Return to work (e due)

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La verità è che alla maggior parte delle persone il proprio lavoro non piace.

Non c’è bisogno di dare un nome ad una pseudo sindrome, di cercare consigli sul web, magari arrivando a questo blog, per capire come alleggerire il rientro a lavoro dalle ferie.

Sembra una vera e propria malattia degli ultimi anni, il return to work

Siamo costretti a lavorare per vivere: tutto qui. Quante sono le reali possibilità che una persona felicemente faccia il lavoro che gli piace? Siamo seri, basse, quasi nulle! Chi, anche potendo svolgere il lavoro che gli piace non vorrebbe fare di meno con lo stesso stipendio, magari delegando e controllando mentre guarda un film o sta in giro? Continua a leggere….

Mimosa sensitiva

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Così io mi ricordo quel caldo secco del giorno ormai già andato e noi stanchi e soddisfatti, caduti in un sonno scomodo ma irrinunciabile,  mi ricordo l’arrivo del freddo della sera in arrivo, quella chiara dispersione della terra che si riposa, raffreddandosi di colpo, come spegnendosi al tramonto.
Mi ricordo il fragore delle ruote del piccolo bus attrezzato che insisteva sulla ghiaia delle strade approssimative che si aprivano il largo, nere e sassose, fra la terra rossa del centro Australia. Sentivo tutto tenendo gli occhi chiusi, allontanando pensieri e dolori.

Avevo serrato i denti traballando sul piccolo sedile, li avevo serrati poco  prima di cadere fra la stanchezza e la soddisfazione del percorso della mattina, prima di isolarmi dalle chiacchiere sconquassate e multilingua degli altri passeggeri. Sentivo la bocca secca e la mascella stanca, l’odore della polvere sulle mie labbra e guardavo le tue, chiuse e leggere: una forma morbida, mai arrabbiata come invece è spesso ingiustificatamente la mia. Mi era capitato di mormorare nel sonno gli stessi percorsi, quelle stesse orrende parole crude e secche come sono certi rami di quegli alberi patiti che vivono lungo la strada. Continua a leggere….

Rendez-vous

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Il piano di volo è stato modificato senza che potessimo rendercene conto.

Gli ultimi monitoraggi ci hanno mostrato che l’assetto era del tutto variato e che sarebbe stato necessario valutare diverse possibilità per le ultime manovre. 

I contatti negli ultimi tempi sono diventati più chiari ed io non so ancora dire se sia per il fatto che siamo e ci sentiamo più vicini o per il fatto che, diminuiti distanza e tempo, loro sono oggettivamente più forti, presenti. 

Mi chiedo come comunicheremo, come riusciremo ad intenderci, se a gesti o con che tipo di altri chiari segnali, come potremo capire i loro bisogni, come riusciranno a soddisfare le nostre curiosità. 

Voglio affidarmi a loro, quando arriveranno: hanno esperienza, visto situazioni, distanze ed hanno vissuto un tempo nel quale poter imparare ascoltando, manifestandosi via via in maniera maggiore ai nostri occhi, alle nostre incredule orecchie. Continua a leggere….

Slovenia, il necessario

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Ovvero, Da Roma, o Pontecorvo che cambia poco nei fatti, alla Slovenia (poco dopo il confine), con 2 bimbe “ammaestrate a dormire tutta la notte”.

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Un poco piove e un poco il sole

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Le scaglie di mare illuminate a tratti occhieggiano da lontano mentre dal piccolo balcone indago i pochi sulla battigia.

Improvvisati pescatori, piccole grida di bimbi eccitati coprono la breve distanza, riempiono il vuoto del fondo del  vortice di quello che penso.
C’è un’aria umida che soffia costante e colpisce i muri scalcinandoli un po’, costringendo tutti ad una manutenzione mai del tutto eseguita così che l’aria sia opportunamente trasandata, così che mi ricordi un certo senso di lasciar correre che avevo visto solo in Malesia. Ieri sera ho sentito odore di pizza, di farina bruciacchiata sul fondo di un forno a legna e m’è venuta in mente un’estate quando avevo fretta di diventare grande e giravo in bicicletta in una Sicilia che poi m’avrebbe appassionato. Ho camminato sotto il sole per qualche centinaio di metri ripensando proprio a quel pedalare costante, a quelle estati da solo con gli zii, a quel senso si vuoto e di sufficienza, a quelle chiamate alla sera “si papà, sto bene, mi diverto”, al fatto che poi non era vero. Piccole onde si rigonfiano su sé stesse creando una schiuma timida. Qui mi pare che il mare non se la senta del tutto, che abbia capito d’essere stato circondato da un’urbanizzazione approssimativa e temporanea, non regolare, come infatti dev’essere successo attorno alla metà degli anni 70.

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