Conosco il gusto di giornate come quella di ieri, lo smarrimento che si sente dentro quando la giostra della vita gira troppo forte e le giornate sembrano un film impossibile da recitare.
L’empatia è la ragione di queste pochissime righe: l’estrema similitudine di quei miei giorni e del saluto a mio padre.
Certe volte penso che se Dio non esistesse davvero farebbe una figura migliore.
Conosco a memoria di senso l’ odore dei suoi vestiti, il sapore dei baci seppure dati di striscio, nel rumore di una quotidianità, nella fretta di un risveglio, nei sorrisi sbiechi di un saluto.
Desidero il suo profumo che sgorga dal collo, riscaldato dai palpiti… quell’assurdo smettere di respirare sfiorando la sua pelle con la mia,
L’inconstistenza dei marshmallow, l’energia elettrostatica accumulata sugli scivoli, i capelli elettrizzati da quella e da una coppetta gelato da farsi cadere per un terzo sulla maglia pulita. È il nostro sabato pomeriggio. E mi piace.