sensazioni sul fondo dell’ amarcord vanno sparendo, e lo fanno a braccetto con la convinzione di averle davvero capite, assorbite oppure addirittura vissute. Continua a leggere….

Mango – d’un autista indiano

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Il legno vecchio e secco seppure ben trattato ha scricchiolato, salendo le scale. Ci siamo accomodati su un divanetto, anch’esso di legno, uno davanti l’altro.

Mi spiegano che l’albero di mango è cresciuto dentro la casa attraversandola, dalla piccola aiuola poco fuori l’uscio fin dentro al secondo piano, su fino al terzo dove ora la chioma ombreggia un terrazzo con mobili improvvisati e malconci.

Simpson mi guarda sorridente, sereno ma impacciato. Alla fine dl viaggio abbiamo imparato a conoscerci e condividere nonostante in India aleggi sempre quell’alone di rispetto per l’uomo bianco più ricco, il che, onestamente, vista la mia condizione, mi fa ridere amaro.
Tira spesso su con il naso, impastato d’un raffreddore molto forte preso forse per sudore ed aria condizionata in auto.

E’ stato n guidatore formidabile, una guida pratica ed attenta, disponibile alle mie bizze di finto esploratore, pretenzioso turista atteggiato a viaggiatore. Esperto e prudente Simpson ha chiacchierato con me, per ore, lungo tutte le strade, per lo più sconnesse, percorse insieme. Ha inseguito animali, scene, cercato quanto gli ho chiesto per riuscire a catturare foto particolari. Ha tollerato di buon grado i miei silenzi mentre sul sedile posteriore scrivevo per ore sull’Ipad senza fare attenzione alla strada, ha corrotto come assurdamente previsto, i poliziotti ai posti di blocco, mostrando come d’accordo il portafogli di riserva, mezzo vuoto per scelta, che abbiamo tenuto nel cassetto porta oggetti per dimostrare che quello era tutto il nostro avere per il viaggio: escamotage ben pensata per far fronte ai finti controlli messi su per spillare soldi ai turisti per loro sempre ricchi ma invero, come nel mio caso, assolutamente sopravvalutati.

E’ a casa ora, per un gioco di traiettorie e percorsi maligno ora è  a casa. Ha guidato lui ma ce l”ho portato io qui, scegliendo il mio piccolo tour. So che ricorderò per sempre le sue camicie di tutto punto stirate anche se lacere, i suoi baffi neri, i suoi capelli un po unti, l’auto sempre pulita, ad ogni sosta rassettata dalla mie briciole, la sua dignità assoluta, il suo riserbo, le ricette che ci siamo confidati. Continua a leggere….

Calma

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A Roma c’è un vento che non fa il paio con il maggio che ti aspetteresti.

Passeggio comunque al sole caldo di dopo pranzo e mi piace farlo in quelle strade appena fuori dalla confusione della stazione centrale.

La calma di queste vie diventate ormai una fusione imperscrutabile fra vecchia città e localini tradizionali, nuove scalcinate botteghe, coinvolte in infiniti lavori di ammodernamento portati avanti da persone di ogni razza che provano a radicarsi, impiantare un commercio quasi sempre diretto ai loro stessi conterranei per un discorso che mi fa comprendere ancora di più che una vera integrazione è ancora lontana decenni, che si continuano a creare ghetti per volere stesso dei ghettizzati.
E’ giusto che si mantengano le distane culturali, che ci si mescoli per poi tornare “in proprio”: le tradizioni, le cucine, le religioni.

Seduti sui secchi di vernice bevono tè o parlano tranquilli: senza tempo è qualcosa al quale non siamo abituati. Quelle chiacchiere svagate, quei loro lunghi silenzi in un ambiente disadorno, in preparazione per future attività, mi porta ad una calma che non riconosco più, che era propria dei pomeriggi di fine maggio, da bambino, quando la fine della scuola incombeva e nel vecchio cortile sotto casa potevo giocare più ore. Continua a leggere….

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