Intolleranze

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Food-Intolerance1

Un ristorante per intolleranti.

Ecco, penso ce ne sia bisogno proprio considerando la società contemporanea, i vizi e le virtù, le esigenze della vita moderna, come si diceva nella pubblicità del Cinar (seti stai chiedendo cosa sia il Cinar o cosa dicesse la pubblicità allora vattene affanculo).

Così il mio nuovo progetto è questo, un ristorante dedicato agli intolleranti. Leggi: non pensare che sia uno dei tanti.

L’idea è semplice ma unica nel suo genere: un posto dove il gestore, l’oste, io, è intollerante, un posto dove chi cucina è nervoso e non sopporta, in generale, così come i clienti non gradiscono, non sopportano, appunto non tollerano certe situazioni. Qui i clienti intolleranti si rilasseranno vedendo maltrattare le persone che si atteggiano, frignano e straparlano che magari hanno invitato qui proprio per non essere potuti intervenire in prima persona. Il capo ufficio? Il collega, l’amica “mimimimi”? Continua a leggere….

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Blue mountains

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Le montagne blue non sono blue così come i 12 apostoli non sono in realtà 12: i veri romanzi stanno scritti nelle guide turistiche, ne sono ormai certo. Il mostro che dentro ci ha divorato nella lenta Sydney ci ha spinto a lasciarla in fretta per via di quelle riflessioni che giorni fa abbiamo fatto bevendo un caffè, rifiatando dai tanti km camminati, a riguardo di città e costruzione di queste, di “urbanistica” e vivibilità. 

Continua a leggere….

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Sydney: in trappola

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Mio caro Bro, sono a Sydney “intrappolato” in una città che non sento mia e che non mi appassiona poi molto.Così come ero fuggito da Melbourne che pure preferisco a questa zona, domani farò da qui: siamo diretti verso certe montagne che qui chiamano blu per via del colore che gli alberi di eucalipto gli darebbero in certe ore del giorno. Siamo diretti verso certe montagne che forse sono sole ed un po sperse come certe volte è bello sentirsi viaggiando.

Dormiremo lassù dove passeremo il giorno camminando, allontanandoci, seguendo i percorso lungo i costoni della vallata. Il giorno dopo invece andremo verso la costa più a nord: ho letto che da lì è possibile vedere le balene che seppure ho già avvistato a largo di alcuni piccoli paesi sulla great ocean road vorrei vedere ancora: sono impressionanti, grandi, ma sembrano fragili e molli mentre nuotano e se ne stanno per i cazzi loro seguendo chissà che corrente e quale logica sociale. 

Siamo alla fine di un viaggio memorabile ma dal peso specifico diverso, forse inferiore, a quello delle scorribande nella nostra cara Asia, in quel sud est asiatico che tanto ci ammala di malinconia e nostalgia e dove so già che vorrò tornare alla prossima occasione sempre che, nel frattempo, non mi nasca un figlio come spero. Adesso ti saluto, vado a fare l’amore. 

Così ti saluto come Socrate salutava Lucilio alla fine d’ogni lettera. 

“Stammi bene”

Ci vedremo presto.

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Il grande viaggio, la grande strada. Ancora sulla great ocean road

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Pini apollo bayGreat ocean road, paesaggio

Così abbiamo alle spalle parecchi giorni di viaggio, una montagna di panni sporchi, altri lavati e piegati di fretta, così tanto da rendere lo zaino ingestibile.
Abbiamo alle spalle qualche migliaia di km guidati in auto ed una manciata di città che contrassegneremo con le bandierine sul planisfero affisso dietro alla porta di casa. Continua a leggere….

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Melbourne e la Great Ocean Road

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Salutiamo il red centre con la malinconica sensazione che sarebbe stato bello girovagare qualche giorno in più, esplorare la terra rossa e capire quelle dinamiche controverse delle piccole città come Alice Springs dove tutto sembra lento ed annoiato pur restando organizzato ed efficiente.  Mi chiedo quali opportunità possa offrire un posto del genere, piccolo e vivace per il solo riflesso dei parchi ai quali si offre come armeria, avamposto, come centro di vestizione ed appovvigionamento nemmeno fosse una caserma appena prima del fronte. Tutto sommato li si ha la sensazione di tranquillità e sicurezza, si percepisce che la gente ama rispettare le regole e che l’ordine pubblico è mantenuto da un polizia presente ma invisibile, più impegnata in operazioni di facciata come vigilare i negozi di liquori piuttosto che in strada per traffico o crimine. Non mi è chiaro cosa la gente faccia, in cosa sia occupata, se lavori oppure meno: le strade suono vuote ad ogni ora le poche persone in  giro rappresentamo ogni fascia di età per cui non è dato capire chi lavori, chi sia in giro in ferie, chi sia in pausa ecc. Temo che lì si possa lavorare solo nel meccanismo del turismo in senso lato e che il resto sia una scarsa offerta se non per dignitosi lavori di inservienti, camerieri e spazzini che pure paiono puliti e soddisfatti senza avere quell’aria nauseata che un lavoro manuale del genere regala da noi in patria. Continua a leggere….

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